Responsabilità medica del capo equipe per errori in sala operatoria
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29 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Responsabilità medica del capo equipe per errori in sala operatoria

Il capo equipe deve vigilare sull’operato dell’equipe e prevenire, evitare o comunque intervenire tempestivamente per correggere errori altrui.

 

Il capo dell’equipe medica è sempre responsabile dell’esito infausto dell’operazione in quanto ha una posizione di garanzia nei confronti del paziente e un dovere di controllo sul personale sanitario e parasanitario intervenuto in sala operatoria. È quanto affermato da una recente sentenza della Corte di Appello di Lecce [1] che spiega come al capo equipe non possa applicarsi il cosiddetto principio del reciproco affidamento. Vediamo di che si tratta.

 

Il principio di affidamento si applica nelle situazioni in cui più soggetti devono operare per la tutela di un medesimo bene giuridico sulla base di precisi doveri suddivisi tra loro, come accade, appunto, in una equipe di sala operatoria in cui più professionisti (medici, infermieri, assistenti ecc.) si impegnano per il buon esito dell’intervento. In tali situazioni, infatti, è opportuno che ogni soggetto abbia la possibilità di concentrarsi sui compiti affidatigli, confidando sulla professionalità degli altri. Se uno di questi sbaglia, della condotta colposa personale non possono rispondere gli altri professionisti che sia siano comportati diligentemente.

 

Il principio di affidamento opera allora come limite all’obbligo di diligenza gravante su ogni soggetto. Si tratta, tuttavia, di un tema molto delicato, perché tale principio va contemperato con l’obbligo di garanzia verso il paziente che è a carico del sanitario o di tutti i sanitari che partecipano contestualmente o successivamente all’intervento terapeutico. Difatti, la mera applicazione del principio di affidamento consentirebbe ad ogni operatore di disinteressarsi completamente dell’operato altrui, con i conseguenti rischi legati a possibili difetti di coordinamento.

 

Nell’attività medico chirurgica si distingue tra:

 

posizione di garanzia di protezione: essa impone di preservare il bene protetto da tutti i rischi che possano lederne l’integrità,

 

posizione di controllo: essa impone di neutralizzare le eventuali fonti di pericolo che possono minacciare il bene protetto.

 

La giurisprudenza ha posto dei limiti al principio di affidamento, il quale non può essere invocato da chi, in virtù della sua particolare posizione, ha l’obbligo controllare e valutare l’operato altrui, se del caso intervenendo per porre rimedio all’errore e alla condotta colposa.

 

Il riferimento è, in particolare, al capo equipe o comunque al medico che occupa una posizione apicale: nel caso di esito infausto dell’intervento, tale medico non ne risponderà se l’inosservanza non poteva essere da lui prevista né era prevedibile in ragione della specificità della specializzazione medica in cui si colloca quella inosservanza; altrimenti il suo ruolo di garante lo esporrà a responsabilità (sempre che sussista il nesso di causalità tra l’omissione e l’evento).

 

Il principio dell’affidamento, quale limite alla posizione di garanzia, poi, non opera con riferimento ai rapporti tra il medico chirurgo e l’infermiere, in quanto la funzione di quest’ultimo, nel corso dell’intervento chirurgico, è di assistenza del personale medico cui vanno comunque riferite le attività svolte.

 

Ne deriva che, in caso di esito infausto dell’operazione chirurgica, non può in alcun modo escludersi la responsabilità del primario che, in considerazione della sua posizione apicale di capo equipe, avrebbe dovuto vigilare sull’operato dei colleghi operanti in sala operatoria, senza poter giustificare la propria omissione con il principio dell’affidamento.


La sentenza

Corte di Appello di Lecce 

Sezione Seconda Civile – Sentenza n. 455 del 1.7.15.

 

Con sentenza depositata il 24.5.2011, il Tribunale di Lecce – sezione distaccata di Campi Salentina, in accoglimento, per quanto di ragione, della domanda risarcitoria proposta da RI. Co. nei confronti di FI. An. e della A.S.L. LE/1, ha condannato i convenuti, in solido, al pagamento, in favore dell’attore, della somma complessiva di Euro 80.664,32, oltre accessori e spese processuali; ha condannato, altresì, la terza chiamata SA. S.p.A. a manlevare il convenuto FI. An. dalle somme che lo stesso dovrà corrispondere a titolo risarcitorio all’attore; ha posto le spese di C.T.U. in via definitiva a carico dei convenuti. L’attore aveva dedotto di aver subito una grave “ustione da contatto a stampo faccia laterale e mediale collo piede sn”, con ipoestesia e deficit motorio del piede sinistro e complicazioni nel decorso clinico della lesione, il tutto a causa dell’erroneo posizionamento della piastra del bisturi elettronico utilizzato dal primario del Reparto di Urologia del presidio ospedaliero “…” di Campi Salentina il giorno 21.9.2000, nel corso di un intervento chirurgico di resezione prostatica eseguito in

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[1] Corte di App. di Lecce, sent. n. 455/15.

 


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