Prostituta: sì all’affitto, no al comodato dall’appartamento
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3 Apr 2016
 
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Prostituta: sì all’affitto, no al comodato dall’appartamento

Dare la casa alla squillo in comodato è reato perché incentiva la prostituzione.

 

Dare un appartamento in affitto alla prostituta non è reato, ma darlo in comodato sì. E questo perché il comodato, a differenza dell’affitto, è gratuito e, pertanto, si considera un incentivo alla prostituzione. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Del resto, la Corte è coerente con sé stessa: già in passato aveva precisato che la locazione alla squillo fatta a prezzi molto più alti di quelli di mercato è illecita in quanto fa presumere che, dietro il contratto, vi sia l’intento del locatore di percepire il sovrapprezzo a titolo di “percentuale” sulla prostituzione: il che integrerebbe il reato di sfruttamento.

 

La prostituzione in Italia non è vietata. Allo stesso modo, non è vietato “andare a prostitute”. Né il condominio può impedire alla squillo di “esercitare” la propria attività all’interno dell’appartamento nello stabile. Le uniche attività considerate illecite dal nostro ordinamento sono lo sfruttamento della prostituzione (è l’ipotesi del “pappone” che pretende la percentuale sui guadagni della “lucciola”) e il favoreggiamento della prostituzione (consistente in qualsiasi attività volta a incentivare il meretricio, ossia a procurare favorevoli condizioni per il suo esercizio). Dunque, nel caso di:

 

  • affitto a prezzi esorbitanti, la Cassazione ha detto che si configura lo sfruttamento della prostituzione,
  • mentre nel caso di comodato gratuito si ha, invece, il diverso reato di favoreggiamento della prostituzione. Il comodato sottintende infatti la preminente finalità di agevolare l’esercizio della prostituzione altrui e risulta, dunque, pienamente idoneo ad integrare la condotta punita dal codice penale, che “si concretizza in qualunque comportamento che abbia effetto di facilitazione”.

 

L’unica via consentita dalla legge è la locazione alla prostituta dell’immobile a prezzi di mercato: essa non costituisce illecito, anche se nella piena consapevolezza dell’uso che questa ne fa. Ciò, infatti, secondo la Cassazione non integra il reato di favoreggiamento della prostituzione.

 

Nel caso trattato con l’odierna pronuncia la Cassazione non salva dalla condanna un uomo, reo di aver favorito la prostituzione di una donna, ospitandola all’interno di un appartamento preso da lui in locazione e consentendole di ricevervi i clienti. A nulla sono valse le sue scuse circa il fatto che egli avesse preso in locazione quell’appartamento solo per incontrarvisi con la sua compagna e che nulla sapesse circa l’attività di meretricio dell’ospite. In realtà l’offrirle l’unica stanza arredata dell’appartamento non poteva essere giudicato se non come il modo di fornirle un concreto aiuto nella sua attività. Il ricorso è pertanto da rigettare.


[1] Cass. sent. n. 13229/2016.

 

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Commenti
3 Apr 2016 Francostars

Basta con quest’illogico reato di favoreggiamento dell’altrui prostituzione (articolo 3 n. 8 Legge 75/1958). Suggerisco di sollevare la questione di legittimità costituzionale della detta branca normativa, poiché tale sembra in contrasto con gli articoli 3 comma primo, 13 comma primo e 17 comma primo della Costituzione Italiana, siccome le leggi devono essere uguali per tutti, la libertà personale è inviolabile ed i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. In più, l’articolo 3 della Convenzione ONU 1949-51 prevede il fatto illecito in esame solo dove lo permette la legislazione nazionale dello Stato che ha ratificato (l’Italia nel 1980) la succitata norma internazionale.