Canone Rai: i conviventi pagano due volte salvo siano nucleo familiare
Lo sai che?
30 Mar 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Canone Rai: i conviventi pagano due volte salvo siano nucleo familiare

Famiglie di fatto: i componenti devono pagare un canone Rai a testa non rientrando nel concetto di famiglia anagrafica; stesso discorso per le badanti.

 

A pagare una sola volta il canone Rai sono solo le persone che rientrano nello stesso nucleo familiare, inteso come “famiglia anagrafica[1]: per tale si intende [2] una «formazione costituita da persone che coabitino e sono legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela ed anche solo da “vincoli affettivi”, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune».

 

Non si è mai avuto dubbi, sino ad oggi, sul fatto che i conviventi debbano pagare un canone Rai ciascuno: il versamento dell’imposta, da parte di uno dei due, non libera l’altro; per cui, se uno dei due ha ricevuto l’addebito con la bolletta della luce, di cui è intestatario, l’altro deve pagare attraverso il versamento “manuale”. Questo perché la normativa anteriore al decreto Cirinnà non ha mai regolato la famiglia di fatto, lasciandola come una formazione priva di alcun rilievo per la legge.

 

Oggi le cose potrebbero cambiare in due casi:

 

– le coppie che risiedono in un Comune dove è presente il registro delle unioni civili possono essere considerate come una famiglia anagrafica e, quindi, appartenere allo stesso nucleo familiare anche intesto in senso fiscale;

 

– con l’approvazione definitiva della legge Cirinnà, che regolamenta non solo le unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche le convivenze, la famiglia di fatto acquista un rilievo completo a tutti gli effetti di legge. Essa infatti stabilisce che si intendono “conviventi di fatto” due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. In questo modo, il canone Rai da pagare potrebbe essere uno solo anche per i conviventi.

 

Lo stesso ragionamento fatto in apertura deve portare a ritenere che anche le badanti debbano pagare un autonomo canone Rai. Sul punto, però, sembra che una circolare di imminente emanazione potrebbe prevedere un’apposita esenzione.

 

Quanto infine agli studenti universitari che dividono le spese dell’immobile preso in affitto, se essi appartengono ancora al precedente nucleo familiare il versamento fatto dal padre (o dalla madre) li copre anche per l’appartamento universitario. Nel caso opposto, invece, essi dovranno effettuare un versamento autonomo, anche se il medesimo televisore è condiviso tra più persone nello stesso immobile o se si tratta di arredo appartenente al padrone di casa (è indubbio, infatti, che il canone Rai debba essere versato non dal proprietario dell’apparecchio, ma da chi lo usa materialmente).


[1] Ai sensi della L. n. 208/2016, art. 1, co. 153, punto b) (cosiddetta legge di stabilità 2016).

[2] Ai sensi dell’art. 4 d.P.R. n. 223/1989.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti