Se il datore omette di pagare i contributi: tutele del dipendente
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1 Apr 2016
 
L'autore
Valentina Azzini
 


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Se il datore omette di pagare i contributi: tutele del dipendente

Il lavoratore, in caso di omissione contributiva, può agire nei confronti del datore per ottenere il pagamento dei contributi non versati, oppure – se in conseguenza dell’omissione ha perso il diritto alla pensione – per ottenere il risarcimento del danno.

 

I diritti e i crediti derivanti da rapporto di lavoro si possono far valere, a seconda della loro natura, entro 10 o 5 anni dal giorno in cui sorgono.

Decorso inutilmente il predetto periodo di tempo di 10 o 5 anni, in assenza di una rivendicazione formale da parte del lavoratore (ad esempio una raccomandata a.r. di messa in mora o una denuncia all’Inps), il diritto al pagamento o al riconoscimento di quel determinato diritto che si ritiene sia stato violato dal datore, viene definitivamente perduto.

Il datore di lavoro, nel momento in cui intende avvalersi di un lavoratore dipendente, si obbliga contrattualmente non solo al rispetto delle regole che disciplinano in generale il rapporto di lavoro tra le parti, ma altresì al versamento dei contributi previdenziali all’Inps.

 

Il lavoratore è titolare quindi nei confronti del datore di lavoro di un vero e proprio diritto alla regolarità della posizione contributiva [1].

Tale diritto trova fondamento nella Costituzione [2] e nel Codice civile [3] In particolare il Codice civile, garantisce al lavoratore una doppia tutela:

 

– in caso di omesso o parziale versamento contributivo da parte del datore, il lavoratore avrà comunque diritto alla pensione, provvedendo direttamente l’Inps a colmare il “vuoto contributivo” creatosi e rivalendosi poi nei confronti del datore;

 

– in caso di perdita totale o parziale del diritto alla pensione, il lavoratore acquisisce il diritto al risarcimento del danno da parte del datore di lavoro.

 

Il lavoratore, al quale non siano stati (in tutto o in parte) versati i contributi ha a disposizione quindi due diverse corrispondenti azioni legali: la richiesta di condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi omessi ai sensi; il risarcimento del danno, qualora dall’omissione contributiva sia derivata la perdita totale o parziale del diritto alla pensione.

Vediamo nel dettaglio i due rimedi.

 

1 – Richiesta di condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi omessi

Tale azione può essere avviata prima che il lavoratore abbia raggiunto l’età pensionabile e sempre che il diritto al pagamento dei contributi non si sia prescritto.

Il diritto al versamento dei contributi direttamente da parte del datore (o in mancanza dall’Inps) si prescrive nel termine di 5 anni [4].

Tale termine diventa di 10 anni solo nel caso in cui il lavoratore o i suoi eredi abbiano presentato una formale denuncia di omissione contributiva all’Inps.

Il termine di 5 anni – nella pratica – si calcola infatti “a ritroso”, dal momento in cui il diritto viene rivendicato con una formale raccomandata a.r. di messa in mora: ad esempio, se lil lavoratore ha inviato al datore una raccomandata a.r. rivendicando l’omissione contributiva nel mese di marzo 2016, avrà diritto al pagamento dei contibuti che gli sarebbero spettati dal mese di marzo 2011 in poi. F

Il lavoratore potrebbe invece avere diritto al pagamento dei contributi per un periodo più esteso di lavoro svolto, qualora avesse precedentemente presentato una denuncia di omissione contributiva all’Inps. Tale denuncia infatti interrompe il termine originario di 5 anni di prescrizione del diritto e dà avvio ad un nuovo termine di prescrizione denennale.

 

2- Risarcimento del danno, qualora dall’inadempienza contributiva sia derivata la perdita totale o parziale del diritto alla pensione

Questa azione in genere viene avviata dal lavoratore quando il diritto al pagamento dei contributi direttamente da parte dell’Inps si sia prescritto e sia stato quindi perso il diritto alla pensione.

In questo caso, la determinazione del danno viene calcolata facendo la differenza tra quanto percepito dal lavoratore a titolo di pensione e quanto lo stesso avrebbe dovuto percepire se i contributi fossero stati regolarmente versati [5].

L’azione risarcitoria è accessibile solo quando il lavoratore abbia raggiunto l’età pensionabile.

 

Il diritto di ottenere il risarcimento mediante tale azione è soggetto a prescrizione decennale, a decorrere dalla prescrizione dei contributi omessi.

Ad esempio, se il diritto al pagamento dei contributi si è prescritto nel 2015 e nel 2016 ho raggiunto l’età pensionabile e scoperto di non avere diritto in tutto o i nparte alla pensione a causa dell’omissione contributiva, avrò tempo fino al 2026 per agire contro il datore e chiedere il risarcimento del danno subito.


[1] Cass. Civ., Sez. Lav., sent. n. 9850 del 06.07.2002

[2] Art. 38 Cost.

[3] Art. 2116 Cod. Civ.

[4] Art. 3, comma 9, L. 335/1995, entrata in vigore dal 01/01/1996

[5] Cass., sent. n. 85/5975.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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