Se il conto corrente è cointestato a marito e moglie
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3 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Se il conto corrente è cointestato a marito e moglie

Divisione, separazione ed eventuali pignoramenti: le regole da seguire per il conto corrente in comunione legale tra i coniugi.

 

Che succede se il conto corrente è cointestato a marito e moglie e quali sono le regole che si seguono in questi casi? Come avviene la divisione dei soldi in caso di separazione della coppia e come ci si può difendere nell’eventualità in cui uno dei due coniugi abbia dei debiti e subisca un pignoramento sulla giacenza disponibile? Cerchiamo di spiegarlo in questa rapida scheda.

 

 

Coniugi in comunione dei beni

Se i coniugi sono in comunione dei beni e il conto corrente è intestato ad uno solo dei due (correntista unico), in caso di separazione – e quindi di scioglimento della comunione legale dei beni – l’eventuale saldo attivo del conto viene diviso tra i due.

Prima dello scioglimento della comunione prevale nettamente la tesi secondo cui questo saldo relativo alle somme di denaro depositate su conto corrente bancario non cade nella comunione immediata.

 

Secondo la giurisprudenza, valgono i seguenti principi:

 

– con riferimento al denaro personale: il saldo attivo del conto corrente bancario intestato a un coniuge in regime di comunione dei beni (titolarità individuale) nel quale sono confluiti proventi dell’attività separata svolta dallo stesso, entra a far parte della comunione legale dei beni solo al momento dello scioglimento della comunione stessa, con conseguente sorgere, a partire da tale momento, di una titolarità comune dei coniugi sul saldo stesso. Prima di tale momento, il denaro spetta al coniuge intestatario del conto corrente;

 

– i redditi individuali dei coniugi, tanto che si tratti di redditi di capitali, quanto che si tratti di proventi della loro attività separata diventano comuni se non sono stati già consumati al verificarsi di una causa di scioglimento della comunione.

 

 

Coniugi in separazione dei beni e conto cointestato

Se i coniugi in separazione dei beni hanno un conto corrente personale, esso non viene diviso all’atto dello scioglimento del matrimonio e ciascuno resta proprietario del proprio denaro.

 

Se, invece i coniugi in separazione dei beni hanno un conto corrente cointestato il denaro ivi depositato si presume di proprietà di entrambi in parti uguali, fatta salva un’eventuale prova contraria.

In tal caso, ciascuno dei due coniugi può prelevare qualsiasi somma senza limiti, anche l’intera giacenza, non potendo la banca frapporre ostacoli. Nei rapporti interni, però, poiché il conto è di proprietà di entrambi i coniugi per quote uguali (50% ciascuno), chi abbia prelevato una somma superiore al propria metà senza l’autorizzazione dell’altro, è tenuto a restituire a quest’ultimo (o a depositare nuovamente sul conto) l’importo eccedente la propria quota.

 

In caso di separazione, le somme presenti sul conto comune devono essere divise tra i coniugi nella misura del 50% ciascuno, a meno che uno dei due riesca a dimostrare che il denaro versato, o parte dello stesso, sia di sua proprietà esclusiva. È il caso, ad esempio, del conto alimentato con gli stipendi del marito, il quale abbia preferito cointestare il rapporto anche alla moglie, al fine di consentirle più agilità nelle operazioni di prelievo e utilizzo per gestire le spese per il ménage domestico; in tale ipotesi, al momento della separazione, il marito potrà provare che i soldi, in realtà, sono i propri (magari con un estratto conto) e che l’aver cointestato il rapporto alla moglie è stata solo una scelta di comodità. In tal caso, alla moglie non sarà dovuto alcunché dalla divisione del deposito.
Per scongiurare il pericolo che il coniuge cointestatario, prima dell’emissione della sentenza di separazione, prelevi indebitamente delle somme di denaro dal conto corrente comune, l’altro coniuge può chiedere al giudice il sequestro del conto.
In caso di restituzione della somma pari alla metà di quanto contenuto sul conto, gli interessi vanno conteggiati dalla data della domanda e non da quella dei prelievi effettuati dall’altro intestatario.

 

 

Il denaro che non entra mai in comunione

Fa eccezione alle regole appena illustrate il cosiddetto denaro personalissimo: esso infatti non rientra mai in comunione e rientra nel patrimonio separato del coniuge, senza possibilità che confluisca nel patrimonio comune, nemmeno nel momento dello scioglimento della comunione. Il coniuge deve però provare la proprietà esclusiva delle somme. Tale è, ad esempio, il denaro che deriva da una pensione o da una eredità, oppure ottenuto per un risarcimento del danno o dalla vendita di uno dei beni personalissimi che non rientrano nella comunione.

 

La prova può darsi ad esempio presentando documenti che provino l’ordine di accreditamento sul conto.

 

 

Creditori e pignoramento

Nel caso in cui uno dei due coniugi sia debitore di terzi e questi aggrediscano il conto corrente con un pignoramento, il problema si pone solo nel caso di conto corrente cointestato: in tal caso, essi potranno pignorare solo la metà del denaro ivi depositato. In tutti gli altri casi (anche se il conto individuale si trova in un regime di comunione dei beni tra coniugi) il pignoramento è pienamente possibile.


Autore immagine: 123rf com

 


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