Allagamento delle strade: il Comune risarcisce se non fa manutenzione
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28 Mar 2016
 
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Allagamento delle strade: il Comune risarcisce se non fa manutenzione

Bomba d’acqua: l’acquazzone torrenziale non salva la pubblica amministrazione se questa non dimostra che gli impianti di scolo delle acque piovane funzionavano correttamente.

 

Anche se la pioggia è di intensità eccezionale da far ritenere l’evento atmosferico assolutamente imprevedibile e straordinario, il Comune è tenuto a risarcire gli immobili allagati e le auto danneggiate se non dimostra che la rete fognaria, per lo scolo delle acque piovane, era funzionante. Non vale, quindi, a esonerare l’amministrazione dal pagamento la considerazione che, se anche le pompe per il filtraggio dell’acqua avessero funzionato correttamente, esse non sarebbero comunque riuscite a smaltire la mole di pioggia caduta per effetto del nubifragio. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di qualche giorno fa [1].

 

Il nostro codice civile stabilisce [2] una responsabilità di tipo oggettivo – ossia a prescindere da qualsiasi sussistenza di colpa o malafede – in capo al titolare di una cosa, per i danni da essa arrecati a terzi per il solo fatto che egli ne è custode. In questo caso, la “cosa” è la strada (ed anche l’impianto di scolo delle acque piovane). Il comune è custode di tali beni e, pertanto, risponde di tutti i danni provocati ai cittadini, salvo tuttavia che dimostri che l’evento sia avvenuto per un caso fortuito, ossia un fatto del tutto imprevedibile e, comunque, inevitabile. La pioggia, in sé per sé, non è imprevedibile, anche se di intensità sostenuta, dovendosi comunque mettere in conto che, di tanto in tanto, gli agenti atmosferici possono giocare brutti scherzi anche al di là delle medie stagionali. Ma quando l’evento è così straordinario da essere considerato “isolato” e i danni come inevitabili, allora scatta il caso fortuito e l’assenza di responsabilità per il Comune.

 

La sentenza in commento spiega, però, che anche un acquazzone particolarmente intenso, tanto da considerarsi straordinario, non libera dalla responsabilità il Comune se questi non ha prestato la dovuta manutenzione agli impianti necessari ad evitare l’allagamento delle strade e, quindi, il danneggiamento a cose o persone nei dintorni. L’amministrazione – a prescindere dalla bizze del clima – deve comunque metterci la sua “buona parte” e provvedere a che tutte le reti di scolo funzionino correttamente. Qualora, ad esempio, un canale dovesse risultare intasato per i detriti, le foglie o la sporcizia, allora il risarcimento scatterebbe di sicuro e non ci sarebbe modo di evitarlo.

 

Concludendo, secondo la Corte il nubifragio in astratto ben può integrare gli estremi del caso fortuito, a meno che non sia accertata l’esistenza di condotte idonee a configurare una (cor)responsabilità del Comune.

 

 

Alcuni precedenti

Il carattere eccezionale di un fenomeno naturale come la pioggia torrenziale, nel senso di una ricorrenza saltuaria anche se non frequente, non è, quindi sufficiente, di per se solo, a configurare il caso fortuito, in quanto non ne esclude la prevedibilità in base alla comune esperienza [3].

 

 

Se l’auto resta in panne

In un caso simile, la sentenza fornita dal Tribunale di Modena è stata di segno opposto [4] e questo perché non vi erano state dimostrazioni circa il cattivo funzionamento degli impianti di filtraggio. Ritorna allora il principio generale secondo cui le precipitazioni atmosferiche di proporzioni abnormi costituiscono un valido motivo per escludere la responsabilità della pubblica amministrazione, in quanto l’evento integra il caso fortuito. Di più: la bomba d’acqua giustifica il Comune anche per il ritardo con cui partono i soccorsi laddove sono stesse le condizioni meteo avverse a impedire di approntare in modo tempestivo adeguate misure di sicurezza.

 

In un caso di allagamento dell’autostrada, la Cassazione ha sottolineato [5] la necessità di stabilire in quale misura la manutenzione effettuata dall’ANAS, se eseguita a regola d’arte e secondo le necessità del caso, sarebbe stata in grado, se non di eliminare totalmente il danno, almeno di ridurlo. In altre parole, si tratta di stabilire in quale misura l’efficienza dei sistemi di smaltimento delle acque piovane incidono sui danni arrecati dalle cosiddette “bombe d’acqua”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 maggio 2015 – 24 marzo 2016, n. 5877
Presidente Vivaldi – Relatore Travaglino

I fatti

La s.r.l. “La Chiocciola di Iseo” convenne dinanzi al Tribunale di Milano il condominio “(omissis) “, il comune di Lissone e le compagnie assicuratrici Helvetia e Sasa, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti in seguito all’allagamento (verificatosi in occasione di un forte temporale, sia per esondazione di un vicino sottopasso, sia per precipitazioni da un tubo pluviale del condominio) di due locali condotti in locazione da essa attrice.
Espose, in particolare, la società che, tra le cause dell’allagamento, un particolare rilievo aveva assunto il mancato funzionamento delle elettropompe che il comune aveva installato proprio al fine di prevenire l’evento poi verificatosi.
Il giudice di primo grado respinse sia la domanda della società, sia quella proposta in corso di giudizio dal condominio nei confronti del comune per omessa o carente manutenzione della fognatura.
La corte di appello di Milano, investita del gravame principale proposto da La Chiocciola, e da quelli incidentali del comune e del condominio, li rigettò.
Per la cassazione della sentenza della Corte meneghina l’appellante principale

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[1] Cass. sent. n. 5877/16 del 24.03.2016.

[2] Art. 2051 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 5267/1991.

[4] Trib. Modena, sent. n. 414/16.

[5] Cass. sent. n. 5658/2010.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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