Diritto al trasferimento per chi ha la 104: non si può negare
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24 Mar 2016
 
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Diritto al trasferimento per chi ha la 104: non si può negare

Legge 104/1992: risarcimento al lavoratore costretto ad andare in aspettativa per poter accudire il familiare disabile.

 

L’azienda non può negare la richiesta di trasferimento, avanzata dal dipendente che accudisce un familiare disabile, e quindi “titolare della 104”, se non dimostra la sussistenza di straordinarie esigenze produttive che ostano a tale accoglimento. Pertanto, se il dipendente se stato costretto ad andare in aspettativa al fine di stare accanto al parente portatore di handicap, il datore dovrà versargli il risarcimento dei danni conseguenti al mancato accoglimento della domanda: risarcimento da quantificare dalla data della richiesta del trasferimento al suo rientro dall’aspettativa. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

Il diritto a scegliere la sede lavorativa

Il lavoratore che sia beneficiario della legge 104 del 1992 può scegliere la sede di lavoro più vicina al luogo di residenza del famigliare disabile, chiedendo di essere/non essere trasferito (a seconda ovviamente del caso) da un luogo a un altro ove l’azienda ha le proprie unità produttive. Non si tratta, però, di un diritto che spetta a prescindere da quelle che possono essere le contrarie esigenze del datore di lavoro; l’interesse del dipendente deve sempre bilanciarsi con quelle della produzione. Per cui la legge stabilisce che solo laddove l’azienda motivi (e dimostri) il diniego con esigenze produttive straordinarie, il lavoratore non potrà vedere riconosciuta la propria richiesta.

Viceversa, se l’azienda non ha possibilità di provare le straordinarie ragioni produttive alla base del “no”, oppure se tali ragioni non sono straordinarie, allora il lavoratore può pretendere che la sua richiesta sia rispettata. Con le buone o con “le cattive” (ossia tramite il giudice).

 

Nel caso di specie, il lavoratore ricorrente era peraltro riuscito a dimostrare che, nello stesso periodo della sua richiesta di trasferimento, la stessa società aveva provveduto a molteplici trasferimenti proprio presso la sede richiesta dall’avente diritto. Quel diniego non aveva quindi alcuna ragione di carattere tecnico che potesse in alcun modo supportarlo.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 18 dicembre 2015 – 24 marzo 2016, n. 5900
Presidente Roselli – Relatore Manna

Svolgimento del processo

Con sentenza depositata il 21.12.11 la Corte d’appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza del 18.11.05 del Tribunale di Napoli, dichiarava il diritto di F.P., ai sensi della legge n. 104192, ad essere trasferita dalla filiale di Latina a quella di Benevento di Poste Italiane S.p.A., con condanna di quest’ultima a pagare in favore dell’attrice il risarcimento dei danni conseguenti al mancato accoglimento della domanda, quantificato in misura pari alle retribuzioni dovute dal maggio 2001 (epoca della domanda di trasferimento che la lavoratrice aveva presentato per poter assistere la madre affetta da grave handicap fisico che la rendeva bisognosa di assistenza continua) al rientro della P. dall’aspettativa, aspettativa da lei chiesta dal 20.9.01 fino al 30.6.02 proprio per assistere la madre.
Per la cassazione della sentenza ricorre Poste Italiane S.p.A. affidandosi a tre motivi.
F.P. resiste con controricorso e deposita memoria ex art. 378 c.p.c.

Motivi della decisione

1. Il primo motivo denuncia violazione dell’ari. 100 c.p.c. per avere la sentenza impugnata ravvisato

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[1] Cass. sent. n. 12528/2016 del 24.03.16.

 

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