Chi paga i primi 3 giorni di malattia?
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2 Apr 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Chi paga i primi 3 giorni di malattia?

Malattia del lavoratore e pagamento dell’indennità: periodo di carenza, giornate a carico dell’Inps e del datore di lavoro.

 

La legge tutela il dipendente nel caso in cui si ammali, garantendogli la retribuzione anche se l’attività lavorativa è sospesa, sino a un determinato limite di tempo.

Il lavoratore è, nella generalità dei casi, assicurato contro il rischio malattia ed a tal fine ogni mese è destinata parte della contribuzione; tuttavia non è l’Inps ad accollarsi l’intera copertura delle assenze dovute a patologie, ma parte della retribuzione è coperta dal datore di lavoro, secondo quanto stabilito nei contratti collettivi di settore.

Vediamo, nel dettaglio, quali sono le giornate ed i casi particolari in cui la malattia non è indennizzata dall’Inps ma a carico del datore di lavoro.

 

 

Primi 3 giorni di malattia

I primi 3 giorni di malattia sono chiamati “periodo di carenza”: tali giornate difatti non sono coperte dall’indennità dell’Inps, ma sono retribuite dal datore di lavoro, in tutto o in parte, secondo quanto previsto dallo specifico contratto collettivo applicato.

Non sempre i primi 3 giorni non retribuiti dall’Inps coincidono con i primi 3 giorni in cui si è verificata la malattia: questo avviene soltanto quando il lavoratore si è sottoposto a visita medica il giorno d’insorgenza della patologia o il giorno immediatamente successivo.

Se invece la visita medica è effettuata tardivamente, i primi 3 giorni di carenza sono computati dall’invio del certificato telematico da parte del medico che ha effettuato l’accertamento sanitario.

Il datore di lavoro copre il periodo di carenza sino ad assicurare il 100% della retribuzione spettante al lavoratore solo per i primi due eventi di malattia nell’anno solare; per il terzo evento la copertura è pari al 66% e per il quarto evento al 50%, mentre cessa di essere corrisposta a partire dal quinto evento.

A tali fini non sono computabili:

 

ricovero ospedaliero, day hospital ed emodialisi;

-evento di malattia certificato con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni;

-sclerosi multipla o progressiva e patologie documentate da specialisti del SSN;

-eventi morbosi delle lavoratrici verificatisi durante il periodo di gravidanza.

 

 

Primi 3 giorni di ricaduta

Nel caso in cui si verifichi una ricaduta della stessa malattia, o di un’altra patologia consequenziale, non c’è alcun periodo di carenza: l’Inps, dunque, retribuisce anche i primi 3 giorni di malattia.

È necessario, perché siano retribuite le prime 3 giornate del nuovo evento morboso, che la ricaduta si verifichi entro 30 giorni dalla guarigione. Nessun problema, invece, nel caso di prosecuzione della medesima malattia, in quanto il periodo di carenza è costituito unicamente dai primi 3 giorni della malattia stessa.

 

 

Giornate non indennizzate dall’Inps

Oltre al periodo di carenza, ci sono delle ulteriori giornate che l’Inps non indennizza:

 

– tutte le festività del periodo di malattia, per i dipendenti con la qualifica di operai e apprendisti operai;

– le festività cadenti di domenica per gli impiegati del Terziario e gli apprendisti impiegati;

– le giornate del santo patrono, in quanto retribuite dal datore di lavoro.

 

 

Lavoratori non indennizzati dall’Inps

Ci sono poi delle categorie di lavoratori per i quali l’Inps non riconosce l’indennità di malattia, ma che vengono direttamente indennizzati dal datore di lavoro. Si tratta di:

 

– impiegati, quadri e dirigenti, nel settore industria e artigianato;

– impiegati da proprietari di stabili, portieri, viaggiatori/piazzisti/rappresentanti, dipendenti di partiti politici e organizzazioni sindacali, dirigenti, inquadrati nel settore commercio;

– impiegati, operai e dirigenti, nel settore Credito, assicurazioni e servizi tributari appaltati;

– impiegati e dirigenti, nel settore agricolo;

lavoratori domestici.


Autore immagine: 123rf com

 


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