Cosa pensano gli italiani degli avvocati
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29 Mar 2016
 
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Cosa pensano gli italiani degli avvocati

Una professione prestigiosa penalizzata dalla sfiducia nella giustizia: ecco quali sono le categorie professionali ritenute ancora al top.

 

Ci sono ancora molti luoghi comuni sugli avvocati in Italia, frutto spesso di isolate esperienze personali o di retaggi culturali legati ad epoche ormai sepolte: dall’ultimo rapporto Censis sull’avvocatura italiana, commissionato dalla Cassa Forense, emergono alcuni dati significativi che finiscono per danneggiare l’immagine della professione forense. In particolare, risulta che:

 

– l’85% degli italiani ritiene eccessivo il numero degli avvocati, causa anche dell’eccessiva litigiosità del popolo (per cui, secondo il 28% degli intervistati, si ricorre al legale per ogni minima questione);

 

– l’82% pensa che gli avvocati siano troppo orientati al profitto personale;

 

– il 75% ritiene che i legali siano troppo coinvolti in politica e poco nello sviluppo socio-economico del territorio in cui opera;

 

– sempre il 75% degli italiani è convinto che il nostro sistema giudiziario non garantisca pienamente la tutela dei diritti dei cittadini a causa del quale il 50% dei cittadini ha rinunciato alla tutela di un proprio diritto;

 

– il 40% degli italiani lamenta la bassa qualità professionale di molti legali.

 

Gli avvocati hanno la stessa “popolarità” dei politici secondo il 9% della popolazione.

 

 

Quali sono le professioni più prestigiose?

Se, dunque, il prestigio si è allontanato dagli avvocati – non sempre per colpa loro – quali sono le categorie professionali ritenute ancora al top secondo gli italiani? Al primo posto nella classifica delle professioni d’eccellenza si collocano i medici (il 37% ha attribuito il punteggio massimo su una scala da 1 a 10), seguiti dai magistrati (25%), i professori universitari (19,5%), i notai (17%), gli ingegneri (15%), gli imprenditori (15%) e i dirigenti d’azienda (13%).

 

Politici (9%), avvocati (9%) e dirigenti di banca (8%) occupano la metà della classifica, mentre in coda figurano commercialisti (5%) e geometri (4%).

 

 

Quanti sono gli italiani che si rivolgono a un avvocato?

Circa il 42% degli italiani si è rivolto, almeno una volta nella propria vita, a un avvocato. Tanto più aumenta il livello di istruzione della clientela, tanto più è frequente il ricorso alla consulenza legale. Difatti, di questo 42%, il 24% ha la licenza media, il 43% ha un diploma, il 48% è laureato.

 

 

Pregi e difetti degli avvocati

Nell’immaginario collettivo la professione di avvocato attrae maggiormente per la propria dinamicità (così ritiene l’82% degli italiani). Altri fattori che rendono allettante la professione è l’autonomia nell’organizzazione del lavoro (secondo l’81% degli italiani), i guadagni elevati (74%), gli interessanti sviluppi di carriera che la professione può assicurare e la possibilità di avere relazioni significative con il mondo politico e imprenditoriale (72%).

 

Secondo il 62% degli italiani, uno dei pregi dell’essere avvocato è il godere di una grande reputazione sociale (e il dato sale al 72% tra i giovani di 18-34 anni).

Tra i difetti invece vi è la necessità di aggiornamento continuo (secondo l’83% degli italiani), l’eccessiva concorrenza (74%) e la difficoltà di crescita professionale in un sistema percepito come chiuso (67%). Il 57,5% degli intervistati poi lamenta l’erosione del prestigio sociale e la scarsa capacità di innovazione. Per il 55,5% degli italiani, la professione forense ha il difetto di lasciare poco tempo libero per sé e per la famiglia, il 28% gli scarsi margini di guadagno.

 

 

Il fatturato è stabile o sta scendendo?

Solo il 30% degli avvocati italiani è riuscito a mantenere stabile il fatturato dell’attività professionale nell’ultimo biennio, per il 44% è diminuito (e la percentuale sale al 49% tra gli avvocati del Mezzogiorno), mentre solo il 25% lo ha visto aumentare.

 

Il reddito medio è passato dai 75.000 euro del 2007 agli attuali 57.571 euro.

 

 

Sono più i civilisti o i penalisti?

È prevalente a specializzazione civilistica di tipo generico. Difatti, il 54% degli avvocati dichiara come prevalente la specializzazione in diritto civile, l’11% in materia penale, il 9% in diritto di famiglia (ma tra le donne avvocato la quota sale in questo caso al 14%), solo il 3% in diritto societario e appena l’1% in diritto internazionale. Solo l’11% degli avvocati indirizza la propria attività verso servizi specializzati.

 

Dal 2007 ad oggi il numero degli avvocati si è ridotto notevolmente, passando dai 51.314 agli attuali 37.504 iscritti all’albo (con un calo del 2,9% rispetto all’anno precedente). Le donne sono 110.893 mentre gli uomini sono 124.162.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
29 Mar 2016 Paolo Palermo

Il problema è che l’avv.to, di solito non parla mai chiaro, all’inizio dice che è tutto a posto, dopo firmato la procura inizia la vera e propria estorsione, fin quanto non ti lascia fiato, non sai cosa fare, continui il processo di ricorso o la qualsiasi, fin quando capisci che le cose non vanno come ti ha detto l’avv.to, poi hai delle pretese, magari perché le richieste di denaro superano ogni aspettativa, decidi magari di cambiare avv.to, ma non riceverai i documenti che hai consegnato al tuo avv.to, e se li ricevi, solo dietro l’ultima e grossa tangente ” non onorario”, parliamo di ricorsi amministrativi, non oso pensare cosa succede quando uno intoppa con un penalistà, quello che dichiarano è palesemente falso, prima che, in decine di ricorsi non ho mai ricevuto nessuna fattura, poi il problema è, che l’avv.to, ho ti fa vincere una causa o ti fa perdere, Lui ha vinto sempre. Il punto non ci sono avv.ti seri e Onesti

 
30 Mar 2016 Vinicio de Felice

Rivedere e ritarare le cifre espresse nell’ ultimo paragrafo?