Bollo auto scaduto: come chiedere l’annullamento in autotutela
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4 Apr 2016
 
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Bollo auto scaduto: come chiedere l’annullamento in autotutela

Richieste di pagamento di bollo auto già versati o prescritti: il diritto allo sgravio si può esercitare anche quando sono decorsi i termini per presentare opposizione al giudice.

 

Non pochi lettori ci comunicano di aver ricevuto, in questo periodo, richieste di pagamento per bollo auto ormai prescritto o, in realtà, già versato regolarmente. Come bisogna muoversi in questi casi e quando è possibile presentare ricorso? Questa breve scheda chiarirà i diritti degli automobilisti.

 

 

Quando scade il bollo auto

Il bollo auto ha un termine di prescrizione più breve delle altre comuni imposte: il suo pagamento può essere richiesto non oltre tre anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui doveva avvenire il versamento. Così, per il bollo che deve essere versato nel 2016, la prescrizione si compie dopo il 31 dicembre del 2019.

Secondo lo stesso conteggio quest’anno si sono prescritti i bolli che dovevano essere corrisposti nel 2012 o negli anni precedenti.

È tuttavia necessario che, nel periodo predetto, non siano stati notificati al contribuente atti interruttivi della prescrizione (per esempio: la cartella di pagamento di Equitalia), i quali hanno l’effetto di interrompere il termine e farlo decorrere da capo. Pertanto, nell’esempio dei bolli da corrispondere nel 2012, qualora prima di gennaio 2016 l’automobilista abbia subito la notifica di una cartella esattoriale, il termine dei tre anni va ricalcolato da capo dalla notifica, secondo lo stesso criterio (ossia a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo).

 

 

Per quanto tempo va conservata la ricevuta di pagamento del bollo auto?

Dal calcolo della prescrizione appena effettuato discende anche la riposta alla consueta domanda: per quanto tempo bisogna conservare le ricevute di pagamento del bollo? Facile: una volta che il diritto alla riscossione si è prescritto, si possono cestinare anche le ricevute di versamento. Questo perché, in tal caso, il contribuente che debba contrastare l’eventuale pretesa di pagamento avanzata dall’amministrazione potrà limitarsi a far rilevare il decorso dei tempi massimi.

Ad ogni modo, per maggiore prudenza, è sempre meglio conservare tali documentazioni per qualche anno in più rispetto a quelli di prescrizione. Questo perché è molto più facile ottenere l’annullamento di una cartella esattoriale esibendo la ricevuta di avvenuto versamento che non eccependo la prescrizione (la quale potrebbe, peraltro, essere stata interrotta da una diffida).

 

 

Come contestare la richiesta di pagamento se il bollo è prescritto o è stato pagato?

La carta più sicura è certamente quella del ricorso alla Commissione Tributaria entro i termini di impugnazione della pretesa di pagamento.

 

In ogni caso, si può sempre tentare, in via preventiva, di presentare l’istanza in autotutela per chiedere l’annullamento della richiesta di pagamento o lo sgravio della cartella.

 

 

Si può contestare la richiesta di pagamento anche a termini scaduti?

L’istanza in autotutela può essere prestata anche se i termini per impugnare l’accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate sono scaduti, anche se è sempre preferibile attivarsi prima dell’iscrizione a ruolo. La legge [1] prevede, in questo caso, l’obbligo, per l’agenzia delle Entrate, di annullare il provvedimento, (“l’amministrazione finanziaria può procedere… all’annullamento… in caso di autoaccertamento, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, nei casi in cui sussista illegittimità dell’atto o dell’imposizione, quali tra l’altro, la mancata considerazione di pagamenti di imposta, regolarmente eseguiti”).

 

L’annullamento in autotutela di un provvedimento rientra nella discrezionalità dell’ufficio, il quale potrebbe rigettare la richiesta avanzata dal contribuente. Avverso la pretesa occorrerà, così, proporre ricorso dinanzi al giudice tributario (Commissione tributaria), attivando la fase di mediazione.

Eventualmente, si potrebbe rimarcare ulteriormente la richiesta di ristoro delle spese di giudizio, facendo leva sulla circostanza che il ricorso si sarebbe evitato ove l’ufficio avesse accolto fin da subito le doglianze del contribuente.


[1] Art. 2 del regolamento sull’autotutela, approvato con il Dm 11 febbraio 1997, n. 37.

 

 


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Commenti
4 Apr 2016 Paolo Palermo

Come di consueto, la tassa automobilistica è dovuta, ma in questo caso vi illustro cosa succede, mi viene recapitato l’avviso di una raccomandata notificata all’albo pretori del comune, e di conseguenza la devo andare a ritirare. la cartella di cui parliamo, è stata da me pagata, ma per annullare l’avviso di pagamento mi devo recare all’agenzia dell’entrate che si trova in un altro comune, e, quindi devo, perdere due giorni di lavoro, per dimostrare che ho pagato, questo mi è successo per tre anni di seguito, e ho notato che non sono stato solo io il mal capitato, perché le notifiche della tassa dell’auto ne sono arrivate circa quanto il numero della popolazione ” non voglio essere esagerato ma è così “, in questa mia disavventura, è capitato, per i due bolli pagati, che ho trovato subito le ricevute, ma per il terzo ho impiegato più di 15 giorni, e non vi dico che nervosismo che avevo in quel momento, e con fermezza ho chiesto al funzionario il perché mi arrivano gli avvisi di mancato pagamento, mi risponde, che basta un errore nel codice, il suo pagamento nel terminale non risulta. Io invece ho capito che, se uno trova il certificato dell’avvenuto pagamento si può ritenere fortunato poterlo dimostrare, ma se un contribuente smarrisce la ricevuta di pagamento, è costretto a doverla pagare nuovamente, quindi, secondo me la truffa sta proprio qua, l’ufficio dell’entrate manda in toto le cartelle di pagamento, tanto sempre una percentuale smarrisce la ricevuta, quindi, divideranno il malloppo.