Licenziamento per chi usa i congedi parentali per scopi diversi
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31 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Licenziamento per chi usa i congedi parentali per scopi diversi

Illegittimo l’utilizzo dei congedi per scopi diversi da quelli propri dell’istituto.

 

È legittimo licenziare il dipendente che si assenta dall’azienda, fruendo di congedi parentali, quando poi viene scoperto svolgere, durante tali giorni, attività di carattere personale del tutto indipendente dalle ragioni addotte all’azienda. L’utilizzo improprio dei congedi parentali per finalità diverse da quelle tipiche dell’istituto è causa di espulsione dal posto di lavoro. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di due giorni fa [1].

 

Secondo la Corte, la condotta di chi abusa dei congedi parentali per scopi personali si concretizza in una violazione dei doveri di correttezza e buona fede.

 

 

La vicenda

Un lavoratore si era ripetutamente assentato dal lavoro per brevi periodi, talvolta immediatamente prima dei giorni festivi, per partecipare a delle battute di caccia; l’uomo, al fine di prolungare la propria assenza, aveva inviato al datore di lavoro dei certificati medici oppure aveva utilizzato dei giorni di congedo parentale.

 

 

Il licenziamento

È orientamento consolidato della giurisprudenza quello di ritenere il licenziamento come “estrema spiaggia” e, quindi, solo in caso di violazioni talmente gravi da rendere non più proseguibile il rapporto di lavoro. Il che, in caso di licenziamento disciplinare coincide di norma con condotte del lavoratore che violino il dovere di buona fede e correttezza. Sembrerebbe quindi di intuire – anche dalla lettura della sentenza in commento – che il singolo episodio, se non estremamente grave, non possa portare all’espulsione del dipendente. Difatti, nel caso di specie, il lavoratore si era “più volte” assentato sfruttando i congedi parentali.

 

In ogni caso, il ragionamento effettuato dalla Cassazione può essere trasposto per qualsiasi tipo di congedo ed anche per eventuali assenze dovute a malattia.


[1] Cass. sent. n. 6054/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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