Il licenziamento per crisi aziendale non si può contestare
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5 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Il licenziamento per crisi aziendale non si può contestare

Licenziamento per riduzione del personale: il giudice non può sindacare le ragioni economiche dell’azienda ma solo la corrispondenza tra le motivazioni addotte e la situazione obiettiva.

 

Più difficile contestare il licenziamento individuale per crisi aziendale (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo): secondo una sentenza di ieri della Cassazione [1], il giudice non può sostituirsi alle valutazioni economiche dell’imprenditore, ma può solo verificare che le motivazioni alla base della scelta di mandare a casa il dipendente siano effettive e riscontrabili. In buona sostanza – e per esemplificare – se l’azienda ritiene di licenziare un dipendente per cessazione della relativa attività è necessario che la stessa non venga più mantenuta in piedi e affidata ad altri. Bisogna inoltre verificare che il lavoratore non possa essere collocato a una diversa funzione compatibile con le sue attitudini e conoscenze (cosiddetto repechage).

 

 

Il giudice non è l’imprenditore

Sulle scelte dell’imprenditore il giudice non può mettere bocca. Non può cioè sindacare la decisione di chiudere un determinato settore d’azienda o affidarlo in outsourcing a ditte terze e non, invece, ai dipendenti. La gestione del bilancio e lo spostamento di risorse da un lato all’altro dell’azienda è compito dell’imprenditore; il tribunale non può valutare cosa sia meglio o peggio in termini economici. Tuttavia – chiarisce la Cassazione – deve essere sempre verificabile il fondamento delle giustificazioni addotte al licenziamento.

 

Libertà nella gestione dell’impresa

La Suprema Corte si sofferma sulla libertà di iniziativa economica, tutelata dalla Costituzione [2]: in essa è anche compresa la libertà di licenziare.

Il licenziamento per riduzione del personale (giustificato motivo oggettivo) può essere quindi determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per una più economica gestione dell’impresa. Le scelte dirette alla riorganizzazione dell’attività imprenditoriale spettano solo al datore di lavoro e sono insindacabili da parte del giudice, il quale si deve limitare a verificare l’effettività del riassetto organizzativo operato.

 

Pertanto non si può contestare l’opportunità della scelta del datore di sopprimere un determinato settore, un reparto o un posto di lavoro, sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto. Se, quindi, il lavoratore può rimanere sul lavoro svolgendo altre mansioni, il licenziamento è illegittimo.

 

Sotto il profilo processuale, l’onere della prova spetta al datore di lavoro che deve dimostrare l’effettiva e reale ragione economica che determina la soppressione di un posto di lavoro.

 

 

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 18 dicembre 2015 – 4 aprile 2016, n. 6501

Presidente Macioce – Relatore Torrice

Svolgimento del processo

  • Con la sentenza in data 4.11.2013 la Corte di Appello di Catania, in riforma della sentenza del Tribunale di Catania, ha dichiarato la illegittimità del licenziamento intimato, in data 28.12.2001, da Villa Letizia srl a T.M.C. per giustificato motivo oggettivo (necessità di ottemperare alla normativa fissata dai decreti assessoriali regionali del 13.10.1997 e del 29.4.1998, relativi ai nuovi standard strutturali e funzionali, di integrare l’organico con tre nuove figure professionali nel campo socio sanitario, di sopprimere i posti degli addetti ai servizi generali, impossibilità di ricollocamento della T. in altre funzioni).
  • La Corte territoriale ha condannato la società a reintegrare la T. nel posto di lavoro ed a pagare a quest’ultima l’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto maturata dal licenziamento alla effettiva reintegra ed al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.
  • La Corte territoriale, sulla scorta della critica valutazione del materiale istruttorio raccolto nel giudizio di primo grado, ha escluso la sussistenza del giustificato motivo oggettivo di
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    [1] Cass. sent. n. 6501/2016 del 4.04.2016.

    [2] Art. 41 Cost.

     


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    Commenti
    7 Apr 2016 Emanuela Antolini

    Il licenziato per crisi Aziendale e’ contestabile e subisce il ritiro della mobilita’ alla mancata politica attiva del lavoro di modo particolare se’ ci fosse stata avrebbe permesso il rientro del lavoratore ,sollevamento dalla Crisi l’Azienda e permesso la riattivazione dell’Azienda.