Mancata o irregolare intimazione testimoni: conseguenze
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25 Apr 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Mancata o irregolare intimazione testimoni: conseguenze

Non sempre la mancata o irregolare intimazione dei testimoni comporta la decadenza dalla prova testimoniale: vediamo tutte le ipotesi.

 

La legge [1] prevede espressamente che i testimoni ammessi dal giudice devono essere intimati dal difensore a comparire all’udienza appositamente fissata. L’intimazione deve avvenire attraverso l’invio di copia dell’atto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, posta elettronica certificata o telefax.
Il difensore che ha spedito l’atto da notificare con lettera raccomandata deposita nella cancelleria del giudice copia dell’atto inviato, attestandone la conformità all’originale, e l’avviso di ricevimento.

 

L’intimazione deve essere fatta ai testimoni almeno sette giorni prima dell’udienza in cui sono chiamati a comparire [2]. Con l’autorizzazione del giudice il termine può essere ridotto nei casi di urgenza.

 

L’intimazione a cura del difensore contiene:

 

1) l’indicazione della parte richiedente e della controparte, nonché gli estremi dell’ordinanza con la quale è stata ammessa la prova testimoniale;

 

2) il nome, il cognome ed il domicilio della persona da citare;

 

3) il giorno, l’ora e il luogo della comparizione, nonché il giudice davanti al quale la persona deve presentarsi;

 

4) l’avvertimento che, in caso di mancata comparizione senza giustificato motivo, la persona citata potrà essere condannata al pagamento di una pena pecuniaria non inferiore a 100 euro e non superiore a 1.000 euro.

 

L’intimazione dei testimoni deve essere fatta, nei termini e modalità appena visti, a pena di decadenza. In altri termini, se la parte, senza giusto motivo, non fa chiamare i testimoni davanti al giudice, questi la dichiara, anche d’ufficio, decaduta dalla prova, salvo che l’altra parte dichiari di avere interesse all’audizione [3].

 

Non è però tutto perduto in quanto possono verificarsi le seguenti situazioni che, nonostante la mancata o irregolare intimazione di testi, impediscono la decadenza:

 

– la controparte dichiara di avere comunque interesse all’audizione dei testimoni: in questo caso il giudice ordina nuova intimazione a comparire ad altra udienza;

 

– sussiste un giusto motivo che ha impedito l’intimazione (per esempio decesso di uno dei testi o cambiamento dell’indirizzo conosciuto): tale motivo deve essere indicato dal difensore entro l’udienza fissata per l’audizione. In questo caso, se il giudice riconosce giustificata l’omissione, fissa una nuova udienza per l’assunzione della prova;

 

il testimone compare spontaneamente o su invito informale di parte anche se non intimato: in questa ipotesi la comparizione in giudizio equivale, secondo la giurisprudenza maggioritaria, ad avvenuta e corretta intimazione. Difatti, secondo la Cassazione, la mancata intimazione dei testi non comporta decadenza dalla prova testimoniale qualora l’omissione di tale adempimento sia priva di rilievo per essersi i testimoni presentati spontaneamente all’udienza fissata per rendere la loro deposizione [4].

 

Con riguardo all’intimazione testi, la sanzione della decadenza dalla prova testimoniale non è allora così rigida, trovando la stessa applicazione solo quando effettivamente senza giustificato motivo il difensore non abbia inviato l’intimazione ai testimoni o non l’abbia fatto correttamente, i testi di conseguenza non si siano presentati all’udienza e la controparte non ha interesse a sentirli.

 

In tema di prova testimoniale, nel caso di omessa citazione senza giustificato motivo (o nel caso di mancata concomitante comparizione spontanea degli stessi, che equivale all’intimazione) per l’udienza all’uopo fissata dal giudice, la decadenza dalla prova deve essere pronunciata quando tale omissione (o mancata comparizione) sia posta in essere in relazione all’udienza nella quale la prova deve essere assunta e deve essere eccepita dalla parte interessata nella stessa udienza alla quale l’inattività o l’assenza si riferisce, salvo che esista un valido motivo perché il giudice rinvii l’assunzione della prova all’udienza successiva [5].


[1] Art. 250 cod. proc. civ.

[2] Art. 103 disp. att. cod. proc. civ.

[3] Art. 104 disp. att. cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 3759/1993.

[5] Corte d’Appello di Roma, sent. n. 2186/2012.

 


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