HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 6 aprile 2016

Articolo di

Lo sai che? Multa illegittima: se non viene annullata in via bonaria

> Lo sai che? Pubblicato il 6 aprile 2016

Risarcite le spese legali sostenute dal cittadino per fare ricorso contro una sanzione amministrativa palesemente illegittima.

È dovuto il risarcimento del danno al cittadino costretto a impugnare una multa palesemente illegittima che l’amministrazione, pur dinanzi le rimostranze dell’interessato, non si sia preoccupata di annullare. È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Taranto con una recente sentenza [1]: una pronuncia che, purtroppo, tocca un tasto dolente nel difficile e conflittuale rapporto tra cittadini e P.A.

Quante cause si potrebbero evitare se solo gli enti pubblici, con un po’ di buon senso e rispetto per il prossimo, annullassero i propri provvedimenti palesemente illegittimi già in via bonaria, senza cioè costringere il controinteressato a ricorrere al giudice. L’errore è umano, ma dinanzi alla segnalazione del cittadino che, con documenti alla mano, dimostra che la sanzione è viziata da un errore imperdonabile, la buona fede imporrebbe un passo indietro anche alle istituzioni. E invece questo non succede quasi mai così. Lo sa bene un automobilista che, dopo aver acquistato un’auto nuova e aver ricevuto la multa per una violazione posta dal precedente titolare, è dovuto arrivare sino in Cassazione [2] per farsi annullare definitivamente la sanzione, con riconoscimento di solo 1.600 euro di spese processuali (la sentenza è riportata a termine di questo articolo).

È simile il caso deciso dall’altra sentenza qui in commento, con la differenza che, questa volta, il giudice di Pace di Taranto ha giustamente condannato l’amministrazione al risarcimento del danno per non aver la Prefettura annullato una multa irrorata a un soggetto diverso da quello che, invece, era tenuta a pagarla.

Non ci deve essere solo la normale condanna alle spese processuali per chi sia stato costretto a impugnare una sanzione amministrativa o una cartella esattoriale di cui il giudice abbia dichiarato l’illegittimità. Al cittadino ingiustamente sanzionato è dovuto anche il risarcimento del danno per le spese legali che questi ha dovuto per forza sostenere per farsi difendere in una causa di cui si poteva ben fare a meno: lasciare a carico del cittadino il costo delle spese legali significherebbe comunque sanzionarlo anche in caso del riconoscimento del proprio diritto all’annullamento della sanzione stessa. Il che trova conferma anche nei principi della Suprema Corte [3].

Non ci sarebbe neanche bisogno di “supplicare” l’amministrazione o Equitalia di annullare una cartella di pagamento o una multa palesemente illegittima: è la legge stessa che glielo impone. Difatti, il regolamento di attuazione al codice della strada [4], stabilisce che, in caso di erronea iscrizione a ruolo [di una multa non dovuta], l’autorità amministrativa che ha emesso il ruolo deve chiedere all’Agente per la riscossione (Equitalia su tutti) la cancellazione della cartella di pagamento e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona a cui per errore è stata notificata la cartella di pagamento”.

Insomma, lo sgravio dovrebbe avvenire già in via amministrativa, senza dover ricorrere al giudice. Ma sappiamo che così non è.
Orbene, se fino al 31.12.2009 spesso il verbale era annullato con compensazione di spese giudiziali per motivi di giustizia sostanziale, ora a partire dal 01.01.2010, come ben noto, vi é l’obbligo del pagamento del contributo unificato, e quindi con l’assoggettamento del ricorso ad una spesa minima di euro 43. Pertanto ora più che mai deve essere condannata la pubblica amministrazione quando costringe il cittadino a una causa inutile.

note

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 1089 del 30.03.2016.

[2] Cass. sent. n. 3655/16 del 24.02.2016.

[3] Cass. sent. n. 23993/2007.

[4] Art. 390 reg. att. cod. str.

