La sospensione della patente all’estero
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2 Apr 2016
 
L'autore
Rossella Blaiotta
 


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La sospensione della patente all’estero

Sanzioni e multe per violazione del codice della strada commesse fuori dall’Italia: che fine fa la patente quando sei all’estero.

 

Quando si commette un’infrazione grave al codice della strada, oltre alla multa, si può subire anche la sospensione della patente, ma cosa succede se ci si trova all’estero?

 

Il codice della strada, in Italia come nelle altre Nazioni, implica delle sanzioni in caso di violazione e, nei casi più gravi, può determinare anche la sospensione o addirittura la revoca della patente di guida. Se ci si trova alla guida all’estero, però, e viene commessa un’infrazione che comporta la sospensione della patente, il Paese straniero ha facoltà di trattenere tale documento per il periodo della sospensione oppure fino a quando il conducente non lascia i confini, o, in alternativa, avvisare formalmente lo Stato che ha rilasciato la licenza di guida.

In questo caso, oltre al pagamento della sanzione amministrativa, al trasgressore viene impedito di guidare sul territorio di quel determinato Paese mediante comunicazione all’autorità che ha rilasciato la patente di guida e, se si tratta di patente internazionale, attraverso apposita menzione che stabilisce tale divieto per un dato periodo di tempo [1].

 

Con specifico riferimento all’Unione Europea, la Corte di Giustizia, esprimendosi in merito [2], ha stabilito che uno Stato membro è legittimato a sospendere, all’interno dei confini del proprio territorio nazionale, la patente di un cittadino di un altro Paese europeo se l’automobilista ha commesso una infrazione tale da essere ritenuto, sempre per le leggi del Paese ospitante, non idoneo alla guida.

In altre parole, l’automobilista comunitario che commette gravi infrazioni all’estero può subire, a seguito di un controllo di polizia, la sospensione della patente di guida, vedendosi rifiutare pertanto il diritto di circolare su quel dato territorio, pur mantenendo la titolarità della patente europea che gli permette di continuare a guidare in altre Nazioni senza alcuna limitazione.

Nella pratica accade che, spesso, l’automobilista che commette un’infrazione stradale tale da richiedere la sospensione della patente di guida, venga privato del documento proprio durante il viaggio di ritorno in patria e questo ne comporta, di conseguenza l’impossibilità di guidare in territorio italiano.

Si viene dunque a creare una situazione paradossale in cui il cittadino italiano con patente sospesa all’estero, pur avendo diritto di circolare all’interno dei confini italiani, sostanzialmente non può farlo perché privo materialmente della patente di guida, trattenuta in fase di controllo di Polizia.

 

In tali circostanze che, a detta di molti automobilisti, sono frequenti, occorre intervenire prontamente per recuperare la propria patente.

La procedura riconosciuta a livello europeo, in materia di sospensione, prevede che la patente, una volta trattenuta, venga poi inviata, dalle autorità locali in Italia, presso la Direzione Generale per la Motorizzazione – Divisione V del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il compito di recapitarla al legittimo proprietario.

Purtroppo questo non accade sempre.

 

Dunque, in tutti gli altri casi, è consigliabile contattare telefonicamente o via mail il comando dell’autorità che ha provveduto all’accertamento della violazione, mediante i recapiti indicati all’interno del verbale, per verificare la presenza del documento in sede. Spesso infatti, soprattutto per le stazioni di Polizia collocate nelle zone di frontiera, i documenti di guida sequestrati vengono inviati presso gli uffici centrali, che rappresentano la Prefettura della circoscrizione.

Individuato il luogo in cui materialmente si trova la patente di guida è possibile fare un’istanza diretta di restituzione, basata sulle motivazioni suddette, oppure rivolgersi all’Ambasciata che provvederà all’inoltro della domanda.

La tempistica varia da Paese a Paese e a seconda delle richieste.


[1] Art. 42 Convenzione di Vienna del 1968.

[2] C. Giust UE sent. del 23 aprile 2015, causa C 260/13.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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