Multe stradali: il sollecito dell’ente interrompe la prescrizione
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2 Apr 2016
 
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Multe stradali: il sollecito dell’ente interrompe la prescrizione

La prescrizione della multa è di cinque anni, salvo che il trasgressore riceva un sollecito di pagamento: l’atto interruttivo della prescrizione fa decorrere da capo il termine.

 

Sono trascorsi quasi cinque anni e avete dimenticato di pagare una multa, il cui verbale giace in fondo al cassetto della scrivania. Ad un certo punto pensate che sia prescritta, invece all’improvviso arriva una raccomandata dove vi viene sollecitato il pagamento. È necessario verificare se sono trascorsi 5 anni, altrimenti la multa si prescriverà nel quinquennio successivo al sollecito.

 

Dopo essere stati multati, può capitare di non aver proceduto al pagamento del relativo bollettino, anche solo per dimenticanza. Quindi si cerca di trovare un modo per non pagare, andando a caccia di informazioni, anche in tema di “prescrizione”. Ma il “sentito dire” può pericolosamente portare “fuori strada” (tanto per restare in tema), poiché i motivi per cui un trasgressore multato potrà farla franca, nei confronti della pubblica amministrazione creditrice, risultano innumerevoli e la prescrizione rappresenta soltanto una delle plurime modalità di estinzione del diritto. Ma la prescrizione, un po’come il manto stradale, nasconde una pericolosa insidia, denominata “interruzione”!

 

Anzitutto, si rende necessario, nel modo più chiaro possibile, rendere edotto il lettore del significato giuridico di questa bizzarra ed ingannevole parola: prescrizione. Nel senso letterale, e anche, in parte, con riferimento all’ambito giuridico, indica un “ordine”, una “disposizione”, evocando qualcosa che si deve fare, come, ad esempio, l’istruzione seguire una terapia farmacologica a seguito di una “prescrizione” medica. Al contrario, in senso più propriamente tecnico, il congegno normativo della prescrizione, indica appunto la decadenza, l’estinzione di un diritto. In primo luogo occorre individuare lo specifico terreno su cui si radica la prescrizione, e quindi l’area sulla quale opera, che deve essere identificata nel diritto, di cui risulta titolare la pubblica amministrazione, di incassare le somme dovute per le violazioni commesse dagli utenti della strada, precisando che a fronte della violazione ad un obbligo prescritto dal codice della strada, mentre a guidare è sempre un umano, possono essere chiamate a rispondervi non soltanto le persone fisiche, ma anche da entità differenti, come le società, le associazioni, le fondazioni, e via dicendo, come quando il veicolo sia intestato a siffatti enti. Lo spiegato diritto ad incassare la somma dovuta a titolo di sanzione stradale risulta soggetto ad un termine, denominato appunto “di prescrizione”, che quando si perfeziona (quindi si consuma per decorso del tempo) estingue il diritto stesso.

 

Quando il titolare del diritto (la pubblica amministrazione) non lo esercita (ricordiamo, è il diritto della pubblica amministrazione a riscuotere le somme dovute da cittadini o altri enti per aver commesso infrazioni alle regole del codice della strada), per il tempo determinato dalla legge, che, nella specie, è pari a 5 anni, tale diritto si prescrive, cioè si estingue. Nelle infrazioni al codice della strada lo specifico interesse pubblico all’afflizione comporta l’estinzione del diritto alla riscossione al raggiungimento dei 5 anni, che decorrono (e quindi si contano) dal giorno della commissione della violazione. Esempio: passo con il rosso il 5 aprile 2015. Il diritto, vantato dalla pubblica amministrazione, a riscuotere la multa, si prescrive, quindi cessa, il 6 aprile 2020. In realtà verrebbe subito da pensare che la data finale sia il 5 aprile 2020, ma il codice civile, regolando il computo del termine, stabilisce che non si conta il giorno iniziale (quello della violazione) e che la prescrizione si verifica allo scadere dell’ultimo momento (alle ore 24) del giorno finale.

 

In tema di prescrizione, tuttavia, bisogna tener presente un’altra importantissima regola, cioè quella dell’interruzione. Il decorso del termine di prescrizione, che, come ricordato, per le violazioni al codice della strada è di 5 anni, si interrompe, per cui ricomincia a decorrere, per intero, un nuovo periodo di 5 anni, dal giorno successivo all’esercizio del diritto, da parte della stessa pubblica amministrazione titolare. Esempio: il Comune che ha diritto ad incassare la multa (perché un utente della strada è passato col rosso in una strada comunale) invia una raccomandata attraverso la quale richiede al trasgressore di pagare la multa (sollecito di pagamento), oppure l’agente di riscossione (Equitalia) notifica la relativa cartella esattoriale, o il preavviso di fermo amministrativo, oppure l’avviso di iscrizione di ipoteca. Nell’ipotesi di contestazione immediata dell’infrazione, come quando l’autorità (ad esempio la Polizia Comunale) notifica il verbale personalmente al trasgressore, fermato a seguito del rilevamento dell’eccesso di velocità, la prescrizione inizia a decorrere dal giorno successivo e si compie, se non intervengono nel frattempo atti interruttivi (non si ricevono raccomandate riferite a quella multa), al quinto anno. A scopo esemplificativo, un eccesso di velocità commesso e contestato il 29 febbraio 2016 si prescrive alle ore 24 dell’1 marzo 2021. Anche senza contestazione immediata da parte dell’autorità, come quando il verbale viene spedito (quindi notificato per posta), la prescrizione comincia ugualmente a decorrere dal giorno successivo a quello della commissione ma, la successiva notifica del verbale interrompe la prescrizione: l’utente passa con il rosso il 3 marzo, il verbale viene notificato il 20 marzo, il periodo di prescrizione si conta dal 21 marzo. Se il trasgressore propone ricorso al Prefetto (ricordiamo che il termine è di 60 giorni dalla notifica del verbale di accertamento dell’infrazione stradale), la prescrizione è interrotta dalla notifica dell’eventuale ordinanza-ingiunzione. Allo stesso modo, in caso di ricorso in opposizione all’Autorità Giudiziaria (quindi al Giudice di Pace), la lettura (del dispositivo) della sentenza ha effetto interruttivo della prescrizione. Infine, in ipotesi di impugnazione della sentenza emanata dal Giudice di Pace, la sentenza pronunciata dal Tribunale, che è giudice di appello, interrompe il periodo di prescrizione che, nuovamente, comincia a decorrere nella sua interezza.

 

Nel caso ove il trasgressore non provveda al pagamento della multa in misura ridotta del 30% (entro 5 giorni dalla contestazione ovvero dalla notificazione della violazione) e, al contempo, non proponga ricorso alcuno, né al Prefetto né al Giudice di Pace, la notifica della comunicazione di iscrizione a ruolo, fatta dalla pubblica amministrazione competente (ad esempio il Comune) al soggetto trasgressore, rappresenta altra causa di interruzione del decorso della prescrizione. L’atto interruttivo della prescrizione effettuato nei confronti di uno dei condebitori solidali (ad esempio due coniugi cointestatari di uno stesso veicolo), produce effetti verso tutti, i quali restano obbligati al pagamento, fino a quando non risulta spirato l’ultimo quinquennio riferito all’ultimo evento interruttivo.

 

 

Laura Biarella, Avvocato in Perugia


 


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