Carta di credito clonata: la banca deve rimborsare il cliente
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2 Apr 2016
 
L'autore
Daniela Rotunno
 


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Carta di credito clonata: la banca deve rimborsare il cliente

La banca deve rimborsare il cliente se non dimostra di aver posto in essere le misure necessarie per evitare la clonazione della carta di credito.

 

Nel caso di clonazione della carta di credito e sottrazione di denaro attraverso prelievi sul conto del cliente, la banca è tenuta a rimborsare le somme al cliente se non prova di aver adottato le misure tecniche idonee ad impedire la clonazione. Questo è quanto affermato dal Tribunale di Lecce in una recentissima sentenza [1].

 

 

Il caso

Il correntista, accortosi di un ammanco di denaro dal conto corrente, dovuto a ben sei prelievi illegittimi dalla sua carta di credito, segnalava l’abuso alla propria banca chiedendo il blocco della carta. Tuttavia la banca non riconosceva la clonazione e, nonostante i numerosi solleciti, rifiutava il rimborso al cliente.

 

Come avviene la clonazione delle carte di credito?

La clonazione delle carte di credito è purtroppo una pratica molto diffusa; i sistemi per attuarla, attraverso l’uso delle nuove tecnologie, sono i più disparati. Lo skimmer, attraverso una strisciata della banda magnetica, riesce ad immagazzinare i dati della carta ed a trasferirli successivamente su una carta vergine. Il trashing utilizza gli scontrini delle carte di credito, lasciati dai titolari, per risalire alla matrice ed ai dati identificativi. Lo sniffing è una pratica attraverso la quale si rintracciano le coordinate di pagamenti on line. Infine il boxing è il furto di carte di credito inviate per posta dalla banca ai clienti.

 

 

Cosa fare in caso di clonazione?

Naturalmente se ci accorgiamo di un ammanco sul nostro conto corrente la prima cosa da fare è chiamare la banca per chiedere il blocco della carta e recarsi presso Polizia di Stato e Carabinieri per denunciare l’accaduto. Per prevenire questo tipo di inconveniente il titolare della carta può usare alcune cautele: ad esempio prestare attenzione a non lasciarla in giro o nelle mani di estranei e aver cura di non essere spiato durante la digitazione del codice Pin.

 

 

Cosa deve fare la banca?

La banca non solo deve immediatamente procedere al blocco della carta, ma è tenuta a rimborsare al cliente le somme sottratte se non prova di aver messo in atto le misure necessarie per evitare l’evento. La giurisprudenza ha affermato che la banca, nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, è obbligata nei confronti dei clienti a garantire la custodia e la manutenzione delle apparecchiature esposte al pubblico per l’erogazione del denaro (sportelli bancomat) [2]. Ad esempio nel caso in cui la carta venga catturata dallo sportello bancomat e successivamente clonata, la banca dovrà dimostrare di aver messo in atto le misure tecniche di manutenzione per assicurare il corretto funzionamento dell’apparecchiatura. A tal fine l’istituto di credito può dotarsi di sistemi anti-clonazione e anti-sottrazione, che impediscono l’introduzione negli sportelli automatici di dispositivi per la clonazione delle carte. Altra misura utilizzata da alcuni istituti di credito, è l’invio di sms di conferma al cliente ogniqualvolta venga effettuato un pagamento con carta di credito o un prelievo presso lo sportello: in tal modo il cliente può accorgersi subito dell’eventuale clonazione o sottrazione della carta.

 

Sull’argomento è intervenuto la Comunità europea con la direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno [3]. La disciplina prevede da un lato che l’utilizzatore debba dare immediata comunicazione all’istituto bancario in caso di furto, smarrimento ed appropriazione indebita della carta di credito o del bancomat, dall’altro afferma che la banca deve adottare le misure idonee per impedire a soggetti diversi dall’utilizzatore l’uso dei dispositivi per l’utilizzo degli strumenti di pagamento. Nel caso di operazione non autorizzata la banca deve rimborsare immediatamente il cliente.


[1] Trib. Lecce, sent. n. 1302/2016.

[2] Cass. Sent. n. 806/2016.

[3] Direttiva 2007/64/ CE.

 


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