Avvocati a numero chiuso: anche il CNF ci sta
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6 Apr 2016
 
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Avvocati a numero chiuso: anche il CNF ci sta

Il parere del Cnf sullo schema di decreto sui corsi di formazione per i praticanti avvocati prima dell’esame di abilitazione: proposte correzioni ma l’impianto resta stabile.

 

Anche il CNF è d’accordo con la proposta del Ministero della giustizia di chiudere l’accesso all’avvocatura, inserendo l’obbligatorietà dei corsi di formazione per i praticanti avvocati, con l’obbligo di tre esami per ciascun modulo semestrale (ne abbiamo parlato in “Avvocati: accesso a numero chiuso e a pagamento” e in “Praticanti avvocati: formazione a numero chiuso”). A sorpresa il Consiglio Nazionale Forense offre un parere sostanzialmente positivo all’idea di una professione il cui accesso sia calmierato dalla presenza di ostacoli quali il numero chiuso per l’iscrizione ai corsi obbligatori, la previsione di verifiche periodiche, un “prezzo” per l’iscrizione ai corsi stessi. Vengono tuttavia previsti dei correttivi isolati in merito alle prove e all’organizzazione delle lezioni. Nessuna modifica viene però proposta in merito all’onerosità dei corsi e, soprattutto, sul numero chiuso. Insomma, l’accesso limitato alla pratica forense è destinato a diventare, a breve, realtà nel nostro Paese.

 

Con il parere rilasciato dal CNF sullo schema di dm recante disciplina dei corsi di formazione per la professione di avvocato (parere diffuso con l’ultima newsletter del CNF) viene proposta una regolamentazione più dettagliata di alcuni aspetti. Innanzitutto il parere auspica che i corsi non siano una ripetizione inutile delle lezioni universitarie. Viene poi suggerito di fissare in 160 ore distribuite nei 18 mesi di tirocinio previsto per legge la durata del corso, che dovrà essere organizzato con modalità tali da non pregiudicare l’assistenza in udienza e la frequenza dello studio legale. Spazio alla maggiore offerta formativa anche tramite la collaborazione tra più Istituzioni forensi e con le Associazioni ed a corsi di soggetti terzi, che però siano accreditati.

 

Si passa poi alle tre prove che il praticante dovrà sostenere e superare nell’arco dei 18 mesi di tirocinio durante il periodo di formazione obbligatoria. Il mancato superamento impedirà infatti il rilascio del certificato di compiuta pratica. Il CNF propone di ridurre le prove intermedie, al termine dei primi due semestri: due test a risposta multipla composto da almeno 30 domande su argomenti relativi agli insegnamenti svolti. Per accedere agli esami sarà necessario frequentare almeno l’80% delle lezioni. La prova è superata in caso di risposta esatta ad almeno due terzi delle domande.

La terza prova, invece, si trasforma in una sorta di simulazione dell’esame di abilitazione professionale. Dovranno essere dedicate almeno quattro ore alle prove scritte e 30 minuti alla prova orale.

 

Il CNF propone di stabilire un punteggio di 10 punti da attribuire, per ogni componente della commissione di valutazione, al singolo candidato per ogni materia oggetto del colloquio. L’esame sarà superato solo se la somma complessiva dei punti attribuiti ammonta ad almeno la metà più uno dei punti disponibili.

 

Rispetto a quanto previsto nella iniziale bozza del Ministero, il CNF consiglia di eliminare, tra le materie di insegnamento previste, il tributario dell’Unione europea e internazionale, aggiungendo invece organizzazione e amministrazione dello studio professionale, profili contributivi e tributari della professione di avvocato e ordinamento giudiziario.

 

Il parere auspica che i corsi, destinati ad integrare obbligatoriamente la pratica presso lo studio legale, concorrano a far conseguire al tirocinante le capacità professionali per difendere i diritti  (con attenzione particolare alla deontologia) e per gestire uno studio (grazie a materie finalizzate alla sapiente organizzazione); siano omogenei nei contenuti per facilitare eventuali trasferimenti da una scuola ad un’altra;  accompagnino il tirocinante nel percorso formativo sino alla prova d’esame; e siano il più possibile disponibili sul territorio nazionale ed accessibili (anche tramite la corresponsione di borse di studio).

I corsi dovranno essere il più possibile disponibili e accessibili sul territorio nazionale.


 


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