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Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2016

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Lo sai che? Cos’è l’acquiescenza delle imposte

> Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2016

Acquiescenza e avvisi di accertamento del Fisco: come funziona e quando conviene.

Grazie all’acquiescenza, i contribuenti che ricevono avvisi di accertamento per imposte e tasse, fondati su dati e valutazioni difficilmente contrastabili, hanno l’opportunità di accettare l’atto e rinunciare al ricorso, ottenendo così una riduzione delle sanzioni.

L’acquiescenza, infatti, non è altro che l’accettazione dell’intimazione inviata dal Fisco e comporta la riduzione a 1/3 delle sanzioni amministrative irrogate, sempre che il contribuente:

– rinunci all’impugnazione;

– rinunci a presentare istanza di accertamento con adesione (una sorta di accordo tra contribuente e Fisco);

paghi, entro il termine di proposizione del ricorso (ordinariamente, 60 giorni dalla notifica dell’atto) le somme complessivamente dovute tenendo conto delle riduzioni.

Prima della modifica intervenuta con la Legge di Stabilità 2016 era prevista un’ulteriore riduzione (pari a 1/6) delle sanzioni se l’avviso di accertamento non era preceduto da “invito al contraddittorio” o da “processo verbale di constatazione” definibile. L’abrogazione

L’abrogazione di tale riduzione opera con riferimento “agli atti definibili notificati dagli uffici dell’Agenzia delle entrate a decorrere dal 1 gennaio 2016”.

Come fare i versamenti in caso di acquiescenza

Le somme dovute a seguito di acquiescenza si versano, in unica soluzione o in forma rateale, presso banche, poste o agenti della riscossione, utilizzando, a seconda del tributo, il modello F24 (i titolari di partita Iva devono usare il modello F24 telematico) o il modello F23 [1].

Sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi calcolati dal giorno successivo al termine di versamento della prima rata.

Entro dieci giorni dal versamento dell’intero importo o di quello della prima rata, il contribuente deve far pervenire all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate la quietanza dell’avvenuto pagamento.

Anche gli atti di contestazione con cui vengono irrogate solo sanzioni possono essere definiti per “acquiescenza”. Il contribuente ha la possibilità di definire le sanzioni irrogate con il pagamento, entro il termine previsto per la proposizione del ricorso, di 1/3 della sanzione indicata.

Quando conviene l’acquiescenza

Il meccanismo dell’acquiescenza, volto a scoraggiare l’avviso di cause contro il Fisco, può risultare molto conveniente per il contribuente qualora l’avviso di accertamento non sia facilmente contestabile (perché le somme sono effettivamente dovute o lo sono nella maggior parte) o quando il ricorso comporterebbe costi elevati e tempi eccessivamente lunghi, tanto da indurre a preferire il pagamento con sanzioni ridotte.

note

[1] Fonte: Agenzia delle Entrate.

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