Autore immagine: 123rf com

SENTENZA CORTE CASSAZIONE 24 febbraio 2016, n. 3655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE CIVILE

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Svolgimento del processo

A. A. proponeva opposizione avverso il verbale dell’8-11-2008, con il quale gli agenti della Polizia Provinciale di Bologna gli avevano contestato la violazione dell’art 126 bis c.d.s., per avere omesso di comunicare le generalità del conducente dell’auto di sua proprietà incorso, il 7-7-2008, nella violazione dell’art. 142 comma 8 d.lgs. n. 285\\ 1992. L’opponente deduceva di avere acquistato la vettura il 30-7-2008 e, quindi, in epoca successiva alla commissione dell’infrazione.

Nel costituirsi, la Provincia di Bologna sosteneva la sussistenza dell’obbligo di comunicazione, anche se negativa, stante la sua autonomia rispetto all’accertamento della violazione presupposta.

Con sentenza in data 12-3-2010 il Giudice di Pace accoglieva l’opposizione e condannava la Provincia di Bologna al pagamento delle spese di giudizio e per lite temeraria ex art. 96 c.p.c.

Avverso la predetta decisione proponeva appello la Provincia di Bologna.
Con sentenza in data 7-6-2012 il Tribunale di Bologna accoglieva il gravame, confermando la legittimità del

verbale impugnato. Il giudice di appello rilevava che, al momento della notifica (8-9-2008) del verbale per la violazione c.d. “prodromica” (eccesso di velocità), come documentato dalla copia del certificato di proprietà in atti, il A. A. era proprietario del veicolo con cui era stata commessa l’infrazione (acquisto del 30-7-2008); e che, pertanto, nella sua qualità di proprietario, era tenuto ad ottemperare all’invito dell’Autorità, sia pure facendo presente di non essere in grado di fornire i dati richiesti, avendo acquistato in epoca successiva alla violazione “prodromica”. Ciò era sufficiente, secondo il Tribunale, ad integrare la condotta rilevante ai fini dell’applicazione della sanzione.

Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso A. A., sulla base di due motivi.

La Provincia dì Bologna ha resistito con controricorso.
In prossimità dell’udienza parte resistente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c. con contestuale

costituzione della Città Metropolitana di Bologna.

Motivi della decisione

1) Preliminarmente si rileva che non ha pregio l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla controricorrente sul rilievo secondo cui il Tribunale di Bologna avrebbe deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte.

La questione centrale posta con il ricorso, infatti, riguarda la sussistenza o meno, a carico del soggetto che abbia acquistato la proprietà del veicolo in epoca successiva alla commissione dell’infrazione che preveda una decurtazione dei punti della patente, dell’obbligo di comunicazione del nominativo del relativo

conducente; e su tale questione non risulta affatto che si sia formato un consolidato indirizzo giurisprudenziale.

2) Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 126 comma 2 d.lgs. 285/2002, sostenendo che, ai sensi della citata disposizione di legge, il “proprietario del veicolo”, sul quale grava l’obbligo della dichiarazione, deve essere identificato in colui che sia tale al momento della commissione della infrazione.

Con il secondo motivo il ricorrente si duole dell’omesso esame di un fatto decisivo, per non avere il Tribunale considerato che il A. A., con ricorso inviato al Giudice di Pace il 7-9-2008, aveva proposto opposizione al verbale di contestazione per la violazione dell’art. 142 comma 8 c.d.s., indicando di non essere proprietario del veicolo de quo al momento dell’infrazione, commessa il 7-7-2008, avendolo acquistato in data 30-7-2008, e comprovando la circostanza con la produzione del certificato di proprietà.

2a) Il controricorrente ha eccepito la novità della questione posta con il primo motivo, rilevando che con l’atto di opposizione il A. A. aveva sostenuto la diversa tesi secondo cui “l’intimato ex art. 180, comma 8 c.d.s., che ha proposto ricorso avverso il verbale relativo alla presenta violazione principale, a norma dell’art. 126 bis comma 2, non ha alcun obbligo di comunicare i dati personali del conducente”.

L’eccezione è infondata, atteso che già con l’atto di opposizione di primo grado il A. A. aveva segnalato di avere acquistato il veicolo tg. XX000YY solo in data 30-7-2008, come risultava dalla copia del certificato di proprietà, e di essere, pertanto, responsabile delle infrazioni commesse da detta autovettura solo a partire da tale data.

2b) Nel merito, il motivo è fondato.
L’art. 126 bis C.d.S., comma 2, nel testo – applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame – risultante

dalla modifica introdotta dal D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, art. 2, comma 164, lett. a), conv., con modificazioni, in L. 24 novembre 2006, n. 286, dispone che, in caso di accertamento di violazione che comporti la perdita di punteggio della patente, la comunicazione (all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida) deve essere effettuata a carico del conducente, quale responsabile della violazione; e che, nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’art. 196, deve fornire all’organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. 11 proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’art. 196 che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornire tali dati, è soggetto ad una sanzione pecuniaria.

L’infrazione sanzionata a carico del proprietario con la norma in esame è autonoma rispetto a quella che determina la decurtazione dei punti, attenendo a un obbligo di collaborazione di tale soggetto nell’accertamento degli illeciti stradali e dei loro autori.

E infatti, come è stato evidenziato dalla giurisprudenza, il proprietario del veicolo, in quanto responsabile della circolazione dello stesso nei confronti delle pubbliche amministrazioni non meno che dei terzi, è tenuto sempre a conoscere l’identità dei soggetti ai quali ne affida la conduzione, onde dell’eventuale incapacità d’identificare detti soggetti necessariamente risponde, nei confronti delle une per le sanzioni e degli altri per i danni, a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull’affidamento in guisa da essere in grado di adempiere al dovere di comunicare l’identità del conducente (Cass. 12-6-2007 n. 13748; Cass. 3-6- 2009 n. 12842).

Se, dunque, l’onere di comunicazione previsto dall’art. 126 bis comma 2 c.d.s. è finalizzato ad assicurare la collaborazione del proprietario del veicolo – in quanto titolare della disponibilità di esso e quindi responsabile dell’immissione dello stesso nella circolazione – all’autorità preposta alla vigilanza sulla circolazione stradale, appare evidente che il “proprietario” al quale deve essere rivolto l’invito a comunicare i dati del conducente è esclusivamente il soggetto che risulti tale al momento della commissione della violazione, e non anche la diversa persona che, sulla base delle risultanze dei pubblici registri, risulti proprietaria solo al momento della notificazione dell’infrazione “primaria”, per avere acquistato il veicolo in epoca successiva alla commissione di tale infrazione.

Il soggetto che sia divenuto proprietario del veicolo solo in data successiva alla commissione della violazione che comporti la decurtazione di punti, pertanto, non può essere considerato legittimo destinatario dell’invito alla comunicazione delle generalità del conducente; sicché nei suoi confronti non sorge alcun

obbligo di comunicazione sanzionabile ai sensi del menzionato art. 126 bis c.d.s., non potendo il medesimo rispondere dell’errore commesso dall’autorità procedente nella consultazione dei pubblici registri.

Nella specie, il Tribunale non si è attenuto a tali principi, avendo ritenuto che, poiché “al momento della notifica del verbale per la violazione c.d. prodromica (eccesso di velocità), il A. A., come documentato dalla copia del certificato dì proprietà in atti, era proprietario del veicolo che aveva commesso l’infrazione (notifica dell’8 settembre – acquisto 30 luglio dello stesso anno”), il medesimo “nella sua qualità di proprietario era tenuto ad ottemperare all’invito dell’Autorità, sia pure facendo presente di non essere in grado di fornire i dati richiesti avendo acquistato l’auto in epoca successiva alla violazione c.d. “prodromica”; e che ciò era sufficiente ad integrare la condotta rilevante ai fini dell’applicazione della sanzione.

Il “proprietario” al quale andava indirizzato l’invito a comunicare i dati del conducente, pertanto, è stato erroneamente individuato dal giudice di appello con riferimento al momento della notificazione del verbale per la violazione principale (8-9-2008), e non a quello della commissione di tale violazione (7-7-2008); momento in cui, come sarebbe stato facile accertare per l’autorità procedente in base alla semplice consultazione dei registri pubblici, il A. A. non aveva ancora acquistato la proprietà del veicolo.

In accoglimento del motivo in esame, di conseguenza, la sentenza impugnata deve essere cassata.
Poiché, tuttavia, non si rendono necessari nuovi accertamenti di fatto, questa Corte può decidere nel merito, accogliendo l’opposizione proposta dal A. A. avverso il verbale di accertamento della violazione dell’art. 126

bis c.d.s.

Il secondo motivo rimane assorbito.
3) Segue, per rigore di soccombenza, la condanna della controricorrente al pagamento delle spese di

entrambi i gradi del giudizio di merito e del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo,

Per questi motivi

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, accoglie l’opposizione. Condanna la controricorrente al pagamento delle spese, che liquida per il primo grado in euro 200,00, di cui euro 100,00 per onorari, euro 50,00 per diritti ed euro 50,00 per esborsi, oltre accessori di legge, per il grado di appello in euro 600,00, di cui euro 300,00 per onorari, euro 200,00 per diritti ed euro 100,00 per esborsi, e per il giudizio di legittimità in euro 800,00, di cui euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 16 dicembre 2015. Il Presidente: BUCCIANTE

Il Consigliere estensore: MATERA

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2016.
Il Funzionario Giudiziario: D’ANNA


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO – SEZ 1^

nella persona del dott. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 4984/2014 avente per oggetto: Opposizione a cartella esattoriale per l’importo di € 2.142,03 a seguito di presunte violazioni al CDS, promossa da:

C. residente in PALAGIANO, elettivamente ivi domiciliato in Palagiano alla Via Sansonetti n. 8 nello studio dell’avv. N.N. in virtú di mandato in atti,                            opponente

CONTRO

S.p.A., Agente della Riscossione, con sede in Roma, rappresentata e difesa dall’Avv. S.D. presso il cui studio, in Taranto è elettivamente domiciliata                              parte resistente

NONCHE’ CONTRO

  1. DI T., in p.l.r.p.t., rappresentata e difesa dall’Avv. di Stato di Lecce                                  altra parte resistente

Conclusioni per l’E.:

Voglia l’On. Giudice di Pace adito, contrariis reiectis,

  • rigettare ogni richiesta formulata nei confronti di E. S.p.A., in quanto inammissibile, improcedibile, nulla e, comunque, poiché infondata in fatto e diritto e comunque sfornita di prova;
  • condannare chi di ragione al pagamento delle spese,…”

Conclusioni per le altre parti:

per come riportate negli atti processuali che qui si intendono trascritte.

SVOLGI MENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione in riassunzione depositato in data 19.09.2014 presso la Cancelleria del Giudice di Pace di TARANTO, l’opponente proponeva opposizione ex art. 615 c.p.c. avverso la cartella di pagamento n. 106 2011 000 7577165001   dell’importo di €. 2.142,03 ( a seguito del mancato pagamento della sanzione amministrativa di cui al verbale in data 02.11.2009 n. VE70/6204214) per sentire dichiarare la nullità della suddetta cartella di pagamento impugnata emessa in virtù di ruolo esecutivo formato dall’Ente Prefettura, previa sospensione dell’efficacia esecutiva della stessa, con vittoria di spese.

A sostegno della propria domanda, parte deduceva – in estrema sintesi – il difetto di titolarietà dell’autoveicolo tg. BP…CR alla data 02.11.2009 non era di proprietà della parte opponente, ma di certo P.Giovanni, per cui affermava la propria estraneità alla violazione contestata, chiedendo di conseguenza il risarcimento dei danni, come da principio della Corte di Cassazione n. 23993 del 19.11.2007.

Si costituiva in giudizio la S.p.A. E., in persona dell’Avv. Antonio D.G., come sopra rappresentata e difesa, la quale impugnava e disconosceva integralmente il contenuto dell’avverso ricorso introduttivo, di cui chiedeva respingersi ogni domanda nei confronti di essa E.

Si costituiva altresì la Prefettura di T. tramite l’Avv. Alessandra I. R. dell’Avvocatura di Stato di Lecce, esibendo copia del verbale notificato a P. Giovanni in qualità di trasgressore in data 02.11.2009, riconoscendo in pratica l’errore commesso nei confronti dell’odierno opponente.

All’udienza del 06.10.2014 perveniva nota dell’Avvocatura di Stato di Lecce con la quale si comunicava lo sgravio in corso a favore dell’opponente.

La causa continuava per il risarcimento dei danni avanzata dall’opponente per avere la P. emessa erroneamente la cartella esattoriale.

Subentrato l’attuale GDP al precedente Dr. D’Elia Cosimo, dimesso dalle funzioni per raggiunti limiti di età, sulla base della documentazione esibita, precisate le conclusioni e non essendo necessaria alcuna istruttoria, la causa era trattenuta in decisione, dopo la discussione all’udienza del 10.12.2015.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La precedente sentenza in data 11.08.2012 n. 2542/2012 emessa dal GDP di Taranto del Dr. Francesco Liaci, annullata poi dal Tribunale di Taranto con propria sentenza in data 17.02.2014 n. 499/2014 a seguito del difetto di notifica della citazione in primo grado ai sensi dell’art. 11 RD 1611/1933, questa ultima sentenza di appello non può che essere condivisa nell’istruttoria e nelle motivazioni anche nella odierna causa in riassunzione con il contradditorio ricostituito dalle parti.

Non va sottaciuto l’ulteriore disagio che ha subito la parte opponente che ha dovuto riassumere una controversia del tutto di facile soluzione sulla base della documentazione esibita e depositata nei fascicoli della precedente causa RG. N. 2834 anno 2012, avente lo stesso oggetto.

Si richiama l’art. 11 del R.D. n. 1611/1933 sulla citazione in giudizio delle Amministrazioni dello Stato ed altre notificazioni alle stesse, il quale espressamente prevede:

Tutte le citazioni, i ricorsi e qualsiasi altro atto di opposizione giudiziale, nonché le opposizioni ad ingiunzione e gli atti istitutivi di giudizi che si svolgono innanzi alle giurisdizioni amministrative o speciali, od innanzi agli arbitri, devono essere notificati alle Amministrazioni dello Stato presso l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l’Autorità giudiziaria innanzi alla quale è portata la causa, nella persona del Ministro competente .

Ogni altro atto giudiziale e le sentenze devono essere notificati presso l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l’Autorità giudiziaria presso cui pende la causa o che ha pronunciato la sentenza.

Le notificazioni di cui ai comma precedenti devono essere fatte presso la competente Avvocatura dello Stato a pena di nullità da pronunciarsi anche d’ufficio.”

Orbene, l’art. 7 del D.Lg.vo n. 150/2011, in materia di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada, prevede:

1. Le controversie in materia di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada di cui all’articolo 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono regolate dal rito del lavoro, ove non diversamente stabilito dalle disposizioni del presente articolo.

L’opposizione si propone davanti al giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione.

Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla data di contestazione della violazione o di notificazione del verbale di accertamento, ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero e può essere depositato anche a mezzo del servizio postale. Il ricorso è altresì inammissibile se è stato previamente presentato ricorso ai sensi dell’articolo 203 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

L’opposizione si estende anche alle sanzioni accessorie.

La legittimazione passiva spetta al prefetto, quando le violazioni opposte sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato, nonché da funzionari e agenti delle Ferrovie dello Stato, delle ferrovie e tranvie in concessione e dell’ANAS; spetta a regioni, province e comuni, quando le violazioni sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni.

L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5.

Con il decreto di cui all’articolo 415, secondo comma, del codice di procedura civile il giudice ordina all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell’udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all’opponente ed ai soggetti di cui al comma 5.

Nel giudizio di primo grado le parti possono stare in giudizio personalmente. L’amministrazione resistente può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati.”

Dal combinato disposto delle norme suddette non è errato dedurre che la Prefettura ha la facoltà di avvalersi di propri funzionari e solo quando la controversia presenta particolari difficoltà processuali può invocare di essere assistita dalla difesa dell’Avvocatura di Stato.

Ciò per evidenti motivi di economia processuale.

Passando all’esame del merito, si osserva che il certificato cronologico del PRA di Taranto ha dimostrato e non può che non dimostrare tuttora che l’autoveicolo tg. BP…CR sin dal 18.04.08 non si appartiene all’opponente C. C., per cui va confermata l’estraneità di qualsiasi responsabilità dello stesso dalla violazione di cui verbale in data 02.11.2009 n. VE70/6204214 posto a base dell’emissione della cartella esattoriale impugnata.

