Divorzio e separazione: cani e gatti entrano nell’accordo
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31 Mar 2016
 
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Divorzio e separazione: cani e gatti entrano nell’accordo

Nella separazione consensuale si può prevedere assegnazione e mantenimento anche degli animali d’affezione.

 

Nell’accordo sottoscritto da marito e moglie all’atto della separazione consensuale può rientrare anche l’affidamento e il mantenimento del cane o del gatto: questo perché una tale previsione non contrasta con l’ordine pubblico e, dunque, il giudice è tenuto ad omologare la relativa decisione concordata dagli ex coniugi. È quanto deciso dal Tribunale di Como con una recente sentenza [1].

 

È sempre più elevato il numero di coppie che si separano e, alle comuni questioni sull’assegno di mantenimento e sulla collocazione dei figli, con il relativo diritto di visita dell’altro genitore, si aggiungono spesso le dispute sulla sorte dell’animale domestico di affezione, in prima linea cani e gatti. Sul punto, con un precedente di qualche tempo fa [2], un tribunale aveva detto che, in caso di separazione giudiziale, il giudice non è tenuto a decidere anche in merito all’affidamento dell’animale domestico, pur in presenza di un’esplicita domanda delle parti; non vi è dubbio invece che, in caso di separazione consensuale, tale accordo debba essere omologato. In questo caso, dunque, l’aver raggiunto un’intesa su tutti gli aspetti economici e personali della separazione può essere sicuramente d’aiuto per la coppia che voglia anche regolare le cure per l’animale di famiglia.

 

La coppia può così raggiungere un compromesso sulla gestione economica e relazionale dell’animale, compresa la regolamentazione delle visite. Del resto, il giudice non può sindacare le volontà degli ex coniugi, essendo tenuto a negare l’omologa della separazione consensuale solo nel caso in cui questa sia contraria all’ordine pubblico o agli interessi degli eventuali figli.

 

Tanto premesso – si legge nella sentenza in commento – va riconosciuto l’indubbio “contenuto economico” delle condizioni inerenti la suddivisione delle spese di mantenimento e di cura del cane, così come avviene per qualsiasi altra spesa relativa a beni o servizi di interesse familiare. Si tratta, dunque, di previsioni non contrarie alla legge e, pertanto, omologabili.

 

Quanto, invece, al rapporto affettivo con l’animale, le disposizioni inserite nell’accordo di separazione consensuale – anche se impropriamente ricalcano, sul piano terminologico, le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori – sono tese ad assicurarne a ciascun comproprietario la frequentazione alternata, con conseguente responsabilità. Il che, trattandosi di animale d’affezione o di compagnia, assume “un particolare interesse per i coniugi”. Interesse meritevole di tutela per l’ordinamento, sicché il giudice non può calpestarlo o ignorarlo, stante l’intesa raggiunta dalle parti.


La sentenza

IL TRIBUNALE DI COMO
IN COMPOSIZIONE COLLEGIALE
Composto da
dott.ssa Donatella Montanari Presidente relatore
dott.ssa Elisabetta De Benedetto Giudice
dott.ssa Cristiana Caruso Giudice
a scioglimento della riserva che precede,
vista la istanza di omologa del verbale di separazione personale per mutuo consenso redatto dai coniugi … e … in data … – 1 – 2016; osservato che:

le condizioni di separazione contemplate nel ricorso concernono sostanzialmente (stante la assenza di prole, la mancanza di beni in comune e la dichiarata autosufficienza economica di entrambi i coniugi), la gestione di un animale domestico della coppia (cane …) sotto il profilo sia economico sia relazionale;

essendo lo accordo dei coniugi elemento fondante delle condizioni di separazione, l’atto in cui si realizza il consenso circa la separazione ha natura negoziale ancorché non contrattuale, incidendo su diritti soggettivi, talché la parte che si dolga di vizi del consenso circa gli accordi separativi può agire con la azione ordinaria di annullamento, la cui esperibilità presidia la validità del consenso come effetto del libero incontro della volontà dei coniugi; in tale contesto il decreto di omologa svolge la funzione di controllare la

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[1] Trib. Como, sent. del 3.02.2016.

[2] Trib. Milano ord. del 2.03.2011.

 


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