Assegno di divorzio: il pensionato può chiederne la riduzione?
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27 Mar 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Assegno di divorzio: il pensionato può chiederne la riduzione?

Sono divorziato e pago mensilmente l’assegno alla mia ex moglie. A breve andrò in pensione; posso chiedere una riduzione dell’assegno divorzile?

 

La legge sul divorzio [1] stabilisce che al sopravvenire di giustificati motivi, dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, su istanza di parte, possa disporre la revisione dei provvedimenti relativi alla misura ed alle modalità dei contributi da corrispondere da parte del coniuge obbligato [2].

 

 

I motivi che giustificano la domanda

L’accertamento in merito alla sussistenza dei suddetti giustificati motivi sopravvenuti deve essere effettuato tenendo conto sia dei mutamenti delle condizioni e dei redditi del soggetto obbligato al versamento, quanto di quelli dell’avente diritto; ciò, con l’obiettivo di verificare se detti presupposti pongano la necessità di riequilibrare le rispettive situazioni economiche.

Infatti, per potersi parlare di “giustificati motivi” in grado di legittimare la modifica (come pure revoca) dell’assegno, occorre che essi consistano in mutamenti delle condizioni di patrimonio e reddito di uno o entrambi i coniugi (valutati però in modo bilaterale e comparativo) in grado di alterare l’equilibrio economico dettato in sede di divorzio [3].

Va detto, tra l’altro, che poiché l’assegno di divorzio ha una finalità prettamente assistenziale, in quanto mira ad assicurare all’ex coniuge (in quanto parte economicamente più debole) un tenore di vita il più vicino possibile a quello goduto durante la vita matrimoniale, in sede di revisione il giudice non è legittimato a rideterminare in modo nuovo e autonomo la misura dell’assegno (sulla base di una diversa valutazione delle condizioni economiche delle parti) ma, partendo dalle condizioni valutate al momento in cui lo ha quantificato, è chiamato a:

– verificare se, e in che misura, le nuove e sopravvenute circostanze addotte dalla parte che chiede la revisione abbiano in qualche modo portato ad una modifica dell’equilibrio economico stabilito in sede di divorzio

– e, nel caso l’abbiano portata, adeguare l’importo dell’assegno alla nuova, sopravvenuta, condizione patrimoniale. Tale adeguamento potrà consistere in una riduzione come pure in una totale eliminazione dell’onere economico a carico della parte istante.

Non esiste in ogni caso mai un automatismo nel decidere per l’aumento, la riduzione o la revoca dell’assegno, ma è sempre necessaria una valutazione caso per caso.

 

 

Le diverse pronunce sul tema

Ora, con specifico riferimento al quesito posto dal lettore e relativo alla fondatezza di un’istanza di riduzione dell’assegno divorzile in ragione dell’imminente pensionamento, la Cassazione [4] ha affermato che la diminuzione del reddito e della capacità lavorativa, quale conseguenza dell’età e del pensionamento, costituiscono incontestabili elementi di variazione della situazione patrimoniale dell’obbligato che, per quanto non incisivi (al punto da comportare la revoca dell’emolumento), comportano la modifica delle condizioni di divorzio e la riduzione del relativo assegno di divorzio. Nel caso all’esame della Corte, peraltro, il marito godeva di una buona posizione patrimoniale, disponendo anche di un ingente patrimonio immobiliare produttivo di reddito, al contrario della moglie titolare solo di una piccola pensione.

Secondo la Corte, dunque, nonostante la disparità di reddito tra gli ex coniugi, la condizione economica dell’ex marito (determinata dal pensionamento) aveva comunque subito un peggioramento per via della incontestata riduzione del reddito mensile e ciò valeva a giustificare una legittima riduzione dell’assegno.

 

Sullo stesso tema, tuttavia, si è pronunciata ancor più di recente la stessa Suprema corte [5], affermando, al contrario, che né l’età avanzata, né il pensionamento giustificano in sé e per sé una revisione dell’assegno di divorzio. Occorre, invece, che l’istante fornisca in giudizio la prova della diminuzione del reddito.

Tale pronuncia di certo non contraddice del tutto la precedente, nel senso che non esclude che il pensionamento possa rappresentare un fondato motivo per chiedere la riduzione dell’assegno; essa tuttavia, esclude che tale circostanza sopravvenuta possa costituire una ragione di automatico accoglimento della domanda.

