Servitù di passaggio: illegittimo chiuderla con cancello e lucchetto
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29 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Servitù di passaggio: illegittimo chiuderla con cancello e lucchetto

È spoglio violento e clandestino bloccare l’accesso alla servitù di passaggio tramite cancello chiuso con lucchetto.

 

Il proprietario della strada privata non può chiudere il cancello con lucchetto senza fornire le chiavi al titolare della servitù di passaggio che, tramite quella strada, accede alla propria abitazione o al proprio box auto. Si tratta, infatti, di un illegittimo spoglio violento e clandestino a fronte del quale il titolare della servitù di passaggio può agire in giudizio per ottenere la reintegrazione nel possesso.

È quanto affermato da una recente sentenza del Tribunale di Larino [1] richiamando l’orientamento della giurisprudenza di legittimità in materia.

 

Chiudere l’accesso alla servitù di passaggio con cancello e lucchetto o con altri ostacoli rappresenta una condotta lesiva del possesso previsto in capo al titolare della servitù. Giuridicamente essa è qualificata come spoglio attuato con violenza e con clandestinità.

A tal proposito la giurisprudenza ha stabilito che la violenza richiede che lo spoglio sia commesso con atti arbitrari, i quali, ponendosi contro la volontà espressa o tacita del possessore, sottraggono il possesso o impediscono il relativo esercizio, con la consapevolezza, da parte dell’autore dello stesso spoglio, di agire proprio al fine privare il possessore della cosa posseduta (cosiddetto “animus spoliandi”).

 

Si precisa che la Suprema Corte ha evidenziato come il requisito della violenza non debba necessariamente consistere in un’attività materiale, essendo sufficiente un comportamento volto a sottrarre il possesso o ad impedire il suo esercizio contro la volontà del possessore [2].

 

Nel caso di specie, l’apposizione di un lucchetto e di una catena al cancello, così da precludere il transito con veicoli, integra, inequivocabilmente, un’ipotesi di spoglio violento, dato che da essa discende la perdita totale del possesso contro la volontà del titolare della servitù di passaggio.

 

Oltre alla violenza, ricorre anche il requisito della clandestinità quando la privazione del potere di fatto sulla strada avviene all’insaputa del possessore, il quale ne viene a conoscenza “solo in un momento successivo” [3].

 

Ebbene, a fronte dello spoglio violento e clandestino, il possessore illegittimamente leso può ricorrere al giudice per ottenere la reintegrazione nel possesso. L’azione deve essere esercitata entro un anno dallo spoglio o, se questo è avvenuto clandestinamente, dalla data di scoperta dello stesso.

 

Il possessore non ha però automaticamente diritto anche al risarcimento del danno. Gli eventuali pregiudizi, patrimoniali e non, discendenti dall’impossibilità di esercizio della servitù di passaggio, devono essere necessariamente provati in giudizio dal possessore.


La sentenza

Tribunale di Larino

Sentenza n. 313 del 9.10.15

Con atto di citazione regolarmente e tempestivamente notificato in data 05.06.2009, nel rispetto del termine perentorio di 60 giorni assegnato ex art. 703, co. 4, c.p.c. per la prosecuzione del giudizio di merito a decorrere dalla data di comunicazione dell’ordinanza resa in data 09.04.2009 a conclusione della fase sommaria e cautelare ex art. 1168 c.c., Gr.Do. ha convenuto in giudizio La.An. e Ma.Ma. al fine di ottenere la loro condanna alla reintegrazione nel possesso della servitù di passaggio dalla medesima esercitata per accedere al garage di pertinenza dell’immobile ad uso abitativo sito in Termoli, via (…), di sua proprietà – giusta copia conforme all’originale del verbale di deposito ricevuto ed autenticato in data 17.05.2006 dal dott. Vi.Gr., notaio in Termoli – attraverso una “pista battuta” su un’area demaniale marittima di 300 mq. circa, accessibile mediante un cancello carrabile, autorizzato come passo carrabile con provvedimento amministrativo n. 240 del 27.08.2007 rilasciato dal Comune di Termoli. La tutela reintegratoria è stata azionata a seguito della condotta spoliativa posta in essere da Ma.Ma., coniuge di La.An., mediante la chiusura del suddetto

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[1]  Trib. di Larino, sent. n. 313/2015.

[2] Cass. 11453/2000.

[3] Cass. n. 3674/1999.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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