Affitto: vietato aumentare il canone dopo la firma del contratto
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29 Mar 2016
 
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Affitto: vietato aumentare il canone dopo la firma del contratto

Nullo l’accordo tra padrone di casa e inquilino volto a determinare un importo, a titolo di canone di locazione, superiore a quello risultante nel contratto scritto e registrato.

 

Una volta scritto sul contratto, l’importo del canone di affitto non è più modificabile: pertanto è nulla ogni richiesta di aumento fatta dal locatore al di fuori di quanto riportato sulla scrittura privata. Né è possibile rivendicare patti esterni al contratto stesso, perché sarebbero occulti e in frode alla legge. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Potenza in una recente sentenza [1].

 

Dunque, il padrone di casa non può aumentare il prezzo dell’affitto al di fuori di quanto pattuito nel contratto di affitto. Una sua iniziativa in tal senso risulta nulla, anche se l’intesa esisteva tra le parti già all’atto della stipula della locazione.

 

 

Il patto occulto di maggiorazione del canone di affitto

Di recente, la Cassazione a Sezioni Unite ha sancito la nullità di ogni pattuizione volta a determinare un importo del canone di locazione superiore a quella risultante dal contratto scritto e registrato, al di là ed a prescindere da qualsivoglia patto intervenuto di comune accordo tra le parti.

 

La questione, peraltro, è stata oggetto di una recente riforma, approvata con la legge di Stabilità del 2016 [2]. Oggi si stabilisce, ancora più chiaramente, la nullità di ogni accordo tra padrone di casa e inquilino volto a determinare un importo del canone di affitto superiore a quello risultante dal contratto scritto e registrato. Eventuali patti aggiuntivi “sottobanco” sono pertanto nulli e possono non essere rispettati. Anzi, all’inquilino è consentito, entro 6 mesi dalla riconsegna dell’immobile, di agire in causa contro l’ex locatore per ottenere indietro le maggiori somme eventualmente corrisposte a quest’ultimo su sua pressione.

 

 

La registrazione del contratto di affitto

Sempre la recente riforma ha stabilito che l’obbligo della registrazione spetta unicamente al locatore, non gravando più su entrambe le parti. Il padrone di casa, in particolare, deve provvedere alla registrazione del contratto di affitto entro 30 giorni dalla firma della scrittura. Nei 60 giorni successivi ne deve dare comunicazione all’inquilino (offrendogli una copia della documentazione presentata all’Agenzia delle Entrate da cui risulti il versamento dell’imposta) e all’amministratore di condominio.


[1] C. App. Potenza, sent. n. 6/2016.

[2] L. 208/2015 che ha modificato l’art. 13 della l. n. 431/1998.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
31 Mar 2016 Antonio Decurtis

Allora anche le tasse non dovrebbero aumentare dopo la firma del contratto….però questo non avviene.