Falso su canone Rai: pene più gravi rispetto alla dichiarazione redditi
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31 Mar 2016
 
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Falso su canone Rai: pene più gravi rispetto alla dichiarazione redditi

Il mendacio sull’autodichiarazione di non possesso della televisione è punito due volte più severamente dell’evasione di 150.000 euro dell’imposta sui redditi.

 

Chi, per non pagare il canone Rai, attesta falsamente di non possedere in casa una televisione è punito due volte più severamente di chi, invece, falsifica la propria dichiarazione dei redditi: è questo l’ennesimo paradosso della legge sul Canone Rai che “La Legge per Tutti” ha scovato nel confronto tra le vecchie e le nuove norme approvate dal Governo. Una situazione, questa, che porta la legge e ritenere molto più grave il comportamento di chi evade 100 euro all’anno rispetto a chi, invece, non paga allo stato somme superiori a 150.000 euro (tale, infatti, è il tetto oltre il quale scatta il penale per la dichiarazione dei redditi infedele). Ma procediamo con ordine.

 

Chi non detiene un televisore deve inviare, all’Agenzia delle Entrate, una volta all’anno, una autocertificazione con cui chiede che il Canone Rai non gli venga addebitato. Il modello, diffuso dall’Agenzia delle Entrate la scorsa settimana, può essere inviato o con modalità telematica oppure con raccomanda a.r.

 

Stabilisce, inoltre, la legge di Stabilità 2016 [1] che, nel caso in cui il contribuente dichiari il falso è soggetto alle pene previste dal Testo Unico sulla documentazione amministrativa [2] che, a sua volta, richiama il codice penale [3]; in buona sostanza la sanzione prevista dalla legge è della reclusione da 1 a 6 anni. Il reato è quello della falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale. Ricordiamo, infatti, che l’autocertificazione viene inviata all’Agenzia delle Entrate e non alla Rai o ad altro soggetto “privato”.

 

Quando, invece, il contribuente invia la dichiarazione dei redditi infedele – anche in questo caso, il soggetto destinatario della dichiarazione è l’Agenzia delle Entrate – rischia una pena da 1 a 3 anni [4], ma solo a condizione che l’importo evaso sia superiore a 150.000 euro e l’ammontare complessivo degli elementi sottratti al fisco sia superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, a tre milioni di euro. Dunque, rispetto al falso relativo al canone Rai, il reato di dichiarazione infedele è punito con una pena molto più leggera e, peraltro, l’illecito è depenalizzato per cifre inferiori a 150mila euro.

 

Questo, in estrema sintesi, significa che, nell’ottica punitiva del nostro Stato, è molto più importante sanzionare chi evade 100 euro di Canone Rai che non chi sottrare 149.999,99 euro allo Stato in termini di Irpef o IVA, poiché in tal ultimo caso, il falso non costituisce reato.

 

La considerazione che discende da questo paradosso è abbastanza semplice: o lo Stato non ha alcuna contezza della proporzione delle pene e, nel tentativo di arginare l’evasione fiscale, ha proprio perso ogni capacità di confronto tra i vari illeciti, oppure – coscientemente – ha voluto dare la massima rilevanza a una imposta (il Canone Rai) dalla quale, evidentemente, dipende la sopravvivenza della stessa politica. Forse che la Rai non è così indipendente come si vuol far credere? A far sospettare che la soluzione all’enigma sia proprio quest’ultima è la considerazione che, a ben 22 anni dal famoso referendum sulla privatizzazione della Rai, che aveva visto gli italiani votare il “sì”, ad oggi nessuna riforma in tal senso è stata fatta.


[1] L. 208/2016.

[2] Art. 76 d.P.R. n. 445/2000 del 28.12.2000.

[3] Art. 495 cod. pen.

[4] Art. 4 d.lgs. n. 74/2000.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
1 Apr 2016 maurizio recla

Io, l’unica cosa che ho capito, è, che per derubare o vessare i contribuenti, i politici istituzionali sono pronti a fare qualsiasi cosa. La legge sulla Rai è ingiusta. Si vuole proteggere i “pseudo” giornalisti, affinchè tacciano sui misfatti dei politici? Comunque, non ho ancora visto nessun cittadino o associazione, andare a protestare davanti ai centri del potere o a bloccare le strade cittadine.. A quanto pare, va bene così.

 
1 Apr 2016 Ergonomico

Suggerimento per un nuovo articolo.
Il mio amico Teobaldo possiede un telefono cellulare con radio FM, ma non un televisore.
Dall’articolo 24, comma 14 della legge 449 del 27 dicembre 1997, i detentori di apparecchi radiofonici presso abitazioni private sono esentati dal pagamento del canone.
Teobaldo si appresta pertanto a compilare e inviare il modulo di autocertificazione di non possesso del televisore.
Teobaldo, che fa Tommaso di secondo nome, vuole però essere sicuro di non dichiarare il falso e pertanto va a leggersi per bene la “nota del Ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012” che definisce gli apparecchi atti o adattabili etc. etc.
In tale nota Teobaldo legge che le “Tipologie di apparecchiature atte alla ricezione della Radiodiffusione” comprendono “Ricevitori radio fissi, ricevitori radio portatili”.
Teobaldo si trova pertanto nella condizione per cui non è tenuto a pagare alcunché (la radio non è soggetta a pagamento) ma, per poter non pagare è costretto a dichiarare il falso cioè che non possiede *neanche* una radio, mentre invece lui la radio la possiede (un telefono che fa da radio).
Chi potrà aiutare Teobaldo?

 
4 Apr 2016 GIOVANNI CAMMARANO

Ma il canone rai non è un abbonamento? e quindi posoo decidere di non pagare? non voglio questo abbonamento…. però sono costretto perché ci minacciano che sia un reato… il canone rai è solo un tangente che paghiamo alla stato e quindi ai nostri politici… VERGOGNA….