Tassa di soggiorno: cos’è, quando e chi deve pagarla
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3 Apr 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Tassa di soggiorno: cos’è, quando e chi deve pagarla

In alcune località, gli alberghi richiedono il pagamento della tassa di soggiorno: breve guida per sapere di cosa si tratta.

 

Dal 2011 i Comuni hanno la possibilità di far pagare a coloro che alloggiano nelle strutture alberghiere, nei B&B, agriturismi, residenze turistiche, affittacamere e, più in generale, nelle strutture ricettive presenti nel proprio territorio la cosiddetta tassa di soggiorno [1]. È bene sottolineare che i Comuni hanno la facoltà e non l’obbligo di stabilire questa tassa che, pertanto, è presente solo in alcune città e in alcune località turistiche.

 

 

Come si calcola

La tassa di soggiorno non può avere un valore superiore a 5 euro per ogni giorno di pernottamento [2]. All’interno di questo valore limite, i Comuni hanno la possibilità di stabilire, con regolamenti propri, i criteri da seguire per fisare gli importi da pagare. Le soluzioni più frequenti sono le seguenti:

 

– il valore della tassa è proporzionato alla tipologia di struttura (ad esempio, in un B&B si paga un importo diverso rispetto a un albergo o a un affittacamere);

– il valore della tassa è proporzionato alle fasce di prezzo praticate dalle strutture;

– il valore della tassa è proporzionato alla qualità delle strutture (ad esempio: in un albergo 2 stelle si paga 2 euro, in un 4 stelle 3,5 euro, in un 5 stelle 4 euro);

– il valore della tassa è uguale per tutte le strutture.

 

Alcuni regolamenti comunali hanno fissato il numero massimo di giorni per i quali bisogna pagare la tassa (si pensi al caso in cui l’amministrazione comunale ha stabilito che la tassa di soggiorno si paga solo per i primi 10 giorni, indipendentemente dal numero effettivo di giorni di pernottamento del turista nella struttura), così come si trova una certa varietà per quanto riguarda le esenzioni e le riduzioni: si pensi ai minori di 10 anni, ai portatori di handicap, agli over 65.

 

In linea generale, ipotizziamo che un turista si fermi per 15 giorni (15 pernottamenti) in una struttura alberghiera per la quale il Comune ha fissato una tassa di soggiorno di 3 euro. Il turista andrebbe a pagare 45 euro di tassa di soggiorno.

 

 

Come si paga

La tassa di soggiorno si paga direttamente all’albergatore, che poi provvede a versarla al Comune. L’albergatore deve rilasciare regolare quietanza al proprio ospite e comunicare periodicamente all’amministrazione comunale il numero di pernottamenti e gli importi corrispondenti incassati.

 

 

A cosa serve

Il denaro derivante dalla tassa di soggiorno deve essere destinato a finanziare tutti gli interventi finalizzati a migliorare l’offerta turistica: e quindi al sostegno alle strutture private, alla manutenzione delle strutture pubbliche, all’utilizzo e recupero dei beni culturali ed ambientali, al miglioramento dei servizi pubblici locali.


[1] Art. 4, d.lgs. n. 23/11.

[2] Salvo che a Roma, per la quale il d.l. n. 78/10 ha fissato il limite massimo a 10 euro.

 


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