Crediti formativi, se il datore non permette di frequentare i corsi
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28 Mar 2016
 
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Noemi Secci
 


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Crediti formativi, se il datore non permette di frequentare i corsi

Formazione continua obbligatoria e dipendenti la cui iscrizione all’Ordine è richiesta dal contratto di lavoro: come fare se il datore non autorizza i corsi?

 

L’amministrazione non mi fa frequentare i corsi obbligatori per i crediti formativi, senza l’iscrizione all’Albo non posso svolgere le mie mansioni: come uscire da questa situazione?

 

Ci sono molti dipendenti appartenenti agli albi professionali, la cui iscrizione è necessaria per lo svolgimento delle mansioni previste dal proprio profilo. Da quando, però, ogni professione richiede un minimo di crediti formativi da maturare ogni anno o biennio, sono sorte diverse problematiche legate alla frequenza dei corsi, che devono conciliarsi con le tempistiche lavorative.

Così, capita non di rado che il dipendente si trovi sprovvisto dei crediti formativi necessari e rischi la cancellazione dall’Albo ed il licenziamento per mancato possesso dei requisiti legati alle mansioni da svolgere, specie in ambito pubblico, quando l’iscrizione rappresenta un requisito concorsuale.

Come può il dipendente evitare, da un lato, l’illecito disciplinare e la sospensione o cancellazione dall’albo e, dall’altro lato, la sanzione disciplinare da parte del datore di lavoro?

 

 

Crediti formativi e obblighi dell’amministrazione

L’amministrazione datrice di lavoro è tenuta a garantire al dipendente lo svolgimento della formazione continua obbligatoria, se necessaria per lo svolgimento delle mansioni di profilo [1], nonché ad assumersi i relativi oneri [2]. Questa è una regola che non lascia spazio a dubbi interpretativi, confermata anche da una recente sentenza della Corte di Cassazione [3], che prevede l’obbligo di risarcire i dipendenti pubblici avvocati che svolgano attività esclusiva per l’amministrazione ed ai quali l’amministrazione stessa abbia chiesto di mantenere l’iscrizione all’albo.

Posta tale disciplina a carico dell’Amministrazione/datore di lavoro, il dipendente comunque non può agire di testa propria e recarsi durante l’orario di lavoro ai corsi necessari per i crediti formativi, se prima non è stato autorizzato in tale senso. È il datore di lavoro, difatti, che decide data ed orari della frequenza dei corsi.

D’altra parte, il lavoratore non può nemmeno eseguire compiti e mansioni per i quali è necessaria l’iscrizione all’Albo, in presenza di una sospensione dovuta alla carenza di crediti formativi.

 

 

La rimostranza del lavoratore

Il lavoratore può, però, inoltrare una rimostranza al suo diretto superiore, nel momento in cui gli sia ordinata l’esecuzione di incarichi contrastanti con la disciplina del proprio ordine (ad esempio, quando l’ordinamento vieta l’esecuzione di determinate mansioni agli iscritti ad un albo privi dei requisiti formativi).

Se, a seguito della rimostranza, l’ordine è confermato per iscritto, Il dipendente non è, comunque, tenuto a eseguirlo se l’atto è vietato dalla legge penale o costituisce illecito amministrativo.

Peraltro, la disposizione scritta da parte del superiore deve essere obbligatoriamente motivata [4], cioè deve contenere le ragioni che la giustificano ed i riferimenti normativi.

 

 

Esecuzione di ordini illegittimi

Inoltre, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [5], il dipendente rischia il licenziamento per giusta causa, se esegue un ordine palesemente illegittimo.

I limiti al potere direttivo del datore di lavoro, poi, non consistono solo nel rispetto delle norme penali ed amministrative, ma anche nel rispetto:

 

-dei diritti costituzionali del lavoratore;

-dei diritti del dipendente individuati dallo Statuto dei lavoratori;

– della buona fede e della correttezza.

 

In definitiva, possiamo considerare il prestatore di lavoro tenuto al rispetto degli ordini ricevuti se questi non appaiano in evidente contrasto con norme costituzionali, di legge e dei contratti collettivi.

Certamente, far valere le proprie ragioni non è semplice, in un caso come quello dell’impossibilità di conseguire crediti formativi per colpa del datore. Tuttavia, è certo che il comportamento datoriale che ostacola la formazione, in questi casi, è palesemente illegittimo, di conseguenza il lavoratore può e deve tutelarsi dal rischio di commettere un illecito disciplinare e dal conseguente rischio di licenziamento.


[1] Art. 12, p.19, CCNI Min.

[2] Art.25, Co. 7 e 8, CCNL Min.

[3] Cass. Sent. n. 7776/2015.

[4] Art. 3 L. 241/1990.

[5] Cass. Sent. n. n. 24334 del 29.10.2013.

 


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