Bolletta dell’acqua: no al distacco se la morosità riguarda il garage
Lo sai che?
31 Mar 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Bolletta dell’acqua: no al distacco se la morosità riguarda il garage

L’acqua in casa va riallacciata d’urgenza se le bollette non pagate riguardano solo il garage.

 

Se un soggetto, intestatario di un contratto di fornitura dell’acqua sia in casa che nel garage, non paga la bolletta relativa a quest’ultima pertinenza, non può subire il distacco dell’utenza anche nell’abitazione. È quanto chiarito dal Tribunale di Fermo con una recente sentenza [1].

 

Secondo la sentenza in commento, tutte le volte in cui l’utente sia intestatario di due differenti contratti di somministrazione del servizio idrico e le due utenze siano suscettibili di godimento separato (per cui la sospensione dell’una può essere effettuata senza pregiudicare l’altra), il gestore del servizio non può provvedere al distacco di entrambi i “rubinetti”: si tratterebbe, infatti, di una misura particolarmente afflittiva per l’utente, comportando l’impedimento a usufruire di un servizio essenziale, quale è appunto l’erogazione dell’acqua, addirittura garantito dalla nostra Costituzione [2] che tutela il diritto alla salute, pur a fronte di una morosità che riguarda una soltanto la fornitura dell’acqua nel garage.

 

 

Il diritto costituzionale all’acqua

Non è la prima volta che la giurisprudenza collega l’acqua al diritto alla salute sancito dalla Costituzione [2]. L’argomento è stato affrontato più volte in ambito condominiale, tutte le volte in cui l’amministratore, a fronte della morosità del condòmino, ha impedito a quest’ultimo l’utilizzo di beni e servizi suscettibili di “godimento separato”. Non solo, quindi, l’accesso ai campetti da tennis o alla piscina condominiale, ma anche disponendo la chiusura dei rubinetti dell’acqua. Nel “dopo riforma” si è discusso a lungo di tale potere attribuito all’amministratore, potere che, secondo alcuni, non potrebbe comunque spingersi sino a dove si parli di beni essenziali come appunto il servizio idrico.

 

Nell’ordinanza in commento, tuttavia, il peso si sposta, più che altro, sull’autonomia dei due contratti e sulla possibilità che la sospensione dal godimento dell’uno non pregiudichi quello dell’altro. In buona sostanza, la società erogatrice del servizio non può – solo al fine di coartare maggiormente l’utente – chiudere tutte le forniture di acqua se queste sono tra loro indipendenti.

 

 

Il ricorso in via d’urgenza

Ne caso di specie viene affrontato anche un altro aspetto non di poco conto. L’utente aveva atteso qualche mese prima di agire e il tipo di procedimento prescelto è stato, alla fine, il cosiddetto “ricorso all’articolo 700” del codice di procedura civile: un ricorso che si caratterizza per la maggiore celerità e immediatezza, a fronte però della prova dell’urgenza e del pericolo che, nel ritardo, il cittadino possa subire danni irreparabili. Ebbene, secondo il giudice, l’aver temporeggiato prima di agire in via d’urgenza non è un pregiudizio all’utilizzo di tale strumento processuale: difatti il consumatore può aver atteso solo per tentare una soluzione alternativa alla via giudiziaria; l’urgenza resta per la natura irrinunciabile del servizio idrico.


[1] Trib. Fermo, sent. del 23.03.2016.

[2] Art. 32 Cost.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti