Multa illegittima: se non viene annullata in via bonaria
Lo sai che?
6 Apr 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Multa illegittima: se non viene annullata in via bonaria

Risarcite le spese legali sostenute dal cittadino per fare ricorso contro una sanzione amministrativa palesemente illegittima.

 

È dovuto il risarcimento del danno al cittadino costretto a impugnare una multa palesemente illegittima che l’amministrazione, pur dinanzi le rimostranze dell’interessato, non si sia preoccupata di annullare. È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Taranto con una recente sentenza [1]: una pronuncia che, purtroppo, tocca un tasto dolente nel difficile e conflittuale rapporto tra cittadini e P.A.

 

Quante cause si potrebbero evitare se solo gli enti pubblici, con un po’ di buon senso e rispetto per il prossimo, annullassero i propri provvedimenti palesemente illegittimi già in via bonaria, senza cioè costringere il controinteressato a ricorrere al giudice. L’errore è umano, ma dinanzi alla segnalazione del cittadino che, con documenti alla mano, dimostra che la sanzione è viziata da un errore imperdonabile, la buona fede imporrebbe un passo indietro anche alle istituzioni. E invece questo non succede quasi mai così. Lo sa bene un automobilista che, dopo aver acquistato un’auto nuova e aver ricevuto la multa per una violazione posta dal precedente titolare, è dovuto arrivare sino in Cassazione [2] per farsi annullare definitivamente la sanzione, con riconoscimento di solo 1.600 euro di spese processuali (la sentenza è riportata a termine di questo articolo).

 

È simile il caso deciso dall’altra sentenza qui in commento, con la differenza che, questa volta, il giudice di Pace di Taranto ha giustamente condannato l’amministrazione al risarcimento del danno per non aver la Prefettura annullato una multa irrorata a un soggetto diverso da quello che, invece, era tenuta a pagarla.

 

Non ci deve essere solo la normale condanna alle spese processuali per chi sia stato costretto a impugnare una sanzione amministrativa o una cartella esattoriale di cui il giudice abbia dichiarato l’illegittimità. Al cittadino ingiustamente sanzionato è dovuto anche il risarcimento del danno per le spese legali che questi ha dovuto per forza sostenere per farsi difendere in una causa di cui si poteva ben fare a meno: lasciare a carico del cittadino il costo delle spese legali significherebbe comunque sanzionarlo anche in caso del riconoscimento del proprio diritto all’annullamento della sanzione stessa. Il che trova conferma anche nei principi della Suprema Corte [3].

 

Non ci sarebbe neanche bisogno di “supplicare” l’amministrazione o Equitalia di annullare una cartella di pagamento o una multa palesemente illegittima: è la legge stessa che glielo impone. Difatti, il regolamento di attuazione al codice della strada [4], stabilisce che, in caso di erronea iscrizione a ruolo [di una multa non dovuta], l’autorità amministrativa che ha emesso il ruolo deve chiedere all’Agente per la riscossione (Equitalia su tutti) la cancellazione della cartella di pagamento e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona a cui per errore è stata notificata la cartella di pagamento”.

Insomma, lo sgravio dovrebbe avvenire già in via amministrativa, senza dover ricorrere al giudice. Ma sappiamo che così non è.
Orbene, se fino al 31.12.2009 spesso il verbale era annullato con compensazione di spese giudiziali per motivi di giustizia sostanziale, ora a partire dal 01.01.2010, come ben noto, vi é l’obbligo del pagamento del contributo unificato, e quindi con l’assoggettamento del ricorso ad una spesa minima di euro 43. Pertanto ora più che mai deve essere condannata la pubblica amministrazione quando costringe il cittadino a una causa inutile.


La sentenza

SENTENZA CORTE CASSAZIONE 24 febbraio 2016, n. 3655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE CIVILE

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Svolgimento del processo

A. A. proponeva opposizione avverso il verbale dell’8-11-2008, con il quale gli agenti della Polizia Provinciale di Bologna gli avevano contestato la violazione dell’art 126 bis c.d.s., per avere omesso di comunicare le generalità del conducente dell’auto di sua proprietà incorso, il 7-7-2008, nella violazione dell’art. 142 comma 8 d.lgs. n. 285\\ 1992. L’opponente deduceva di avere acquistato la vettura il 30-7-2008 e, quindi, in epoca successiva alla commissione dell’infrazione.

Nel costituirsi, la Provincia di Bologna sosteneva la sussistenza dell’obbligo di comunicazione, anche se negativa, stante la sua autonomia rispetto all’accertamento della violazione presupposta.

Con sentenza in data 12-3-2010 il Giudice di Pace accoglieva l’opposizione e condannava la Provincia di Bologna al pagamento delle spese di giudizio e per lite temeraria ex art. 96 c.p.c.

Avverso la predetta decisione proponeva appello la

Mostra tutto

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 1089 del 30.03.2016.

[2] Cass. sent. n. 3655/16 del 24.02.2016.

[3] Cass. sent. n. 23993/2007.

[4] Art. 390 reg. att. cod. str.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
 
Commenti