Caduta nel ristorante o in altro locale: spetta il risarcimento?
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28 Mar 2016
 
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Caduta nel ristorante o in altro locale: spetta il risarcimento?

Bar, negozi, cinema, supermercati: se il cliente è distratto non può ottenere il risarcimento dei danni per la scivolata sul pavimento bagnato e unto.

 

«Il cliente ha sempre ragione», tranne se cade per colpa di una chiazza d’acqua o su qualche altro oggetto scivoloso ben visibile sul pavimento del locale: infatti, tanto più è evidente il pericolo, tanto meno possibilità ci saranno per il malcapitato di ottenere il risarcimento del danno.

È questa la sintesi dell’orientamento cui è ormai pervenuta la giurisprudenza e, da ultimo, ribadita da una recente sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila [1].

 

 

La responsabilità del titolare del locale

Come ogni custode, anche il proprietario del locale – sia esso un negozio, un ristorante, un cinema, un supermercato, un hotel, ecc. – risponde, in linea generale, di tutti i danni procurati a terzi dai beni posti sotto la propria vigilanza. Egli deve cioè fare in modo che il bene (un pavimento, una scalinata, una vetrata, ecc.) non presenti fonti di pericolo tali da danneggiare eventuali avventori: questo, ad esempio, vale per un pavimento scivoloso su cui è stata passata la cera, senza il cartello con l’avviso al pubblico; o ancora per una foglia di lattuga vicino il banco dei prodotti ortofrutticoli nel supermercato; o per un gradino traballante sulla scalinata di un ristorante, ecc. In tutti questi casi, chi cade e si fa male può invocare la cosiddetta responsabilità oggettiva del titolare del locale [2] e, quindi, pretendere il risarcimento del danno.

 

 

Il cliente deve stare attento

Il principio appena esposto è, però, di carattere generale e conosce una eccezione (di portata, peraltro, piuttosto ampia): il custode del bene non è responsabile se l’evento (la caduta) si è verificato per “caso fortuito”. Ora, non c’è bisogno di pensare necessariamente a un terremoto per fare un esempio di “caro fortuito”. Tale è anche una condotta distratta dell’avventore. Chi cammina con i propri piedi non può certo affidarsi alla responsabilità altrui se il danno poteva da lui essere evitato con un minimo di prudenza e attenzione. Questo non significa, di certo, avere gli occhi sempre puntati sul pavimento, ma neanche procedere con lo sguardo alle nuvole. Una giusta via di mezzo prevede che, tutte le volte in cui il pericolo è facilmente visibile o prevedibile, allora il risarcimento deve essere negato. Ci sono, poi, le vie di mezzo in cui si può anche configurare il concorso di colpa tra i due soggetti, magari quando un po’ di prudenza in più avrebbe quantomeno ridotto il danno.

 

Un esempio di condotta disattente del danneggiato è dato proprio dalla sentenza in commento. L’episodio che ha dato luogo alla controversia si è verificato all’interno di un ristorante-pizzeria, dove un gruppo di persone stava cenando. Uno dei commensali, alzatosi per fumare, scivolava su una grande chiazza di acqua e grasso formatasi sotto un condizionatore. La sua richiesta di risarcimento, tuttavia, veniva negata sia in primo che in secondo grado. Secondo i giudici, infatti, la chiazza era visibile e dunque la caduta era “ben prevedibile ed evitabile dall’attore con l’uso della ordinaria diligenza.

 

Il comportamento colposo del danneggiato può – secondo un ordine crescente di gravità – configuarare un concorso di colpa, oppure addirittura giungere ad escludere del tutto la responsabilità del custode. E nel caso di specie, la disattenzione e la superficialità della condotta mostrata dal cliente del ristorante – che ha percorso quel tratto del corridoio nonostante la chiazza di olio fosse chiaramente visibile – è tale da escludere ogni responsabilità del ristoratore.

 

Volendo sintetizzare, possiamo dire che tanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, tanto più la responsabilità della caduta è imputabile al comportamento imprudente del danneggiato.


La sentenza

Corte d’Appello dell’Aquila – Sezione civile – Sentenza 24 giugno 2015 n. 852

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

CORTE D’APPELLO DI L’AQUILA

La Corte, nelle persone dei seguenti magistrati:

Dr. Giuseppe Iannaccone Presidente

Dr. Giampiero M. Fiore Consigliere

Dr. Francesco S. Filocamo Consigliere relatore

ha pronunciato, ai sensi degli artt. 352, ult. comma, e 281 – sexies c.p.c., dandone lettura in udienza, la seguente

SENTENZA

nella causa civile in secondo grado iscritta al n. 109 del Ruolo generale dell’anno 2015, promossa da:

Di.Gi., elettivamente domiciliato in L’Aquila presso lo studio dell’avv. Ri.Lo., che lo rappresenta e difende per mandato a margine dell’atto di citazione in appello;

– appellante –

CONTRO

SA., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in L’Aquila presso lo studio dell’avv. Fa.Gi., che la rappresenta e difende per mandato in calce alla comparsa di costituzione;

– appellata

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[1] C. App. Aquila, sent. n. 852/2015 del 24.06.2014.

[2] Ai sensi dell’art. 2051 cod. civ.

 


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Commenti
30 Mar 2016 Paolo Facci

Cosa ne pensate di un cartello antiscivolo in questo caso?

non la reputo una soluzione a tutto, ma in questo caso l’acqua localizzata in un punto ben preciso può cogliere impreparato chiunque… e come fare una trappola per il topo prima o poi ci casca; infatti il passaggio improvviso da asciutto a bagnato cambia radicalmente le cose per il corpo umano, non è un fattore di distrazione ma di adattamento

generalizzando:
quanti incidenti stradali avvengono alla prima pioggia? la maggior parte…

quanti incidenti stradali avvengono quando piove da giorni? molto meno…

certo che le persone devono stare attente, ma penso che il famoso cartello giallo “attenzione pavimento scivoloso” in questo caso specifico salverebbe capra e cavoli (in questo caso) tipo come fanno nei supermercati che delimitano la zona, che ne pensate?