L’Affitto di fondi rustici
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27 Mar 2016
 
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Edizioni Simone
 


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L’Affitto di fondi rustici

L’affitto a coltivatore diretto e non, il diritto di prelazione.

 

La materia dell’affitto, nell’ambito dei fondi rustici, oltre che dal Codice Civile è regolata da leggi speciali che si sono susseguite nel tempo. Al riguardo citiamo, ad esempio, la L. 3 maggio 1982, n. 203, che ha notevolmente diminuito l’autonomia contrattuale delle parti, con l’imposizione di precise regole in tema di durata, canone etc.

Ricordiamo solo che, nell’ambito dei fondi rustici, troviamo due forme contrattuali:

 

 

Affitto a coltivatore diretto

è regolato dal codice civile e da alcune leggi speciali. Il contratto deve avere una durata minima di quindici anni per consentire una migliore programmazione dell’attività produttiva. Questo limite temporale, però, vincola solo il proprietario, restando l’affittuario libero di recedere in qualsiasi momento dall’affitto purché ne dia avviso con lettera raccomandata almeno un anno prima della scadenza dell’annata agraria. La legge poi, dispone un tacito rinnovo del contratto se nessuna delle parti comunichi la propria disdetta con lettera raccomandata almeno un anno prima della scadenza del contratto. È previsto, inoltre, che il locatore che, alla scadenza del contratto di affitto, intende cedere in affitto il fondo a terzi deve comunicare all’affittuario le offerte ricevute almeno novanta giorni prima della scadenza. L’affittuario ha diritto di prelazione, ha cioè diritto ad essere preferito se entro quarantacinque giorni dal ricevimento della comunicazione offre condizioni uguali a quelle comunicategli dal locatore.

 

Per quanto riguarda il canone di affitto l’art. 9 della L. 203/1982 stabiliva un criterio che faceva riferimento al reddito dominicale moltiplicato per determinati coefficienti stabiliti dalle commissioni tecniche istituite presso l’ispettorato agrario provinciale. Tuttavia la Corte costituzionale ha dichiarato la incostituzionalità di tale norma poiché i dati catastali non sono idonei a rappresentare le caratteristiche dei terreni. Nel vuoto legislativo la soluzione apparsa preferibile è stata quella di attenersi ai criteri fissati da contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni professionali agricole.

 

Nel caso di trasferimento a titolo oneroso del fondo oggetto del contratto, la legge, analogamente a quanto previsto per il contratto di affitto, attribuisce al coltivatore diretto un diritto di prelazione. Ciò vuol dire che questi deve essere preferito, a parità di condizioni, a chiunque altro, qualora il concedente decida di trasferire il fondo. Si tratta di una limitazione dell’autonomia contrattuale del locatore, il quale non è del tutto libero di scegliere il contraente al quale alienare il fondo;

 

 

Affitto a non coltivatore diretto

: è regolato da norme analoghe, con la differenza che il canone che egli deve pagare è maggiorato rispetto a quello stabilito dalla legge per il coltivatore diretto.

Inoltre mentre per l’affitto a non coltivatore è richiesta la forma scritta, l’affitto al coltivatore diretto è valido anche se concluso verbalmente.

 

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