Assegno di divorzio: come ottenere il mantenimento se l’ex non paga
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6 Apr 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Assegno di divorzio: come ottenere il mantenimento se l’ex non paga

Separazione e divorzio: mancato, ritardato o ridotto versamento dell’assegno di mantenimento: dalla messa in mora, alle azioni in sede civile e penale: guida completa alle tutele per il recupero del credito da parte del ex coniuge avente diritto all’assegno.

 

Che cosa può fare l’ex coniuge al quale il giudice ha riconosciuto il diritto a ricevere un assegno di divorzio se l’ex (come spesso avviene) non glielo versa, le versa solo in parte o è in costante ritardo nei pagamenti?

La legge prevede una serie di strumenti a tutela del suo credito.

Alcuni di essi si prefiggono di prevenire il concreto rischio dell’inadempimento, altri invece mirano al recupero vero e proprio dell’importo che non è stato versato. In ogni caso, essi possono essere utilizzati non solo per ottenere quanto stabilito dalla sentenza di divorzio, ma anche nel caso in cui l’importo in essa indicato sia stato successivamente modificato dal tribunale per richiesta congiunta o autonoma di uno degli ex coniugi.

Li esaminiamo qui di seguito nello specifico.

 

 

La lettera per ottenere il pagamento

Già dal primo mancato versamento o ingiustificato ritardo nel pagamento dell’assegno di divorzio, l’ex coniuge cui è stato riconosciuto il diritto all’assegno può, anche senza l’assistenza di un avvocato, richiederne il pagamento all’obbligato mediante una sollecitazione in forma scritta o una formale messa in mora.

In caso di semplice sollecitazione, egli potrà rivolgere all’ex coniuge inadempiente anche un semplice e bonario “invito” al pagamento oppure, ove intenda metterlo in mora, dovrà assegnargli un termine entro cui provvedere al versamento delle somme dovute, avvertendolo che in mancanza procederà nei suoi confronti nelle opportune sedi giudiziarie (in tal caso è preferibile che la lettera sia redatta da un avvocato).

 

 

La causa civile per il recupero del credito

Quando (come spesso avviene) l’invio della lettera non sortisca gli effetti sperati, l’avente diritto all’assegno potrà agire in giudizio in diversi modi:

 

– con un’azione espropriativa nei confronti dell’ex coniuge obbligato;

– con il sequestro dei beni dell’ex coniuge obbligato;

– chiedendo al tribunale di ordinare a un terzo debitore di somme dell’ex coniuge obbligato (come, ad esempio, il datore di lavoro) di versare parte di versare direttamente a lui quanto dovuto in base al provvedimento del giudice.

 

Il mancato pagamento, come pure il porre in essere atti simulati o fraudolenti finalizzati a non pagare il debito verso l’ex coniuge, è un comportamento punito (come vedremo) anche dalla legge penale.

 

1. L’espropriazione

In caso di inadempimento o ritardo nel pagamento dell’assegno, lo strumento più utilizzato per ottenere quanto dovuto dall’ex coniuge è rappresentato dall’azione espropriativa (anche detta esecutiva).

La sentenza di divorzio costituisce, infatti, un titolo esecutivo che consente al coniuge avente diritto all’assegno di mettere in esecuzione, per il tramite del proprio avvocato, quanto stabilito con provvedimento del giudice.

L’avvocato dovrà quindi redigere:

 

– un atto di precetto: ossia un’ intimazione fatta all’ex coniuge/debitore ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a 10 giorni, con l’avvertimento che, ove ciò non avvenga, si procederà all’espropriazione forzata,

 

– di seguito, ove l’obbligato non provveda al pagamento dell’importo dovuto nel termine indicato, avrà a disposizione 90 giorni di tempo per intraprendere l’azione espropriativa (che inizia col pignoramento) sui beni del debitore; in tal caso, egli dovrà scegliere la forma che, a seconda dei casi, gli appaia maggiormente in grado di portare a concreti risultati: ossia il pignoramento di beni mobili o immobili (locali, abitazioni, terreni) oppure il pignoramento presso terzi, cioè presso quei soggetti verso i quali il coniuge inadempiente è creditore di somme (ad esempio l’ente che gli eroga la pensione).

 

Si comprende bene come la scelta tra le varie forme di pignoramento dipende strettamente dalle circostanze legate al caso concreto, come ad esempio la proprietà o meno di beni da parte dell’ex coniuge tenuto a corrispondere l’assegno periodico oppure il fatto che egli abbia un lavoro regolare o che possieda immobili dati in locazione.

 

2. La richiesta di pagamento al datore di lavoro

Nel caso in cui il destinatario dell’assegno non riceva dall’ex coniuge l’importo dovuto, potrà agire direttamente nei confronti di un soggetto terzo, debitore dell’ex coniuge obbligato.

