Incidenti stradali: per il reato nessuna presunzione di colpa
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4 Apr 2016
 
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Incidenti stradali: per il reato nessuna presunzione di colpa

La presunzione di colpa a carico di entrambi i conducenti di veicoli a motore in un incidente stradale non può trovare applicazione in sede penale.

 

Stabilire la responsabilità di un incidente stradale è, a volte, attività molto complicata, che richiede ricostruzioni dei fatti sulla base di molteplici elementi: le frenate sulla strada, i punti di urto delle auto, la tipologia di lesioni riportate dai conducenti, le testimonianze di eventuali soggetti presenti al momento dell’urto, il tipo di strada su cui è avvenuto il sinistro, ecc. Quanto però tutti questi elementi non siano sufficienti a comprendere chi ha torto o ragione, si applica una norma che stabilisce una presunzione di colpa al 50%. In particolare, in base al codice civile [1], il conducente di un veicolo che voglia ottenere il risarcimento del danno dalla assicurazione deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; ma, in mancanza di questa prova, si presume che ciascuno dei conducenti abbia concorso, in pari misura di responsabilità, a produrre il danno.

 

Questa regola trova applicazione solo per quanto riguarda le cause civili di risarcimento del danno, non anche per quelle penali in cui venga accertata l’eventuale responsabilità del conducente. A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Secondo la Suprema Corte, in sede penale, per poter condannare il conducente a seguito delle lesioni cagionate alla parte danneggiata, è necessario che non vi sia il ragionevole dubbio sulle sue responsabilità. Quindi, nessuna presunzione di responsabilità penale può scattare nel caso in cui manchino le prove del fatto che il conducente abbia fatto il possibile per evitare lo scontro e il danno. Tale presunzione, infatti, è operante solo a condizione che ricorrano due presupposti:

 

  • allorquando non sia possibile accertare in concreto le singole responsabilità;
  • e solo nell’ambito del giudizio civile per il risarcimento del danno.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 9 marzo – 1 aprile 2016, n. 13136
Presidente D’Isa – Relatore Montagni

Ritenuto in fatto

1. Il Giudice di Pace di Mantova, con sentenza in data 01.04.2014, dichiarava R.M. colpevole del reato di cui all’art. 590 cod. pen. e lo condannava alla pena di Euro 400,00 di multa. Al prevenuto si addebita, alla guida del motociclo Suzuki GSR 600, di aver sorpassato la colonna di veicoli che lo precedevano, nel medesimo senso di marcia, transitando sul lato sinistro della fila e mantenendosi all’interno della propria carreggiata, di avere urtato con lo specchietto retrovisore D.V. che, a piedi, stava attraversando la sede stradale, così da fare rovinare a terra la predetta che, nell’occorso riportava le lesioni personali indicate in rubrica.
Il giudicante rilevava che nel caso emergeva una corresponsabilità, del pedone e del motociclista, nella causazione del sinistro. Con specifico riguardo alla condotta posta in essere dall’odierno imputato, il Giudice di pace osservava che quest’ultimo non aveva effettuato alcuna manovra di emergenza di fronte all’ostacolo rappresentato dal pedone in fase di attraversamento stradale, in violazione degli artt. 191, comma 2, che prescrive ai conducenti di garantire, ai pedoni che abbiano già iniziato

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[1] Art. 2054 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 13136/2016 del 1.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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