Il curatore fallimentare: requisiti e competenze
Professionisti
1 Apr 2016
 
L'autore
Daniela Rotunno
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il curatore fallimentare: requisiti e competenze

I soggetti legittimati a presentare la domanda e le principali funzioni dell’organo.

 

Il curatore fallimentare è una delle figure più importanti nell’ambito della procedura fallimentare. In virtù della delicata funzione a cui è chiamato, la legge [1] richiede particolari requisiti per l’iscrizione nell’apposito elenco.

 

 

Requisiti per diventare curatore fallimentare?

Possono presentare domanda per svolgere la funzione di curatore fallimentare:

 

  • gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri ed i ragionieri commercialisti, iscritti nell’apposito albo;
  • gli studi professionali ed associati;
  • i soggetti che abbiano già svolto funzione di direzione, controllo ed amministrazione di una società per azioni e che per tali ragioni possiedano comprovate capacità gestionali, a condizione che non siano stati dichiarati falliti.

 

Chi non può essere curatore fallimentare

Non possono ricoprire il ruolo di curatore in un determinato fallimento:

 

  • il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito e dei creditori;
  • coloro i quali hanno avuto responsabilità nel fallimento dell’impresa nei cinque anni precedenti;
  • il commissario del concordato preventivo dello stesso debitore e gli associati del commissario.

Come si presenta la domanda?

I soggetti in possesso dei requisiti richiesti dalla legge possono presentare, tramite deposito nella cancelleria del tribunale, al giudice delegato domanda di inserimento nell’elenco dei curatori fallimentari. La nomina del curatore viene effettuata nella sentenza dichiarativa del fallimento; nel caso in cui si debba procedere alla revoca dell’incarico precedentemente conferito oppure alla sostituzione, la nomina del nuovo curatore può essere disposta con decreto del tribunale.

Il curatore deve accettare l’incarico entro due giorni dalla nomina, altrimenti il giudice avrà la facoltà di procedere ad una nuova designazione. I compensi sono liquidati dal tribunale, tenuto conto del lavoro svolto e della complessità della procedura.

 

 

Le competenze del curatore fallimentare

La legge prevede in capo a questa particolare figura il compito di amministrare il patrimonio fallimentare e di compiere tutte le operazioni necessarie a soddisfare i crediti ammessi al passivo fallimentare, sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori. Tale attività si esplica da un lato attraverso una funzione di preservazione del patrimonio e dall’altro tramite la corretta gestione dello stesso. L’obbligo di preservare il patrimonio riguarda sia i beni che i diritti. Ad esempio il curatore deve procedere alla ricostruzione del patrimonio del fallito tramite il recupero di beni che si trovino in possesso di terzi o attraverso azioni giudiziarie; può riscuotere crediti, dare esecuzione ai contratti, esercitare l’azione revocatoria. La gestione del patrimonio può riguardare atti di ordinaria o straordinaria amministrazione, sottoposti alla vigilanza del giudice delegato. Nell’ambito dell’amministrazione del patrimonio il curatore procede a formare l’inventario dei beni, appone i sigilli, forma il progetto di stato passivo, prepara il programma di liquidazione, gestisce l’impresa in caso di esercizio provvisorio, si occupa della vendita dei beni, predispone il piano di riparto.

 

Il curatore è tenuto a redigere apposita relazione nella quale deve individuare le cause che hanno condotto al fallimento. Tale relazione va depositata nel termine di sessanta giorni dalla sentenza di fallimento e va integrata ogni sei mesi relativamente alle operazioni svolte.

 

Per la complessità dell’incarico, il curatore fallimentare nell’esercizio delle sue funzioni è considerato come un pubblico ufficiale che agisce per il perseguimento dell’interesse generale ad una corretta gestione del fallimento. Egli deve svolgere i suoi compiti secondo la diligenza professionale richiesta. Il curatore che nell’esercizio delle sue funzioni, arrechi danno al patrimonio fallimentare per violazione delle norme di legge, regolamentari o di diligenza deve rispondere sia a titolo di responsabilità contrattuale che extracontrattuale. Egli può, inoltre, essere perseguito penalmente qualora nel compimento delle proprie attività persegua un fine privato.


[1] Regio decreto n. 267/1942 (Legge fallimentare).

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti