Lavoro autonomo occasionale e occasionale accessorio: differenze
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4 Apr 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Lavoro autonomo occasionale e occasionale accessorio: differenze

Lavoro autonomo occasionale, lavoro occasionale accessorio e collaborazione occasionale: che cosa sapere per non confondersi.

 

Anche se il Jobs Act ha notevolmente ridotto le forme di lavoro atipico, esistono diverse tipologie di attività, diverse dal “classico” rapporto di lavoro dipendente, che possono essere ricondotte, a seconda dei casi, al lavoro autonomo, alle collaborazioni o ad occupazioni “marginali”.

In particolare, viste le somiglianze nei termini, è facile confondere il lavoro autonomo occasionale col lavoro occasionale accessorio e con le collaborazioni occasionali: vediamo, in questo piccolo vademecum, quali sono le differenze.

 

 

Lavoro autonomo occasionale

Il lavoro autonomo occasionale è una tipologia di attività svolta in totale autonomia, quindi non esiste né subordinazione, né un rapporto di collaborazione, mancando un coordinamento, anche minimo, col committente.

Si tratta, in pratica, di lavoro autonomo a tutti gli effetti, per il quale non è però necessaria l’apertura della partita Iva, in quanto lo svolgimento dell’attività non è abitualeprofessionale.

Perché si possa parlare di attività occasionale non esiste un preciso limite di reddito (il limite di 5.000 euro è soltanto relativo all’obbligo d’iscrizione alla Gestione Separata), ma è necessario che la stessa sia svolta in modo non esclusivo e meramente saltuario. La verifica dell’occasionalità deve avvenire analizzando la natura e le caratteristiche delle attività esercitate: ad esempio, l’iscrizione ad un albo può essere indice dello svolgimento di un’attività in modo continuativo, oltreché professionale.

Gli indici di professionalità di un’attività sono numerosi, e diversi di caso in caso: dall’appartenenza ad ordini, alla presenza di un’organizzazione, anche se minima, alla pubblicizzazione. Ogni requisito deve essere valutato di volta in volta, ed in correlazione con altri elementi.

 

Il fatto che l’attività sia esercitata saltuariamente non implica l’evasione delle tasse: i compensi percepiti, anche se non è applicata l’Iva, sono difatti soggetti a una ritenuta del 20% e giustificati da un’apposita ricevuta, sulla quale deve essere apposta una marca da bollo da 2 euro, se l’ammontare è superiore a 77,47 euro. Per approfondimenti, si veda: Come si fa la ricevuta per lavoro occasionale.

 

 

Lavoro occasionale accessorio

Il lavoro autonomo occasionale non deve essere confuso col lavoro occasionale accessorio: in quest’ultimo caso si tratta di un’attività avente il carattere di “accessorietà”, o di marginalità. Parliamo, in pratica, delle piccole attività (ripetizioni, babysitting, piccole riparazioni), dapprima sprovviste della minima forma di tutela, coperte con i voucher, o buoni lavoro.

Il lavoratore pagato con i voucher riceve, quale compenso netto, 7,50 euro ogni 10 euro di retribuzione. Il resto del compenso copre la contribuzione previdenziale e i contributi Inail, nonché la percentuale a favore dell’Ente gestore (l’Inps).

È possibile, per il lavoratore, ricevere compensi con i voucher sino al tetto massimo annuo di 7.000 euro netti; inoltre, se il committente è un’impresa o un professionista, il compenso massimo annuo per singolo committente è pari a 2.000 euro netti.

Il reddito da lavoro occasionale accessorio è esente dalle imposte e soggetto alla sola contribuzione Inps (Gestione Separata).

Per approfondimenti sui buoni lavoro, si veda: Voucher lavoro occasionale accessorio, tutte le faq.

 

 

Collaborazione occasionale

Ancora diverse dal lavoro autonomo occasionale e dal lavoro occasionale accessorio sono le collaborazioni occasionali, meglio note come Mini cococo. Questa tipologia di collaborazione è stata eliminata dal Decreto di riordino dei contratti [1], come il lavoro a progetto (cocopro).

Si trattava di collaborazioni della durata massima di 30 giornate annue, con compensi annui massimi pari a 5000 euro.

Ora restano in piedi solo le cosiddette “cococo genuine”, cioè le collaborazioni non aventi il requisito dell’etero-direzione (il committente non decide tempi e luogo di lavoro, ma si limita a dare una coordinazione all’attività).

Per approfondimenti: Cococo, quando sono trasformati in dipendenti a tempo indeterminato.


[1] D.lgs. 81/2015.

 


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