La sentenza di condanna generica non basta per ottenere il risarcimento
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24 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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La sentenza di condanna generica non basta per ottenere il risarcimento

Sentenza di condanna generica: nella fase di liquidazione l’attore deve fornire la prova del danno altrimenti non ha diritto al risarcimento.

 

La sentenza di condanna generica può essere messa in discussione dal giudice della liquidazione qualora non venga provato il danno di cui si chiede il risarcimento. È quanto affermato da una recente pronuncia della Cassazione [1] che offre lo spunto per chiarire l’oggetto e i presupposti della sentenza di condanna generica.

 

La legge [2] prevede la possibilità per la parte, quando è già accertata la sussistenza di un diritto ma è ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, di chiedere al giudice la condanna generica del debitore alla prestazione. Se il giudice accoglie la richiesta, pronuncia sentenza di condanna generica e dispone con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione della prestazione dovuta.

 

Secondo la Cassazione, la sentenza di condanna generica al risarcimento presuppone solo l’accertamento di un fatto potenzialmente produttivo del danno, rimanendo l’accertamento della concreta esistenza dello stesso riservato alla successiva fase della liquidazione. Di conseguenza, il giudice della liquidazione può negare la sussistenza del danno, senza che ciò comporti alcuna violazione del giudicato già formatosi sulla sentenza di condanna generica.

 

Ne deriva che, qualora la sentenza venga specificamente impugnata in ordine alla liquidazione del danno, contestandosi che di esso sia stata fornita la prova, il giudice di appello può riesaminare nella sua interezza la statuizione concernente l’ammontare del danno liquidato dal giudice di primo grado.

 

In altri termini, la sentenza di condanna generica, limitandosi ad attestare la potenziale esistenza di una condotta produttiva di danno e a condannare ad un risarcimento non ancora quantificato, può essere completamente rivista dal giudice della liquidazione chiamato ad accertare che il danno effettivamente sussista.

 

La sentenza di condanna generica è in sostanza una sentenza dichiarativa cioè una sentenza di accertamento della responsabilità del debitore; essa non presenta, a differenza delle altre sentenze di condanna, una condanna specifica e non può pertanto costituire titolo esecutivo. Tuttavia, essa consente di iscrivere ipoteca giudiziale sui beni del debitore e ha l’effetto di trasformare il termine di prescrizione del diritto accertato da breve a decennale.

 

Il creditore può, fin dall’inizio della causa, limitare la propria domanda alla condanna generica del debitore: in questo caso la sentenza di condanna generica ha il carattere di sentenza definitiva.

 

Diversa l’ipotesi in cui il creditore chiede la condanna generica del debitore in corso di causa. Qui la sentenza di condanna generica ha il carattere di sentenza non definitiva. La successiva sentenza definitiva volta alla quantificazione del dovuto potrà anche accertare che in realtà l’ammontare dell’obbligazione è pari a zero. Può infatti accadere, come nel caso esaminato dalla Cassazione, che in fase di quantificazione, non venga fornita la prova del danno e pertanto la richiesta risarcitoria dell’attore venga rigettata.

 

Dunque, mentre nella fase di emissione della sentenza di condanna generica, viene effettuato un giudizio sommario di natura probabilistica sul potenziale diritto della parte (esempio potenziale lesione da cui scatuirisce il diritto al risarcimento), nella successiva fase di liquidazione, occorre un giudizio più completo e a cognizione piena sul danno, del quale il creditore deve necessariamente fornire la prova.

 

In assenza di prova, il giudice della liquidazione può superare la sentenza di condanna generica (anche se già passata in giudicato) e rigettare la richiesta di risarcimento.


[1] Cass. sent. n. 5252 del 16.3.16.

[2] Art. 278 cod. proc. civ.

 

Autore immagine: 123f com

 


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