Cambia l’esame in magistratura
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1 Apr 2016
 
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Cambia l’esame in magistratura

Nuovi tagli per gli uffici giudiziari, riorganizzazione delle procure (comprese quelle generali); riforma dell’accesso in magistratura, del tirocinio, della mobilità, del conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, delle incompatibilità e dell’ineleggibilità dei magistrati.

 

Cambia l’esame per l’accesso alla magistratura: lo prevede il testo di legge delega appena approvato dalla Commissione Vietti, istituita presso il ministero della Giustizia; i lavori si sono conclusi ieri e l’elaborato è stato consegnato al ministro Andrea Orlando per l’elaborazione del testo definitivo della delega. La bozza, di cui abbiamo parlato lo scorso 20 marzo (leggi “Taglio dei Tribunali e Corti di Appello”) sarà certamente nota per il fatto che ridisegna nuovamente la geografia giudiziaria, con un ulteriore riduzione dei tribunali e un accorpamento delle Corti di Appello. Queste ultime, in particolare, saranno – in linea tendenziale – una per Regione (ma sono possibili anche accorpamenti tra Regioni visti i ridotti bacini di utenza di alcune).

 

Novità anche per quanto riguarda le procure: si riduce la discrezionalità del procuratore capo, prevedendo tipologie di reati per i quali i meccanismi di assegnazione del procedimento sono di natura automatici e rendendo vincolante l’assegnazione della delega al procuratore aggiunto o in sua mancanza, ad altro magistrato per la cura di specifici settori di affari.

 

Veniamo all’esame in magistratura.

L’accesso al “concorso a giudice” viene riformato attraverso la riscrittura della disciplina delle scuole di specializzazione, la previsione di accesso diretto all’esame per chi ha ottenuto almeno 28/30 negli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo, e un punteggio di laurea non inferiore a 108/110, fra le tre prove scritte viene poi inserita anche la redazione duna sentenza.

 

Come scrive Il Sole 24 Ore sulle pagine dell’edizione di questa mattina “sulle valutazioni è stata mantenuta la scansione quadriennale ma ne è aggiunta un’altra dopo la settima nei casi in cui il magistrato non sia stato già positivamente valutato in occasione della presentazione della domanda per altro incarico. Agli elementi di valutazione sono state aggiunte le segnalazioni, sempre di fatti specifici, provenienti dall’ufficio giudicante o requirente corrispondente e dall’ufficio competente per le impugnazioni. Nel trasferimento d’ufficio viene ammessa una procedura d’urgenza con garanzia del contraddittorio e introdotta un’applicazione temporanea per i casi di incompatibilità temporanea”.

Attualmente, si diventa magistrato ordinario superando un concorso pubblico per esami.

I requisiti per poter accedere al concorso per magistrato ordinario sono fissati dalla legge del 2007. In particolare possono accedere all’esame (che si compone di tre elaborati teorici scritti e di una prova orale):

– i magistrati amministrativi e contabili

 

– i procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari

 

– i dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari

 

– gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari

 

– i dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari

gli abilitati all’esercizio della professione forense e, se iscritti all’albo degli avvocati, non incorsi in sanzioni disciplinari (N.B. gli abilitati sono coloro che hanno superato gli orali dell’esame di avvocato, non è necessario che siano iscritti all’albo. Sono esclusi i semplici abilitati al patrocinio, dopo un anno di pratica forense)

 

– coloro i quali hanno svolto le funzioni di magistrato onorario (giudice di pace, giudice onorario di tribunale, vice procuratore onorario, giudice onorario aggregato) per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari

 

– i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398 e successive modificazioni

 

– i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche

 

– i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

 

– i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata almeno quadriennale e che hanno concluso positivamente lo stage presso gli uffici giudiziari o hanno svolto il tirocinio professionale per diciotto mesi presso l’Avvocatura dello Stato, ai sensi dell’art. 73 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, nel testo vigente a seguito dell’entrata in vigore del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con legge 11 agosto 2014, n. 114.


Autore immagine: 123rf com

 


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