Il decreto penale di condanna
Lo sai che?
27 Mar 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il decreto penale di condanna

Il procedimento speciale più discusso: caratteristiche e rimedi per una condanna emessa senza difese.

 

Cos’è il decreto penale di condanna?

Il procedimento per decreto è uno dei procedimenti speciali previsti dal codice di procedura penale [1] con il quale, al ricorrere di determinate condizioni di legge, viene affermata la responsabilità penale di una persona.

Per definire le caratteristiche di questo procedimento speciale dobbiamo, preliminarmente chiarire, sia pur solo per sommi capi, i passaggi procedurali più importanti del procedimento penale ordinario.

 

Semplificando, possiamo dire che il procedimento penale si sviluppa nelle seguenti fasi:

  • Fase delle indagini preliminari [2];
  • Fase del rinvio a giudizio;
  • Fase del processo vero e proprio;

 

La fase del rinvio a giudizio si avvia con la richiesta di rinvio a giudizio. Il pubblico ministero (l’organo a cui compete lo svolgimento delle indagini preliminari), quando ritiene che, per gli elementi di prova acquisiti, si possa sostenere l’accusa nei riguardi della persona che è stata indagata (quando cioè ritiene che l’indagato possa essere dichiarato colpevole), richiede al gup (giudice per l’udienza preliminare) l’emissione del decreto che dispone il giudizio.

Il giudice per l’udienza preliminare, ricevuta la richiesta del pubblico ministero, fisserà un’udienza nella quale, uditi il p.m. richiedente e la difesa dell’imputato, deciderà se quella persona (l’imputato) dovrà essere processata (perché ritiene che gli elementi raccolti nella fase delle indagini preliminari siano sufficienti) oppure prosciolta.

Se il gup riterrà che l’imputato debba essere processato emetterà il decreto che dispone il giudizio, in forza del quale, inizierà il processo vero e proprio davanti al tribunale. In caso contrario sarà emessa sentenza di non doversi procedere.

Per completezza è opportuno evidenziare che, per alcuni reati (es. furto, ricettazione ed altri), non è prevista la celebrazione della udienza preliminare passandosi, direttamente, dalla chiusura delle indagini (con la notifica dell’avviso della sua conclusione) [3], alla fase del processo [4].

 

 

Perché procedimento speciale?

Si parla di procedimenti speciali in tutti i casi nei quali, per l’accertamento della penale responsabilità dell’imputato, ci si discosta, in modo più o meno ampio, da questo schema ordinario. Nel caso del procedimento per decreto, manca sia l’udienza preliminare sia il dibattimento (il dibattimento è quella fase nella quale vengono sentiti i testimoni, i periti, i consulenti).

 

 

Quali sono le condizioni di legge?

Il codice di procedura penale prevede che, per i reati perseguibili di ufficio e per quelli perseguibili a querela (se il querelante non si è opposto) quando il pubblico ministero, all’esito delle indagini preliminari, ritiene che debba applicarsi all’imputato solo una sanzione pecuniaria (per taluni reati di modesto allarme sociale – esempio piccolo contrabbando di tabacchi lavorati esteri – la legge prevede come condanna il pagamento di un’ammenda) può richiedere (entro 6 mesi) al gip (giudice per le indagini preliminari), l’emissione del decreto penale di condanna, indicando una pena ridotta sino alla metà del minimo edittale previsto dalla legge.

Se, ad esempio, per il reato la legge prevede una ammenda da 1000 a 5000 euro, il pubblico ministero potrà richiedere una condanna ridotta sino a 500 euro.

In buona sostanza, il decreto penale di condanna viene emesso, ricorrendone le condizioni di legge, sulla base dei risultati delle indagini preliminari senza che, sino a quel punto, l’imputato-condannato, abbia avuto modo di esprimere le sue difese.

 

 

Come viene a sapere l’imputato della condanna?

Il decreto penale di condanna, una volta emesso, viene notificato (comunicato formalmente al condannato con materiale consegna dell’atto). E’ in quel momento che lo stesso viene a conoscenza di essere stato indagato e che, nei suoi confronti, è stato già emesso un provvedimento giudiziario di condanna che presuppone l’accertamento della sua penale responsabilità.

 

 

Come difendersi dalla condanna?

Il codice di procedura penale [5] prevede che, entro il termine perentorio (non può validamente farsi trascorso il termine previsto) di 15 giorni dalla notificazione dell’atto, il condannato può proporre opposizione. Con l’atto di opposizione, che deve avere determinate formalità (es. indicare esattamente gli estremi dell’atto opposto, la data dello stesso, ed altre) il condannato, non accettando la condanna che gli è stata inflitta (perché ad esempio la ritiene ingiusta) chiede di essere processato nelle forme del giudizio immediato ovvero del giudizio abbreviato.

Oggetto della opposizione è, pertanto, l’esame di tutti gli elementi in base ai quali il pubblico ministero prima, ed il giudice per le indagini preliminari dopo, hanno ritenuto provata la responsabilità penale del condannato il quale, attraverso l’opposizione, richiede un nuovo esame, da parte di un altro giudice, di tutti quegli stessi elementi arricchiti da quelli che presenterà, per la prima volta, per la sua difesa.


[1] Art. 459 cod. proc. pen.

[2] Sul punto ho scritto un altro articolo Che succede dopo la chiusura delle indagini preliminari”, al quale si rimanda per approfondimenti.

[3] Art. 415 bis cod. proc.pen.

[4] Art. 550 cod.proc.pen.

[5] Art. 461 cod.proc.pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti