L’autocertificazione per non pagare il canone Rai: la trappola fiscale
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28 Mar 2016
 
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Angelo Greco
 


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L’autocertificazione per non pagare il canone Rai: la trappola fiscale

Canone Rai: negato il diritto di ricorso al giudice per chi, dimenticando l’invio dell’autocertificazione, vorrà decurtare le somme dovute per l’abbonamento TV dalla bolletta della luce.

 

Chi omette, anche per un solo anno, di inviare all’Agenzia delle Entrate l’autocertificazione per non pagare il Canone Rai non avrà seconde possibilità: la dimenticanza gli costerà cara e non potrà più proporre opposizione al fisco. È questa la trappola fiscale che si nasconde dietro il meccanismo di riscossione dell’abbonamento Tv così come disegnato, a quattro mani, dal Governo [1] e dall’Agenzia delle Entrate. Un vero e proprio tranello che presenta, peraltro, profili di incostituzionalità per violazione del diritto alla difesa giudiziale. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta, anche per informare quanti sono ancora all’oscuro di questo “infernale” meccanismo.

 

In base alla riforma sul canone Rai [1], la legge presume che tutti gli intestatari di un contratto della luce ad uso residenziale siano anche detentori di un televisore; a tali soggetti quindi viene automaticamente addebitata l’imposta sulla tv direttamente sulla bolletta della luce, senza che ne facciano richiesta. Si tratta, però – almeno in apparenza – di una presunzione che ammette la prova contraria (in termini tecnici si chiama “presunzione relativa”): in particolare, inviando l’autocertificazione conforme al modello stabilito dall’Agenzia delle Entrate, il contribuente può dichiarare di non possedere alcun apparecchio televisivo e, quindi, evitare il balzello sulla bolletta.

 

Qui però sta il punto cruciale: la legge dice che l’autocertificazione è il solo e unico modo per superare la presunzione di detenzione della Tv. Questo significa che, in caso di mancato invio della dichiarazione, non c’è altra possibilità di dimostrare il contrario, ad esempio impugnando davanti al giudice un eventuale accertamento fiscale. Tutto il contrario di quanto invece avviene con qualsiasi altro atto impositivo del fisco, che invece consente sempre la tutela giudiziaria. Con il canone Rai, invece, il ricorso al giudice è del tutto precluso!

 

Facciamo un esempio per comprendere meglio cosa significa tutto ciò. Mettiamo che il sig. Mario Rossi non abbia un apparecchio televisivo e, pertanto, invii annualmente l’autocertificazione all’Agenzia delle Entrate: come noto, infatti, la comunicazione ha validità per solo 365 giorni e, pertanto, deve essere rinnovata annualmente, tra il 1° luglio e il 31 gennaio. Mettiamo però che, per un anno, il sig. Rossi dimentichi di effettuare tale invio e, all’arrivo della bolletta della luce, ritenendo di operare nel giusto, paghi solo l’importo del consumo di energia, escludendo invece la somma dovuta a titolo di imposta sulla Tv. A quel punto, però, verosimilmente riceverà un accertamento dell’Agenzia delle Entrate con cui gli verrà richiesto il versamento del canone. Rossi è sicuro del fatto che, impugnando l’accertamento in Commissione Tributaria, così come la nostra Costituzione gli consente, potrà sempre dimostrare il proprio diritto a non pagare e, quindi, di non detenere alcuna televisione. E invece, in quel momento, scopre che ciò non è vero quando si parla di canone Rai: il ricorso gli verrà rigettato. Questo perché ha fatto ormai scadere i termini per l’invio della certificazione e la “presunzione relativa” di possesso della Tv (quella cioè che gli consentiva la prova contraria) si è, invece, trasformata in una “presunzione assoluta” (che, cioè, non consente la prova contraria).

 

Insomma, così come scritta, la riforma sul canone Rai non consente alcuna tutela davanti al giudice per vincere la “presunzione di detenzione della Tv” qualora il contribuente faccia scadere il termine per l’invio dell’autocertificazione (1° luglio/31 gennaio di ogni anno).

 

È chiaro che un sistema di questo tipo finisce per far cassa sulle spalle dell’ignoranza di numerose persone o sulla possibilità – specie per i contribuenti di età avanzata – di dimenticare l’ennesima scadenza fiscale oltre alle già numerose date del calendario da segnare in rosso.

 

Ma, al di là delle plausibili o meno ragioni che possono portare il cittadino a omettere l’invio dell’autocertificazione, c’è che un meccanismo di questo tipo mina la stessa certezza del diritto e i principi costituzionali che consentono sempre la difesa giudiziale.

 

Si può convenire allora, col Governo, sul fatto che, se le tasse ci sono, devono essere pagate da tutti; e anche sulla necessità, in uno Stato dove si cercano spesso le vie “traverse” per non pagare, di studiare meccanismi che possano ridurre al minimo l’evasione fiscale. Ma la lotta ai furbetti non può andare a discapito dei diritti sacrosanti degli italiani, come quello del ricorso al giudice.


[1] L. 208/2Sanità. Circolare del ministero – Meno vincoli alle scelte dei sanitari.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
29 Mar 2016 Vincenzo Giordano

Perchè continuano a chiamarlo “CANONE RAI”?
Credo sia un “falso” o, per lo meno, un escamotage per prendere in giro la gente!
Da quello che so, è una tassa “imposta” a tutti i possessori di apparati atti a ricevere in chiaro trasmissioni televisive (anche PC quindi)!!!

 
29 Mar 2016 Raffaella Lunelli

Non ho capito: se uno si dimentica di fare la dichiarazione non può più opporsi per l’anno in corso o anche per gli anni successivi?
Perché sarebbe davvero grave!

 
30 Mar 2016 gabriella

non sono d’accordo sulla legittimità della “tassa” perchè parto dal presupposto che la RAI spa non può richiedere tasse, che i mezzi di informazione, e la tv lo è, non dovrebbero essere tassabili, e che il chiamarlo “canone”non solo fuorvia dalla sua reale natura, ovvero un balzello illegittimo a tutti gli effetti, ma di fatto indica che può essere disdetto in quanto si presuppone, anche se mai avvenuta, un’adesione volontaria… ora io mi chiedo: possibile che nessuno abbia le palle per ribellarsi a questo atto spudoratamente dittatoriale?