Piano del consumatore: no a chi si indebita sapendo di non poter pagare
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5 Apr 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Piano del consumatore: no a chi si indebita sapendo di non poter pagare

Il debitore che ha contratto obbligazioni pur sapendo di non poterle adempiere perché già in crisi economica, non può accedere al piano del consumatore: annullabile il decreto di omologa già concesso.

 

Il decreto di omologa del piano del consumatore può essere annullato qualora si accerti che il consumatore aveva assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere o aveva colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

 

In altri termini, il consumatore che si è colposamente indebitato, contraendo prestiti o effettuando investimenti, acquisti e spese, già nella consapevolezza di agire al di sopra delle proprie possibilità economiche, non può accedere alla ristrutturazione della crisi da sovraindebitamento.

 

È quanto affermato da una recente pronuncia del Tribunale di Napoli [1].

 

I giudici spiegano che la ratio dell’intera normativa sul sovraindebitamento (ristrutturazione del debito tramite piano del consumatore, accordo con i creditori e liquidazione del patrimonio) è quella di porre rimedio a tutte quelle situazioni di indebitamento eccessivo in cui un soggetto può incorrere per una serie di eventi indipendenti dalla propria volontà: perdita del lavoro, malattie, crisi familiari ecc.

 

La ristrutturazione della crisi da sovrindebitamento, e in particolare il piano del consumatore, consente al debitore di fare una proposta di ripartizione del proprio patrimonio per soddisfare i creditori ed estinguere i propri debiti.

 

La proposta viene depositata in Tribunale dove il giudice verifica la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi richiesti dalla legge e riserva alla fase del contraddittorio l’esame della meritevolezza del debitore (assenza di iniziative o atti in frode ai creditori).

 

Il giudice, prima di omologare il piano del consumatore, deve, innanzitutto, escludere che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere o che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali [2].

 

Il procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento, strutturato come proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti o come piano del consumatore, ha come obiettivo primario quello di consentire ai soggetti che non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, di ristrutturare i propri debiti anche attraverso la proposta di adempimento dei debiti stessi in misura inferiore rispetto all’importo originario.

La normativa in esame presuppone quindi un’attenta e scrupolosa valutazione da parte del giudice sul grado di accortezza con cui si è fatto ricorso al credito e se ne è fatto impiego. L’accumulazione ingiustificata di prestiti, anche senza intenti fraudolenti o abusivi, dovrebbe considerarsi elemento ostativo all’accesso alle procedure di ristrutturazione della crisi da sovraindebitamento.

 

Dunque, se nel momento in cui il debitore assume un’obbligazione (per esempio contro il mutuo per l’acquisto di una casa) non ha ragionevole prospettiva di poter adempiere (perché per esempio disoccupato o in grave crisi economica), vengono meno i presupposti per l’accesso al piano del consumatore.

D’altronde la legge [3] è molto chiara nello stabilire che, in sede di omologa, il giudice deve verificare la fattibilità del piano e l’idoneità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, e, risolta ogni altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontare dei crediti, deve escludere che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Se tali ultime situazioni vengono accertate successivamente all’omologa del piano, i creditori possono contestarle impugnando il decreto con reclamo, in accoglimento del quale Tribunale può revocare l’omologa già concessa. 


[1] Tribunale di Napoli, sent. del 18.2.16.

[2] Trib. di Pistoia, sent. del 3.1.14, Trib. di Reggio Emilia sent. del 11.3.15.

[3] Art. 12-bis, L. n. 3/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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