È valido il contratto formato con una sigla?
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28 Mar 2016
 
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È valido il contratto formato con una sigla?

 

Firma illeggibile: non è necessaria la perizia grafologica se l’autore della firma sia identificabile nelle sue generalità dal contesto dell’atto medesimo.

 

Spesso si sente dire che un contratto con firma illeggibile o che presenta una semplice sigla al posto della sottoscrizione non è valido se non consente di comprendere chi è il vero firmatario del documento. Si tratta di una falsa credenza, che non trova riscontro nella legge. Secondo infatti la Cassazione [1], il contratto è valido anche quando il segno grafico posto in calce ad esso non faccia comprendere chi sia il suo effettivo autore a condizione che le sue generalità siano comunque indicate nell’atto. Cerchiamo di chiarirci meglio.

 

Come spesso succede, un contratto viene stipulato mediante una scrittura privata, ossia con un foglio di carta, scritto a mano o al computer da una delle due parti (ma concordato da entrambi), senza bisogno dell’assistenza del notaio (nel qual caso si parlerebbe di atto pubblico). Le parti poi provvedono a firmare il documento mettendo la propria sottoscrizione alla fine di esso, al termine di tutte le clausole.

 

Le generalità dei soggetti che, con tale documento, intendono impegnarsi, vengono sempre indicate all’inizio dell’atto. Per esempio, tipica è la seguente formula:

 

Scrittura privata: con il presente documento, il sig. Tizio, nato a… e residente in …. cod. fisc. n. …. e il sig. Caio, nato a… e residente in …. cod. fisc. n. …. convengono e stipulano quanto segure…”.

 

La firma apposta sulla scrittura privata “fa prova” circa la sua provenienza ossia dell’identità dei soggetti che lo hanno sottoscritto, con ciò volendosi impegnare. Il che significa che solo colui che si presume aver firmato il contratto potrebbe dimostrare il contrario (asserendo, per esempio, che la sigla non è la sua). Al contrario, la controparte non può mai contestare l’altrui firma se l’autore non la disconosce. Così, per pura teoria, un soggetto potrebbe far firmare il contratto a suo fratello al posto suo, senza che l’altro contraente possa un giorno rivendicare la nullità della scrittura.

 

Qui interviene il chiarimento della Cassazione: non c’è bisogno di ricorrere a una perizia grafologica per verificare l’autenticità della firma se l’autore non la contesta e le sue generalità sono indicate nell’intestazione dell’atto come nell’esempio che abbiamo fatto prima.

 

Insomma, la decifrabilità di una firma o il fatto che la stessa sia stata posta con una semplice sigla non è affatto requisito di validità del contratto, se l’autore non la disconosce e il suo nome e cognome, con gli estremi anagrafici, sono riportati nel corpo della scrittura privata. Secondo l’insegnamento costante della giurisprudenza, i segni grafici della sottoscrizione anche se non leggibili sono considerati equipollenti della mancata sottoscrizione contestuale.

 

 

[1] Cass. sent. n. 23669/2015.


 


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