Se in auto c’è puzza di canna la polizia può farmi una multa?
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4 Apr 2016
 
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Se in auto c’è puzza di canna la polizia può farmi una multa?

Marijuana: per il reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti non è possibile la contestazione sulla base di elementi sintomatici esterni come previsto invece per la guida in stato di ebbrezza.

 

Non è necessario sventolare dentro l’auto per eliminare la puzza di marijuana: l’odore di “fumo” all’interno dell’abitacolo non basta, da solo, a far scattare le conseguenze penali per il reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Se ti puzza l’alito di alcol e il tuo comportamento denota chiaramente uno stato di ubriachezza, la polizia può farti la multa per guida in stato di ebbrezza. Questo perché la norma prevede la possibilità di un accertamento anche sulla base di elementi sintomatici esterni, non necessariamente accertati con l’uso della apposita strumentazione (alcoltest) o con le analisi del sangue. Diverso è, invece, il discorso per quanto riguarda l’alterazione da sostanze stupefacenti: l’odore di canna in auto, infatti, non può far scattare nessuna presunzione di colpevolezza. Gli accertamenti si devono sempre basare sulle analisi conseguenti ai prelievi di campioni di liquidi biologici. Questo perché sono necessarie conoscenze specialistiche e strumentazioni speciali – che la polizia non ha – per individuare le sostanze usate; inoltre, il fatto che il conducente abbia fumato una canna non sempre può essere accertato sulla base di osservazioni empiriche.

 

Ai fini della configurabilità del reato [2] di guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti – si legge nella sentenza in commento – è necessario che lo stato di alterazione del conducente dell’auto venga accertato, attraverso un esame tecnico su campioni di liquidi biologici, non potendo essere desunto da elementi sintomatici esterni, come previsto, invece, per la diversa ipotesi di guida sotto l’influenza di alcool. Insomma, è sempre necessario l’esame delle urine o del sangue.

 

La Corte ha ricordato che, ai fini dell’accertamento dello stato di alterazione per aver fatto uso di sostanze stupefacenti sono necessarie competenze tecniche specialistiche, dovendo essere effettuato un esame tecnico su campioni biologici. Non possono ritenersi sufficienti, a tal fine, altri elementi probatori empirici, come ad esempio la descrizione, da parte dell’agente di polizia, del comportamento dell’imputato o l’accertamento sintomatico eseguito dal sanitario del pronto soccorso.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 12 gennaio – 1 aprile 2016, n. 13131
Presidente D’Isa – Relatore Cappello

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 27 gennaio 2015, la Corte di appello di Brescia, in riforma della sentenza del Tribunale di Brescia, resa nei confronti di G.F. , appellata dal Procuratore Generale, ha dichiarato l’imputato colpevole del reato p. e p. dall’art. 187 comma 1 d.lgs. 285/92, per aver circolato alla guida di un’autovettura in stato di alterazione psico-fisica, dopo aver assunto sostanze stupefacenti del tipo cannabinoidi e lo ha condannato alla pena sospesa di mesi 4 di arresto ed Euro 1.000,00 di ammenda, applicando la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per la durata di anni due.
2. L’imputato ha proposto ricorso personalmente, assumendo la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione ex art. 606 comma 1 lett. e) c.p.p. per due differenti ordini di ragioni.
Innanzitutto, ha rilevato che la presenza del principio attivo stupefacente persiste per un certo arco temporale, della durata anche di diversi giorni, dopo l’assunzione della sostanza. Cosicché, secondo l’assunto difensivo, tale riscontro non può costituire prova certa, al di là di ogni ragionevole dubbio, di uno stato di

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[1] Cass. sent. n. 13131/2016 del 1.04.2016.

[2] Art. 187 cod. str.

 

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