Le intercettazione telefoniche
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1 Apr 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Le intercettazione telefoniche

Cosa sono e a cosa servono le intercettazioni telefoniche: uno sguardo a questo indispensabile strumento di indagine sempre al centro del dibattito pubblico.

 

 

Cosa sono le intercettazioni?

Quante volte hai sentito parlare di intercettazioni telefoniche? Quante volte ti sei chiesto quando possono essere disposte o chi ha il potere di ordinarle? Materialmente come funzionano?

Ai giorni nostri non c’è processo, di una certa rilevanza, nel quale le intercettazioni telefoniche e/o ambientali non la facciano da padrone (insieme ad altri accertamenti tecnico-scientifici inimmaginabili solo pochi anni fa). In questo contesto, spesso, si parla da parte di alcuni, di abuso delle intercettazioni volendo con ciò indicare una presunta leggerezza della autorità giudiziaria nel gestire questo strumento investigativo.

In ogni caso, e comunque la si pensi, sta di fatto che le intercettazioni delle comunicazioni costituiscono uno strumento di indagine assolutamente irrinunciabile pur con il rischio di distorsioni e/o abusi.

 

Fatta questa breve premessa vediamo cosa sono le intercettazioni telefoniche (o anche ambientali o telematiche). Le intercettazioni telefoniche sono un mezzo di ricerca della prova. A determinate condizioni [1] è consentito, al fine di ricercare elementi di prova della penale responsabilità, la captazione e la registrazione di conversazioni telefoniche, di conversazioni tra presenti (cd. ambientali) e di ogni altra forma di comunicazione.

 

Si tratta, com’è evidente, di una materia molto delicata in quanto riguarda diritti costituzionalmente garantiti, quali la libertà e la segretezza delle comunicazioni [2] e quello alla segretezza della corrispondenza.

Volendo dare una definizione più precisa di intercettazione possiamo scrivere che per intercettazione telefonica (e/o ambientale – l’intercettazione ambientale è quella tra presenti che viene effettuata con l’ausilio delle microspie piazzate dagli investigatori in posti strategicamente rilevanti) si intende la captazione in modo occulto (senza che i conversanti ne abbiano conoscenza) di conversazioni tra 2 o più persone che parlano tra loro nella errata convinzione della segretezza dei lori discorsi.

 

 

Chi dispone le intercettazioni?

Di regola le intercettazioni sono disposte dal giudice per le indagini preliminari, con decreto motivato, su conforme richiesta del pubblico ministero.

Quando vi sono ragioni di urgenza (pensiamo ad esempio al fatto che gli inquirenti hanno fondato motivo di ritenere che proprio in quelle ore potrebbero intercettare una telefonata tra spacciatori di sostanze stupefacenti) è lo stesso pubblico ministero ad ordinare le intercettazioni, con proprio provvedimento.

Il decreto del pubblico ministero dovrà però essere convalidato (confermato) entro 48 ore dal giudice per le indagini preliminari (gip). Se il gip non convalida il decreto del pubblico ministero (non ravvisandone i presupposti di legge) le operazioni di intercettazione devono cessare immediatamente ed i risultati non saranno utilizzabili (è come se non fossero state fatte).

 

 

Per la ricerca delle prove si può procedere ad intercettazione?

No. Il codice di procedura penale prevede un elenco di reati per i quali è possibile procedere ad intercettazione. Si tratta, di norma, di reati di una certa gravità quali, ad esempio, quelli relativi alle sostanze stupefacenti, alle armi, oltre chiaramente, a tutti reati di criminalità organizzata. Come regola generale è prevista la possibilità di intercettare gli indagati, in presenza di gravi indizi di reato e quando sia assolutamente indispensabile per il prosieguo delle indagini, per delitti [3] per i quali è prevista una pena superiore a 5 anni di reclusione.

 

 

I presupposti per poter procedere ad intercettazione

Il primo presupposto è l’esistenza di gravi indizi di reato. Si può procedere ad intercettazione di comunicazioni quando, da altri elementi già acquisiti alle indagini, appaia molto probabile che l’indagato stai commettendo (oppure abbia commesso) un reato per il quale è possibile procedere alla intercettazione. Pensiamo ad esempio al caso in cui gli inquirenti, nel corso delle indagini, abbiano saputo da un informatore di polizia (in gergo tecnico si chiama fonte confidenziale) che Tizio e Caio stanno organizzando una rapina in banca. L’informatore non sa precisamente quando sarà effettuato il colpo, né sa esattamente quale sia la banca che i rapinatori hanno preso di mira. In questo caso, sussistendo gravi indizi di reato (perché magari la fonte confidenziale si è dimostrata attendibile in altre circostanze) il pubblico ministero disporrà, stante l’urgenza (la rapina potrebbe avvenire da un momento all’altro) di intercettare i telefoni di Tizio e Caio nella speranza di poterli incastrare sulla base di quanto, ignari di essere intercettati, i predetti possano dire parlando al telefono tra loro o con altre persone.

Nell’esempio fatto si evince anche il secondo dei presupposti richiesti dalla legge, vale a dire, l’assoluta indispensabilità per la prosecuzione delle indagini. E’ evidente, infatti, che gli inquirenti volendo prevenire la rapina ed arrestare i colpevoli, avranno necessità di procedere alle intercettazioni non avendo a disposizione altro strumento di indagine altrettanto efficiente ed immediato.

 

 

Quanto tempo possono durare le intercettazioni?

Riguardando, come si diceva all’inizio dell’articolo, diritti costituzionalmente garantiti, è previsto che la durata delle intercettazioni non sia superiore a 15 giorni, salvo casi di assoluta necessità e previa proroga motivata da parte del giudice per le indagini preliminari.


[1] Art. 266 cod.proc.pen.

[2] Art. 15 Cost.

[3] Da questo punto di vista i reati di distinguono in delitti e contravvenzioni. Il criterio distintivo è nella sanzione comminata per gli uni e per gli atri: per i delitti è prevista la pena della reclusione e della multa; per le contravvenzioni la pena dell’arresto e dell’ammenda.

 


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