In altre parole, secondo la Corte, il ricorrente è tenuto in ogni caso a fornire precise indicazioni non solo in merito al reddito effettivamente goduto nel momento della pronuncia del divorzio, ma anche a quello effettivamente disponibile nel momento in cui propone l’istanza di revisione, in modo tale da consentire al giudice di effettuare una concreta (e non meramente ipotetica) comparazione tra le due situazioni reddituali, accertando che le condizioni economiche della parte istante abbiano effettivamente subìto un peggioramento rispetto al momento della pronuncia di divorzio.

 

 

Le prove a sostegno della domanda

Con riferimento allora al caso specifico, atteso che il lettore non sembra conoscere con esattezza (per non averne ancora sperimentato gli effetti) se e in che misura il divario tra l’attuale situazione e quella successiva al pensionamento provocherà un concreto peggioramento degli equilibri economici attualmente esistenti tra lui e l’ex moglie, il consiglio è pertanto di attendere il tempo necessario per accertare, con dati concreti alla mano (unici rilevanti per il giudice in un’eventuale domanda di revisione) se via sia stato un effettivo peggioramento della situazione patrimoniale a seguito del suo pensionamento e in che misura esso abbia inciso o possa incidere sul proprio tenore di vita: si pensi ad esempio alla necessità di ridurre le spese finora sostenute e modificare le abitudini di vita finora avute.

Potrà essere utile, in questo caso, oltre che il deposito delle ultime dichiarazioni dei redditi, anche – in mancanza della dichiarazione successiva al pensionamento – di una relazione redatta da un commercialista, attestante le entrate e gli esborsi del lettore e la loro concreta incidenza sulla sua situazione economica, come pure il deposito di qualsiasi documento attestante la necessità di spese ulteriori (come quelle sanitarie o legate a necessità di aiuto domiciliare) rispetto alla situazione esistente al momento della pronuncia di divorzio.

 

 

Le possibili contestazioni dell’altro coniuge

Va poi detto che in questa sede non è dato conoscere quale sia, d’altra parte, la situazione personale ed economica della ex moglie, la quale, dinanzi alla richiesta da parte dell’ex marito di riduzione dell’assegno, potrebbe costituirsi in giudizio portando parimenti a sua difesa ulteriori circostanze (anch’esse da provare) tese a contestare il peggioramento della situazione economica dell’uomo (ad esempio legate allo svolgimento da parte sua di attività “in nero”), come pure ad evidenziare un analogo peggioramento della sua personale situazione (magari conseguente a situazioni di salute precarie), tale da giustificare l’inadeguatezza dell’attuale assegno alle sue esigenze di vita.

Il giudice, in tal caso, si troverebbe a dover operare un nuovo bilanciamento dei redditi che, di fatto, potrebbe portare al rigetto dell’istanza di riduzione da parte del lettore, anche in presenza di una prova del peggioramento della propria situazione reddituale.

 

Problemi questi che, al contrario, sarebbero ampiamente superati nell’ipotesi in cui la domanda di revisione fosse depositata in modo congiunto dai coniugi in una qualsiasi delle forme attualmente consentite dalla legge: ricorso in Tribunale, negoziazione assistita da avvocati, o richiesta fatta al Comune davanti all’ufficiale di Stato civile (senza la necessaria assistenza di avvocati). In tali casi, tra l’altro, in assenza di figli minori, maggiorenni non autosufficienti o portatori di grave handicap, le parti disporrebbero di una maggiore autonomia negoziale.

Soluzione consensuale che potrebbe rivelarsi conveniente anche per l’ex moglie (se non altro sotto il profilo delle spese processuali da sostenere) ove la domanda di riduzione da parte dell’ex coniuge apparisse fondata.

 

In conclusione, il pensionamento può senz’altro considerarsi una valida ragione per richiedere la revisione delle condizioni economiche del divorzio; è opportuno, tuttavia, che, specie ove manchi l’accordo delle parti, la relativa istanza sia corredata da prove concrete e tangibili del fatto che esso ha portato ad un evidente sbilanciamento delle condizioni economiche degli ex coniugi.


[1] Art. 9 della legge 898/1970.

[2] Ai sensi degli art 5 e 6 L. 898/70.

[3] Cass. sent. n. 12010/98.

[4] Cass. ord. n. 17030/2014.

[5] Cass. ord. n. 17808/15.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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