Mantenimento omesso all’ex coniuge: si blocca lo stipendio
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30 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Mantenimento omesso all’ex coniuge: si blocca lo stipendio

Trattenuta sullo stipendio, in caso di omesso versamento dell’assegno di mantenimento all’ex moglie, ordinata dal giudice direttamente al datore di lavoro.

 

Se l’ex coniuge non versa l’assegno di mantenimento, non c’è bisogno di scomodare l’ufficiale giudiziario e richiedere un pignoramento presso terzi dello stipendio: può essere lo stesso giudice a ordinare al datore di lavoro di versare ogni mese il mantenimento direttamente alla moglie beneficiaria. E ciò anche se l’inadempimento del marito non è grave: ciò che conta, infatti, è che l’omissione nel versamento dell’assegno mensile possa per ciò solo frustrare le finalità dell’assegno costituito in favore del coniuge economicamente più debole. È quanto chiarito dal Tribunale di Catania con una recente sentenza [1].

Il codice civile [2] stabilisce che, nel caso di inadempimento nel versamento dell’assegno di mantenimento, il coniuge che ha diritto alla prestazione mensile può adire il giudice affinché disponga il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato (primo tra tutti, quindi, il datore di lavoro), che una parte di esse venga versata direttamente all’avente diritto, ossia alla moglie e/o ai figli.

 

Ebbene, secondo la sentenza in commento, tale potere-dovere del giudice di disporre il sequestro di parte dello stipendio è subordinato solo alla verifica dell’inadempimento dell’obbligato (di norma il marito), ma non anche alla gravità dello stesso o all’intento, da parte sua, di eludere l’obbligo impostogli dal giudice. Ne consegue che il magistrato può ordinare al datore di lavoro dell’onerato di versare direttamente e mensilmente al coniuge debole l’assegno di mantenimento già solo perché sussiste l’inadempimento dell’obbligato, l’attivazione di procedure esecutive in suo danno e il protrarsi nel tempo del mancato versamento.

Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona tale misura di tutela.

 

 

Presupposto per il sequestro

Come detto coniuge può chiedere il sequestro solo se al momento della domanda l’altro coniuge non ha adempiuto all’obbligo di versare l’assegno. Si ammette la richiesta anche in caso di ritardo nel pagamento [3].

Presupposto perché possa essere disposto il sequestro è che vi sia prova dell’inadempimento all’obbligo di versamento dell’assegno di mantenimento. Non rileva la gravità dell’omissione né la presunzione della volontà dell’obbligato di sottrarre beni.

 

Il provvedimento può essere adottato anche con la sentenza di separazione se sono già emerse, durante la causa, le condizioni di inadempienza o di ingiustificato ritardo del versamento, per non avere il coniuge puntualmente adempiuto al pagamento dell’assegno (secondo l’ordine provvisorio impartito all’inizio del giudizio dal Presidente del Tribunale).

 

Il coniuge interessato deve presentare un ricorso al giudice competente per la separazione.

 

 

Il blocco dello stipendio

Simile al sequestro è l’ordine impartito dal giudice al datore di lavoro di bloccare una parte dello stipendio se il coniuge obbligato non paga o ritarda il pagamento dell’assegno di mantenimento. A chiedere tale provvedimento è sempre il coniuge beneficiario con ricorso al tribunale.

Il coniuge beneficiario può rivolgersi al tribunale in caso di ritardo o di inadempimento.

 

Anche in questo caso, il presupposto è la dimostrazione del non puntuale adempimento dell’obbligo di mantenimento (come un ritardo di pochi giorni rispetto alla scadenza imposta). Il comportamento dell’obbligato deve comunque suscitare fondati dubbi sulla tempestività dei futuri pagamenti.

 

Non si richiede la gravità dell’inadempimento o l’intento di sottrarre beni.

 

I terzi a cui si può rivolgere questo ordine sono, ad esempio il datore di lavoro, l’ente che eroga la pensione (l’Inps) o un inquilino di un immobile dato in locazione dal coniuge obbligato al mantenimento.

Il terzo non è parte del procedimento.

 

Il giudice valuta l’opportunità di emettere l’ordine di distrazione delle somme esprimendo un apprezzamento sull’idoneità del comportamento dell’obbligato a suscitare dubbi circa l’esattezza e la regolarità del futuro adempimento, senza comparare le ragioni poste a fondamento della richiesta a quelle addotte a giustificazione del ritardo.

 

Il giudice non può disporre il blocco (e successivo versamento in favore dell’ex coniuge) dell’intero stipendio ma solo di una parte, per evitare che questi sia privato del suo intero reddito e perda quindi la sua fonte di sostentamento.


[1] Trib. Catania, sent. del 24.03.2016.

[2] Art. 156 co. 6, cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 1095/1990.

 

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