Evadere l’Irap non è reato
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30 Mar 2016
 
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Evadere l’Irap non è reato

Evasione fiscale: l’Irap non è un’imposta sui redditi in senso stretto e, pertanto, sull’importo evaso non può scattare neanche il sequestro delle somme del contribuente.

 

Chi evade l’Irap non commette reato: a dirlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata poche ore fa [1]. Questo perché l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive (appunto l’Irap), non è un’imposta sui redditi in senso stretto, mentre le uniche dichiarazioni che fanno scattare il reato di “omessa dichiarazione[2] sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali IVA. La conseguenza è peraltro che l’ammontare del tributo non pagato non rientra nel profitto dell’illecito sequestrabile.

 

 

La vicenda

Un contribuente aveva omesso di presentare la dichiarazione dei redditi: immediato è scattato l’accertamento per 700 mila euro di evaso, somma su cui è stato subito disposto il sequestro. Ma l’uomo ha impugnato il provvedimento chiedendo che dalla somma complessiva venissero detratti 60 mila euro di Irap. La Cassazione gli ha dato ragione.

 

 

Chi evade l’Irap non commette reato di “omessa dichiarazione”

Esultano professionisti e imprenditori: per la quantificazione del profitto del reato [2] l’Agenzia delle Entrate non può tenere conto del mancato pagamento dell’Irap e ciò perché la legge non conferisce rilevanza penale all’eventuale evasione dell’imposta regionale sulle attività produttive (non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico). Difatti, le uniche dichiarazioni costituenti l’oggetto del reato di “omessa dichiarazione” [2] sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali Iva.

 

A confermare tale tesi è stata anche una circolare del Ministero delle Finanze del 2000 [3], che motiva l’esclusione della dichiarazione Irap con la natura reale di tale imposta, ed in quanto tale non incidente sul reddito. Invece, il reato di omessa dichiarazione previsto dalla legge del 2000 è collegato alla mancata percezione d’imposta sui redditi e dell’Iva; ed è proprio dall’omessa presentazione di “una delle dichiarazioni relative a dette imposte” che deve farsi riferimento per l’individuazione del “profitto” del reato, quando sia stata superata la soglia di punibilità prevista dalla fattispecie incriminatrice.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 26 gennaio – 30 marzo 2016, n. 12810
Presidente Grillo – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. M.M. ricorre per cassazione impugnando l’ordinanza in epigrafe con la quale il tribunale del riesame di Pescara ha respinto l’istanza proposta avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip in relazione al reato previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 perché, quale legale rappresentante della M. sistemi ambientali Srl, ometteva di presentare le dichiarazioni ai fini IRES e Irap per i redditi ed i movimenti di affari negli anni di imposta 2010 (base imponibile euro 667.437), 2011 (base imponibile euro 667.106) e 2012 (base imponibile euro 446.294), così evadendo le imposte: nell’anno 2010 per euro 121.450 di IRES, 21.287 di Irap e euro 88.327 di Iva; nell’anno 2011 per euro 100.523,50 di IRES, 17.619,03 di Irap e euro 70.056 di Iva; nell’anno 2012 per euro 122.730,85 di IRES, 21.511,37 di Irap e 78.874 di Iva. In Pescara nel giugno 2013.
2. Per la cassazione dell’impugnata ordinanza, il ricorrente deduce con unico motivo il vizio di violazione di legge per l’erronea inclusione dell’imposta regionale sulle attività produttive ai fini del calcolo del profitto del reato e quindi dell’importo del

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[1] Cass. sent. n. 12810 del 30.03.2016.

[2] Ex art. 5 d.lgs. n. 74/2000.

[3] Ministero Finanze circolare n. 154/E del 4.08.2000.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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