Al lavoro in bicicletta: per l’incidente, risarcimento dall’Inail
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28 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Al lavoro in bicicletta: per l’incidente, risarcimento dall’Inail

Infortunio in itinere anche su strada: l’uso della bici paragonato all’automobile propria e al mezzo pubblico.

 

Chi si reca al lavoro in bicicletta e durante il percorso subisce un incidente ottiene sempre il risarcimento da parte dell’Inail, in quanto considerato infortunio sul lavoro. E questo a prescindere da ogni valutazione sulla necessità o meno dell’uso della bici per recarsi in azienda. Insomma, detto in termini più tecnici, a differenza di quanto avviene con l’automobile, solo per la bicicletta scatta sempre il cosiddetto infortunio in itinere, senza che l’Inail espleti l’istruttoria in merito alla necessità dell’uso del mezzo privato.

È questa l’importante conseguenza del collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016, entrato in vigore lo scorso dicembre [1], ed ora attuato da una circolare dell’Inail pubblicata due giorni fa [2].

 

Il principio su cui si basa questa novità quello secondo cui l’uso del velocipede, alla luce dei positivi riflessi sull’ambiente, deve intendersi sempre “necessitato”.

 

 

Il riconoscimento dell’infortunio in itinere

Nel caso di incidente con l’automobile, viene riconosciuto l’infortunio in itinere (ossia nel tragitto tra casa e lavoro) solo nel caso in cui l’utilizzo del mezzo privato sia stato “necessitato”. Ad esempio, non è stato considerato infortunio in itinere indennizzabile quello occorso ad un lavoratore che abbia fatto uso, per recarsi al lavoro, del proprio mezzo di trasporto, quando il tragitto può essere agevolmente coperto, anche per il ritorno, in parte mediante l’uso del mezzo pubblico ed in parte a piedi. Non è stato riconosciuto l’infortunio in itinere neanche al lavoratore che abbia utilizzato il proprio motociclo per raggiungere il posto di lavoro, in quanto l’uso del mezzo privato non riveste il carattere della necessità. In questo caso il mancato risparmio di tempo derivante dall’utilizzo di mezzi pubblici al posto del motociclo non è ritenuto di entità tale da incidere in maniera rilevante sulle comuni esigenze di vita familiare.

 

Invece, per quanto riguarda l’uso della bicicletta, in passato veniva riconosciuto l’infortunio in itinere solo nel caso in cui l’incidente si fosse verificato su pista ciclabile o zona interdetta al traffico, ma non su una strada aperta al traffico di veicoli a motore: in quest’ultimo caso, infatti, l’indennizzo veniva riconosciuto solo se l’utilizzo della bicicletta fosse necessitato (per esempio, assenza di mezzi pubblici, eccessiva distanza tra casa e lavoro tale da non poter essere ragionevolmente percorsa a piedi, ecc.).

 

D’ora in poi, però, la valutazione sulla stretta necessità dell’uso della bici non verrà più fatta e il risarcimento scatterà in automatico, alla semplice dimostrazione che il sinistro si è verificato nel percorso tra domicilio e sede lavorativa.

 

Ovviamente l’assicurazione dell’Inail opera solo nel caso in cui l’incidente del lavoratore avvenga durante il normale percorso d’andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro: il che significa che se il lavoratore sceglie, senza motivazione, delle strade più lunghe, pericolose o accidentate, non verrà risarcito.

 

Insomma, anche nel caso della bici bisogna sempre rispettare il cosiddetto “normale percorso” che è, di norma, l’itinerario più breve dall’abitazione alla sede di lavoro. Si consideri, ad esempio, un precedente della Cassazione [3]: nel caso di specie sebbene il lavoratore avesse sostenuto di aver effettuato una deviazione a causa della minor presenza di barriere e di centri abitati, in realtà la Corte ha stabilito che tale percorso alternativo non comportava minori intoppi rispetto all’itinerario normale e dunque la deviazione non era necessaria.

 

Quando viene scelto un percorso diverso da quello ordinario per accedere o uscire dal luogo di lavoro è il lavoratore che deve provare l’inagibilità o la difficoltà di percorrere la via ordinaria.

 

La circolare Inail richiamata in apertura ricorda che, per “percorso normale” si intende quello effettuato a orari confacenti con quelli lavorativi “in modo tale che il lavoratore non abbia possibilità di una scelta diversa né in ordine al tragitto, né in ordine all’orario”. Il percorso deve essere, insomma, quello normalmente compiuto dal lavoratore “anche se diverso da quello oggettivamente più breve, purché giustificato dalla concreta situazione della viabilità”.

 

Le interruzioni o le deviazioni rispetto al normale percorso (ma non le brevi soste) non sono tutelate quando sono del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessarie, mentre si considerano necessarie quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

 

Il risarcimento dell’Inail per l’infortunio in itinere scatta anche se l’infortunio è dovuto a colpa del lavoratore-ciclista (come negligenza, imperizia o violazione di norme di prudenza o del codice della strada) salvo si tratti di comportamenti abnormi.

 


[1] Legge 221/2015.

[2] Inail, circolare n. 14/2016 del 25.03.2016.

[3] Cass. sent. n. 19937/2010.

 


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