Se compro una borsa o un orologio contraffatto commetto reato?
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31 Mar 2016
 
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Se compro una borsa o un orologio contraffatto commetto reato?

Non c’è ricettazione per l’acquisto di un prodotto contraffatto se il consumatore ne fa un uso personale.

 

Nessun reato per chi acquista una borsa, un orologio, un paio di occhiali o altro prodotto contraffatto, a patto però che l’acquisto sia destinato ad uso personale. È questa la sintesi di una interessante sentenza della Cassazione dell’altro ieri [1].

 

Non c’è chi non sia mai stato attratto, in una fiera o in un mercato ambulante, da qualche “falso”, specie quando questo è una perfetta riproduzione dell’originale. In alcuni casi, l’inesperto arriva finanche a chiedersi se si tratti di prodotti rubati a qualche grossista. Capita con le magliette “polo”, con le scarpe, gli orologi o le borse: insomma, salvo essere intenditori, la distinzione tra “tarocco” e “campione” è, a volte, impossibile ad occhio nudo.

 

Anche, però, nella consapevolezza piena di acquistare un prodotto contraffatto, il consumatore non compie mai reato. Quindi, in un’immagine ideale in cui, ad una fiera, intervenendo la guardia di finanza, l’acquirente venga pescato nell’atto di pagare al «vù cumprà» una borsa o un orologio contraffatto, questi non rischia alcuna sanzione penale. E così anche se, nel corso di una perquisizione, il cittadino venga pescato con una borsa piena di indumenti falsi. È proprio quello che è capitato nel caso deciso dalla Suprema Corte. Un tale era stato fermato alla guida di un’auto a bordo della quale trasportava un borsone contenente svariati capi d’abbigliamento di note marche con segni di contraffazione. Subito è scattata l’imputazione per ricettazione.

 

 

Niente ricettazione se c’è uso personale

Per escludere la possibilità di una sanzione penale bisogna dare dimostrazione che l’acquisto è avvenuto per uso personale e non per il commercio e, quindi, per lucrare. Le autorità, quindi, prima di procedere a segnalare l’acquirente alla Procura della repubblica, devono verificare a quale titolo egli sia in possesso della merce contraffatta. Questo perché la legge sanziona solo chi è inserito nel circolo produttivo o di distribuzione del prodotto contraffatto, non invece chi se ne serve per scopi puramente personali (per esempio, l’acquisto delle scarpe o della polo per indossarli).

 

Di conseguenza – sottolinea la sentenza in commento – risponde del delitto di ricettazione chi acquistando un bene contraffatto, contribuisca alla ulteriore distribuzione e diffusione di esso, in quanto non lo destina a sé, ma ad altri. Qualora, infatti, l’acquisto sia effettuato da un operatore commerciale o importatore o da qualunque altro soggetto diverso dall’acquirente finale, la sanzione amministrativa pecuniaria è stabilita da un minimo 20.000 euro fino ad un milione di euro.

 

Ma attenzione: secondo la Cassazione, la ricettazione scatta anche se il prodotto venga acquistato per essere regalato. Il reato scatta, infatti, indipendentemente dal fatto che “l’ulteriore distribuzione avvenga a titolo oneroso o gratuito”, scrivono i giudici supremi. Quindi, per esempio, l’uomo che venga trovato con una borsa da donna o un paio di scarpe troppo piccole per la sua taglia rischia l’incriminazione. Una conseguenza che, nelle dinamiche familiari, dove è consuetudine il regalo alla moglie o ai figli, ci sembra eccessiva. In tal caso, il papà che acquista la maglietta polo o l’orologio taroccato per i propri bambini potrebbe subire il procedimento penale solo perché il bene non serve a lui, ma a un altro soggetto.

Ed è quanto effettivamente successo in passato [2]: due soggetti furono trovati in possesso di capi di abbigliamento femminili che, sebbene non fosse provata la destinazione alla vendita, per ammissione degli stessi, erano pacificamente destinati a regali in favore di familiari.

 

 

Cosa rischia chi compra un prodotto contraffatto?

Ma allora cosa rischia chi compra un prodotto contraffatto? Di certo, il fatto che ci sia un uso personale del bene esclude la possibilità di una sanzione penale. Tuttavia resta comunque la sanzione amministrativa. Come, infatti, ha avuto modo di chiarire la Cassazione a Sezioni Unite [3], l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde a titolo di illecito amministrativo e non di ricettazione [4]. Insomma, a conti fatti, una semplice multa.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 9 – 30 marzo 2016, n. 12870
Presidente Prestipino – Relatore Rago

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 23/06/2014, la Corte di Appello di Lecce – sez. distaccata di Taranto – in parziale riforma della sentenza pronunciata in data 21/12/2011 dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale della medesima città, assolveva D.M. dal reato di cui all’art. 474 cod. pen. e confermava la sentenza nella parte in cui lo aveva ritenuto colpevole del delitto di ricettazione.
La Corte, in punto di fatto, premetteva che l’imputato era stato fermato alla guida di un’autovettura a bordo della quale trasportava in un borsone e in una busta vari capi di abbigliamento (n. 29) di note marche che presentavano chiari segni di contraffazione (materiali, etichette, marchi, tessuto, cuciture e serigrafie non conformi agli originali).
La Corte, tuttavia, riteneva che quella condotta non concretizzasse quella della “messa in vendita” e neppure quella di “detenzione finalizzata alla vendita” di prodotti industriali con marchi o segni distintivi contraffatti di cui all’art. 474 cod. pen., difettando ogni prova in ordine al fatto che i capi di abbigliamento fossero destinati alla successiva vendita.
La Corte, però,

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[1] Cass. sent. n. 12870/2016 del 29.03.2016.

[2] Cass. sent. n. 300072016.

[3] D.l. n. 35 del 24.03.2005, conv. in legge n. 80/2004

[4] Cass. S.U. sent. n. 22225/2012.

 

 

 


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