Chi lavora come dirigente va inquadrato come dirigente
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31 Mar 2016
 
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Chi lavora come dirigente va inquadrato come dirigente

Dirigente di fatto: da corrispondere le differenze retributive al lavoratore che, preposto a compiti da dirigente, è inquadrato in un livello contrattuale minore.

 

L’inquadramento contrattuale di un dipendente deve corrispondere alle mansioni da questi effettivamente svolte: una regola che vale tanto nella pubblica amministrazione quanto nel privato; per cui, chi nella sostanza abbia svolto funzioni da dirigente, anche in assenza di una formale investitura, non può essere inquadrato in un livello contrattuale inferiore. Con il risultato che il datore gli deve riconoscere, oltre alla qualifica, anche tutte le differenze retributive. A ribadirlo a gran voce è la Cassazione con una sentenza di due giorni fa [1] che, così facendo, riconosce la figura del cosiddetto dirigente di fatto.

 

In tali casi, il lavoratore deve necessariamente agire davanti al giudice del lavoro (presso il tribunale ordinario) per il riconoscimento delle mansioni effettivamente svolte: a tal fine dovrà dimostrare come, nella pratica, egli sia stato adibito a compiti di maggior responsabilità rispetto a quelli corrispondenti alla propria qualifica contrattuale. Potrà valersi, a tal fine, di qualsiasi tipo di prova: documentali, testimoniali, ecc.

 

Secondo la Corte di Cassazione l’essere stati preposti alla gestione di un ufficio comporta, in mancanza di espresse limitazioni, il conferimento di tutti i poteri di direzione dell’ufficio stesso. Ciò significa che, per gli uffici di livello dirigenziale, la preposizione in forme diverse dal formale conferimento d’incarico esclude unicamente le attività di preposizione e di gestione che sono strettamente collegate agli obiettivi, di solito formulati con l’investitura.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 21 gennaio – 29 marzo 2016, n. 6068
Presidente Nobile – Relatore Spena

Fatto

Con ricorso depositato davanti al Tribunale di Modena in data 26 gennaio 2004 il dottor D.F. , direttore della casa di lavoro di Castelfranco Emilia (Modena), agiva nei confronti del Ministero della Giustizia per l’accertamento dello svolgimento delle mansioni superiori di dirigente nel periodo dal giugno 2000 al deposito del ricorso e per la condanna degli enti convenuti al pagamento delle conseguenti differenze di retribuzione (nell’importo di Euro 106.338,15) ed al risarcimento del danno derivante dalla mancata regolarizzazione, (quantificato in Euro 50.000).
Esponeva di essere Inquadrato nell’area C, posizione economica C3, del CCNL del comparto Ministeri, con profilo professionale di Direttore Coordinatore di Istituto Penitenziario e di essere stato preposto alla direzione della Casa Circondariale di Rimini dal 13.1.1997 al 4.9.2002 ed alla direzione della casa di lavoro di Castelfranco Emilia dal 5.9.2002, entrambi Istituti di livello dirigenziale non generale, venendo adibito alle mansioni superiori per vacanza del posto in organico.
Deduceva che il profilo C3 non comprendeva tra le proprie attribuzioni la reggenza della posizione dirigenziale in caso di vacanza

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[1] Cass. sent. n. 6068/2016 del 29.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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