Per quanto riguarda la condanna alle spese processuali ed al risarcimento dei danni richiesto dalla parte opponente si osserva che la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 23993/2007 del 19/11/2007, ha affermato il principio fondamentale, sancito dalla Carta Costituzionale, del diritto al riconoscimento delle spese legali a favore del cittadino che abbia impugnato una cartella esattoriale o una sanzione amministrativa. Se, infatti, il giudice riconosce l’illegittimità della cartella o della sanzione elevata o di un conseguente provvedimento della P.A., altrettanto dovrà riconoscere al cittadino, ingiustamente sanzionato, il diritto al ristoro delle spese legali che questi ha necessariamente dovuto sostenere, non essendo esperto di norme sostanziali e procedurali. Lasciare a carico del cittadino il costo delle spese legali significherebbe comunque sanzionarlo anche in caso del riconoscimento del proprio diritto all’annullamento della sanzione stessa.

La presente annosa controversia si sarebbe potuta evitare se solo gli organi competenti avessero agito con la normale diligenza e con la consapevolezza che provvedimenti emessi per errore vanno immediatamente rimossi, comportano senza dubbio una lesione dei diritti del cittadino, costretto, peraltro, a rivolgersi al patrocinio di un difensore per l’inevitabile tutela giudiziaria dei propri diritti.

Si richiama la circolare Prot. n. M/2413-11 Roma, 10 marzo 1999 del Ministero dell’Interno DIREZ. GENERALE PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE E PER GLI AFFARI DEL PERSONALE – Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale e per gli Affari, la quale in materia di annullamento di verbali in sede di autotutela, ha precisato, tra l’altro, che “…Comunque, la ipotizzata situazione di erronea iscrizione a ruolo – nella quale è indubbio che in favore del presunto trasgressore vi siano ragioni di giustizia sostanziale – potrebbe trovare una soluzione attraverso una interpretazione analogica dell’art. 390 del Regolamento di esecuzione del C.d.S.” (Si osserva, infatti, che se le norme della legge n. 689/81 sono norme
speciali e quindi non suscettibili di interpretazione analogica, le norme regolamentari sfuggono a tale principio, trattandosi di norme semplici di applicazione).
Tale norma, come è noto, dispone che “in caso di erronea iscrizione a ruolo, l’autorità amministrativa che ha emesso il ruolo ai sensi dell’art. 206, comma 2, del codice, chiede all’esattore la cancellazione” e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona a cui per errore è stata notificata la cartella di pagamento…”.
Orbene, se fino al 31.12.2009 spesso il verbale era annullato con compensazione di spese giudiziali per motivi di giustizia sostanziale, ora a partire dal 01.01.2010, come ben noto, vi é l’obbligo del pagamento del contributo, e quindi con l’assoggettamento del ricorso ad una spesa minima di euro 43.
Ne consegue la condanna al risarcimento dei danni che va confermato equitativamente nella somma di € 500,00, oltre alle spese processuali che vanno liquidate per come in dispositivo.

P.Q.M.

il giudice di pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sull’opposizione proposta da C.C. avverso la cartella di pagamento n. 106 2011 000 7577165001   dell’importo di €. 2.142,03 ( a seguito del mancato pagamento della sanzione amministrativa di cui al verbale in data 02.11.2009 n. VE70/6204214) , rigettate e/o ritenute assorbite ogni altra deduzione, così decide:

1)    annulla la cartella impugnata;

2) Condanna la Prefettura di T. in p.l.r.p.t. al rimborso a favore della parte opponente della somma di € 500,00, quale risarcimento dei danni;

2) Condanna la Prefettura di T. in p.l.r.p.t. al rimborso a favore della parte opponente, delle spese e competenze di lite che liquida in complessivi € 1.455,00 di cui € 250,00 per spese ed € 1.205,00 € per competenze professionali, oltre IVA e CAP come per legge.

Così deciso a Taranto il 30 dicembre 2015

Il Giudice di Pace

( dott. Martino Giacovelli)

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK