Licenziamento per mancato raggiungimento degli obiettivi di vendita
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24 Mar 2016
 
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Licenziamento per mancato raggiungimento degli obiettivi di vendita

Per il licenziamento per risultati insufficienti rispetto al minimo il datore di lavoro deve rispettare la procedura prevista dallo Statuto dei lavoratori.

 

Ben venga il licenziamento del dipendente che, addetto alle vendite, non raggiunga gli obiettivi di risultato concordati con l’azienda, ma l’addio non può avvenire in tronco, senza avviare la particolare procedura prevista dallo Statuto dei lavoratori e consentire la difesa al dipendente.

 

A tutela del lavoratore incolpato la legge infatti ha previsto che l’esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro debba seguire le seguenti fasi procedurali:

 

– contestazione dell’infrazione (immediata, specifica e immutabile):

la contestazione dell’addebito deve avvenire in forma scritta. La contestazione deve contenere la manifestazione non equivoca dell’intenzione del datore di lavoro di considerare le circostanze addebitate come illecito disciplinare;

 

– concessione di un termine a difesa del lavoratore:

il lavoratore può produrre, entro 5 giorni dal ricevimento della contestazione, le proprie difese e controdeduzioni in forma orale o scritta. Pertanto, prima del decorso di tale termine non può essere irrogato il licenziamento (salvo che il lavoratore abbia già esercitato pienamente il proprio diritto di difesa facendo pervenire al datore di lavoro le proprie giustificazioni, senza manifestare alcuna esplicita riserva di ulteriori produzioni documentali o motivazioni difensive)

 

– audizione difensiva se richiesta

solo se lo richiede il lavoratore, il datore ha l’obbligo di sentirlo oralmente presentare le proprie difese;

 

eventuale irrogazione della sanzione

il datore di lavoro, ricevute le eventuali difese del lavoratore, decide se adottare o meno il licenziamento. Il licenziamento deve essere comunicato al lavoratore tempestivamente e, a pena di inefficacia dello stesso, in forma scritta, con la specificazione dei motivi che lo hanno determinato.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 17 dicembre 2015 – 23 marzo 2016, n. 5778
Presidente Venuti – Relatore Berrino

Svolgimento del processo

Con sentenza dell’11 – 18.10.2012 la Corte d’appello di Brescia, in parziale riforma della sentenza n. 199/2011 del Tribunale di Mantova impugnata da M. A., ha condannato la Alsafil s.p.a, a pagare a quest’ultimo la somma di € 108.330,00 a titolo di indennità supplementare ex art. 19 del CCNL Dirigenti Aziende Industriali, oltre accessori di legge, mentre ha respinto l’appello incidentale della società volto alla rifusione delle spese.
II primo giudice aveva ritenuto che al licenziamento dei predetto dirigente non fosse applicabile la garanzia procedimentale di cui all’art. 7 dello Statuto dei lavoratori e gli aveva riconosciuto solo il diritto a percepire l’indennità sostitutiva del preavviso e a vedersi riconosciuta l’incidenza di tale emolumento sul T.F.R.
Al contrario la Corte territoriale ha ritenuto che il licenziamento, intimato per il lamentato mancato raggiungimento degli obiettivi commerciali costituenti la ragione dell’assunzione, era stato adottato senza le predette garanzie procedimentali, per cui trovavano applicazione le conseguenze economiche fissate dalla contrattazione

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[1] Cass. sent. n. 5778/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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