Equitalia pignora i debiti dei clienti dopo la cartella di pagamento
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3 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Equitalia pignora i debiti dei clienti dopo la cartella di pagamento

Pignoramento presso terzi di Equitalia: dopo 60 giorni dalla notifica della cartella, il cliente del contribuente moroso viene raggiunto dalla notifica di un atto in cui gli viene ordinato di pagare il proprio debito direttamente a Equitalia.

 

Se il contribuente non adempie all’ordine ricevuto da Equitalia con la cartella esattoriale, a pagare al suo posto saranno i suoi clienti: questi ultimi, anziché versare le somme di cui sono debitori al creditore, le dovranno girare direttamente all’Agente della riscossione. È questo lo schema del pignoramento presso terzi dei crediti, che Equitalia sta attuando proprio in questi giorni con l’invio di lettere tramite posta elettronica certificata (PEC).

 

Lo schema è facile e si può riassumere in un esempio. Tizio è debitore di Equitalia di mille euro. Tizio esercita un’attività professionale e vanta, a sua volta, un credito nei confronti di Caio per 800 euro. Equitalia, ben informata dell’attività di Tizio e del suo parco clienti, invia una comunicazione a Caio in cui gli chiede di dichiarare se sia ancora debitore di Tizio e, in caso affermativo, di pagare il proprio debito di 800 euro non già al creditore Tizio, bensì ad Equitalia stessa. In questo modo, Caio, che non può opporsi all’ordine ricevuto, estingue una parte del debito di Tizio, liberandosi nel contempo dalla propria obbligazione. All’esito di tale procedura, Tizio resterà debitore di Equitalia di solo 200 euro.

 

Si chiama pignoramento presso terzi e il “blocco” dei crediti verso i clienti è solo una delle tante forme con cui Equitalia può attuare tale procedura esecutiva. I debitori del contribuente moroso, infatti, potrebbero essere anche altri soggetti cui si applicherà, dunque, lo stesso schema appena visto: ad esempio, l’inquilino della casa data in affitto che deve versare il canone di locazione al proprio padrone di casa (soggetto, che, in questo caso è debitore di Equitalia), il datore di lavoro per la paga dovuta al proprio dipendente, la banca presso cui sono depositati i soldi del contribuente moroso, ecc. Tutte le volte in cui un soggetto non versa gli importi indicati nella cartella di pagamento, Equitalia – anziché notificargli un atto di pignoramento – può rivolgersi direttamente ai suoi debitori e imporre loro di bypassare il proprio creditore, pagando direttamente Equitalia stessa.

 

 

Cos’è il pignoramento presso terzi?

Il pignoramento presso terzi è una delle misure di riscossione coattiva che Equitalia può avviare nel caso in cui il debitore di imposte, tributi e/o altre somme a titolo di sanzioni, interessi, sia al tempo stesso creditore di altri soggetti. La procedura esecutiva consente il recupero coatto dei crediti tramite l’ordine di pagamento direttamente nelle mani dell’agente della riscossione. L’ordine viene rivolto al soggetto terzo (debitore del contribuente) fino a concorrenza del credito per cui si procede, senza dover chiedere il preventivo consenso al giudice dell’esecuzione. Deve essere notificato entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

 

 

Dopo quanto tempo arriva il pignoramento presso terzi?

La notifica al debitore del contribuente dell’atto di pignoramento può avvenire però entro determinati termini certi, ossia:

 

  • dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento e non oltre un anno;
  • oppure in caso di notifica, da parte dell’Agenzia delle Entrate, dell’accertamento esecutivo, entro 90 giorni dalla notifica stessa;
  • oppure entro 5 giorni dalla notifica dell’avviso di mora.

 

Se è trascorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento senza che Equitalia abbia posto in essere l’esecuzione forzata, al contribuente è necessario notificare la cosiddetta intimazione di pagamento, in assenza della quale il pignoramento è illegittimo.

 

 

Cosa deve fare il cliente “terzo pignorato”?

Una volta ricevuto l’atto di pignoramento, i terzi hanno 60 giorni di tempo per pagare le somme per le quali il diritto alla percezione da parte del debitore sia già maturato

Le restanti somme dovute, invece, dovranno essere pagate entro le rispettive scadenze

Nel caso in cui non sia dovuto alcun pagamento, occorrerà comunque presentare entro 60 giorni una dichiarazione a Equitalia.

 

 

Come fa Equitalia a conoscere i clienti dei debitori?

Non è un caso che Equitalia notifichi l’atto di pignoramento presso terzi proprio ai soggetti debitori del contribuente moroso. L’Agente della Riscossione, infatti, ha poteri di indagini simili a quelli del fisco che le consentono di accedere a numerose banche dati (sebbene, ancora, in modalità limitata). Per esempio, attraverso il controllo dell’Anagrafe tributaria può verificare eventuali datori di lavoro, contratti di affitto, ecc.; affacciandosi all’Anagrafe dei conti correnti può sapere presso quali istituti il debitore ha un conto corrente (non può però conoscerne l’ammontare del deposito e i movimenti in entrata e in uscita). Non le è ancora consentito l’accesso all’elenco clienti/fornitori.

Un ulteriore modo che Equitalia ha per

 

 

Come si difende il debitore?

Per evitare la perdita di immagine nei confronti dei propri clienti, il contribuente che paventi il rischio di un pignoramento presso terzi, per non aver pagato alcune cartelle, può chiedere la dilazione del debito presso gli sportelli di Equitalia. La dilazione (o meglio detta “rateazione”) consente di evitare qualsiasi pignoramento futuro, mentre quelli già intrapresi decadono automaticamente con la concessione delle rate. La dilazione, tuttavia, non estingue fermi auto e ipoteche già iscritte (ma impedisce quelli futuri). Per il fermo è possibile chiederne la sospensione – e tornare a circolare – dando prova dell’avvenuto pagamento della prima rata.

Equitalia non potrà procedere con ulteriori azioni cautelari o esecutive una volta concessa la rateazione.

 

La Cassazione ha ritenuto che la lettera inviata ai clienti del debitore non lede la privacy di quest’ultimo a cui, comunque, una copia va sempre notificata per conoscenza.

 

Il contribuente può, infine, presentare opposizione contro il pignoramento presso terzi se, prima di esso, non abbia ricevuto la notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento esecutivo o se, tra tali notifiche e il pignoramento, sia decorso più di un anno senza che, nel frattempo, sia stata notificata l’intimazione di pagamento. Il pignoramento presso terzi può essere, infatti, avviato a condizione che sia rispettata la sequenza caratterizzata dalla notifica dell’atto impositivo, della cartella o dell’intimazione ad adempiere qualora il pignoramento non sia stato notificato entro un anno dalla notifica della cartella, senza che il contribuente abbia provveduto al pagamento. Pertanto, in caso di omessa o irregolare notifica di uno degli atti-presupposto sarà comunque possibile impugnare l’atto di pignoramento successivo chiedendone la nullità.


Autore immagine: 123rf com

 


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