Vincoli urbanistici: per le espropriazioni in Sicilia scattano i risarcimenti
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1 Apr 2016
 
L'autore
Alessandro Dini
 


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Vincoli urbanistici: per le espropriazioni in Sicilia scattano i risarcimenti

Verde pubblico attrezzato: i tribunali siciliani aprono nuove ed interessantissime prospettive di introiti per i proprietari di terreni vincolati a destinazioni urbanistiche di interesse pubblico. Ed i Comuni saranno obbligati a pagare.

 

La notizia non è delle migliori per le casse dei Comuni siciliani, già deficitarie ed in molti casi vicine al collasso per la cattiva gestione degli anni passati e dei continui tagli del Governo centrale, ma la Giurisprudenza Amministrativa siciliana, ormai consolidata sul punto, ha recentemente proposto una nuova interpretazione dei vincoli urbanistici a tutto vantaggio dei proprietari dei terreni.

 

In precedenza, le destinazioni urbanistiche quali “verde pubblico attrezzato”, “parcheggi” e simili gravanti sui terreni, erano considerate meri vincoli conformativi, il che significa la possibilità per i Comuni di impedire qualsivoglia attività edilizia privata. Tutto ciò, peraltro, a tempo indeterminato e senza alcun diritto di indennizzo per i proprietari.

 

Detti terreni, il cui possibile utilizzo era soltanto quello imposto dalla Pubblica Amministrazione, diventavano praticamente inutili per il privato, che poteva soltanto aspettare che il Comune si decidesse ad espropriargli il terreno, senza che avesse alcun tipo di pressione dalla scadenza di termini o da particolari obblighi giuridici nel farlo.

 

La spiegata impostazione è stata, però, sovvertita da recenti pronunce dei T.A.R. siciliani (sia dalla sede di Palermo che da quella di Catania) e confermate finanche dal C.G.A. (Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana), massimo organo giudicante della giustizia amministrativa in Sicilia, equivalente al Consiglio di Stato per tutte le altre regioni.

 

I Giudici hanno avuto occasione di spiegare che, stante una più corretta e compiuta lettura della disciplina costituzionale e comunitaria intervenuta sul punto, al fine di determinare la natura del vincolo urbanistico occorre sempre tenere presente che la vocazione naturale di un terreno è quella di generare un profitto per il proprietario, per cui, qualora vengano posti vincoli tali da impedire l’utilità di quest’ultimo, l’area non può che essere espropriata ed il vincolo apposto non può che avere natura espropriativa.

 

Quali vantaggi per i proprietari?

I vincoli di natura espropriativa prevedono che, una volta apposti, debbano portare all’acquisizione del terreno da parte della Pubblica Amministrazione entro il termine di cinque anni; diversamente, nel caso in cui ciò non dovesse avvenire, i proprietari acquistano il diritto di richiedere una nuova destinazione urbanistica dell’area.

 

Due le possibili conseguenze in seguito alla richiesta di attribuzione di nuova destinazione:

1) la reiterazione del vincolo, con indennizzo in favore del proprietario;

2) l’attribuzione di una nuova destinazione urbanistica, soluzione preferibile nei Comuni con scarse risorse finanziarie che potrebbe far sorgere possibilità di edificazione in quei terreni da decenni privi di edificabilità.

 

Cosa possono fare i proprietari di terreni che non conoscono la destinazione urbanistica delle loro proprietà?

Basta richiedere all’Ufficio Tecnico del Comune in cui si trovano i terreni un Certificato di destinazione urbanistica.

 

 

Questi vantaggi riguardano soltanto i proprietari dei terreni siciliani o quelli di tutta l’Italia?

Purtroppo, al momento non si registra un simile orientamento nel resto d’Italia. I giudici amministrativi delle altre regioni non sono ancora addivenuti alle medesime conclusioni dei loro colleghi siciliani ma ciò non preclude che questo non accada in futuro.


 


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