Può trattarsi, nello specifico, del datore di lavoro, dell’ente che eroga la pensione, del conduttore di un immobile di proprietà dell’ex coniuge o del soggetto onerato a versare a quest’ultimo una rendita vitalizia.

 

Per questo tipo di domanda non occorre rivolgersi al giudice perché la legge prevede una procedura più snella rispetto a quella prevista per ottenere il pagamento dell’assegno di mantenimento stabilito con la separazione e nella quale l’ordine di pagamento diretto deve essere rivolto dal giudice.

Nello specifico l’ex coniuge creditore deve inviare all’inadempiente una lettera di messa in mora, tramite raccomandata con avviso di ricevimento, concedendogli un termine di almeno 30 giorni per il pagamento. Decorso inutilmente tale termine, l’avente diritto all’assegno può notificare la sentenza di divorzio (o il successivo provvedimento di modifica) a terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro all’ex coniuge obbligato, invitandoli a versare direttamente le somme dovute.

Non è possibile, invece, chiedere al terzo il pagamento di una somma unica.

 

Se il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi è stato già pignorato al momento della suddetta notifica, il giudice dell’esecuzione provvede ad assegnare e a dividere le somme fra il coniuge cui spetta il periodico versamento dell’assegno, il creditore procedente e gli eventuali creditori intervenuti nella procedura esecutiva.

 

Qualsiasi altro ente o istituto pubblico sottoposto a tutela o a vigilanza da parte della pubblica amministrazione (Stato, Regioni, Province, Comuni, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza , comprese le aziende autonome per i servizi pubblici municipalizzati, le imprese concessionarie di un servizio pubblico di comunicazioni o di trasporto), le aziende private e gli altri enti datori di lavoro e le persone fisiche che abbiano ricevuto la notifica del provvedimento con la richiesta di pagamento diretto delle somme al coniuge avente diritto, non possono versare a quest’ultimo oltre la metà delle somme dovute dal coniuge obbligato a titolo pensionistico o di lavoro: negli altri casi, invece, la distrazione delle somme può essere totale.

 

Se il terzo a cui è stato notificato il provvedimento non adempie, l’ex coniuge creditore può agire direttamente con la procedura esecutiva nei suoi confronti per ottenere il pagamento delle somme dovute.

 

 

3. Il sequestro dei beni [2]

Sia per il caso di mancato versamento che nel caso in cui sussista il pericolo di inadempimento, l’ avente diritto all’assegno può chiedere il sequestro di eventuali beni di proprietà dell’ex coniuge obbligato a pagare l’assegno.

Per valutare la sussistenza del pericolo di inadempimento è sufficiente che il beneficiario dell’assegno fornisca al giudice degli indizi di varia natura dai quali si possa trarre il fondato convincimento che il debitore non voglia adempiere.

Alcuni esempi di tali indizi possono individuarsi nel fatto che l’ex coniuge obbligato abbia:

 

– manifestato la volontà di vendere i propri beni o di non versare quanto dovuto;

– abbia sperperato denaro o altri beni;

– abbia di frequente mancato di versare l’assegno di mantenimento previsto con la separazione o abbia subito dei protesti.

 

Il sequestro può essere disposto dal presidente del tribunale, dal giudice dinanzi al quale si svolge la causa di divorzio nel caso in cui sia stato stabilito (dopo la prima udienza davanti al presidente) un assegno in via a provvisoria, e dal collegio in sede di decisione.

Sia il sequestro che il pignoramento possono essere disposti senza limiti delle somme spettanti all’ex coniuge obbligato a pagare l’assegno, fatta eccezione dei casi in cui essi abbiano ad oggetto somme dovute da terzi per retribuzione o pensioni; in tal caso, infatti (come abbiamo visto riguardo alla richiesta di pagamento al terzo debitore) il sequestro è possibile solo per la metà di quanto dovuto dal terzo [3].

 

4. Le garanzie reali o personali [4]

Se esiste anche il semplice pericolo che l’ex coniuge tenuto a versare l’assegno all’ex (come pure ai figli) non vi provveda, il tribunale può imporgli con la sentenza di divorzio – con ampia discrezionalità e sempre che vi sia stata una richiesta dell’interessato – di prestare idonea garanzia reale (pegno o ipoteca) oppure personale (come una fideiussione).

Il giudice può solo condannare il coniuge a costituire la garanzia, ma non può indicarne il tipo, né può costituirla con la sentenza o con altro provvedimento.

La richiesta non può essere formulata dopo la sentenza di divorzio.

Anche in questo caso il giudice può valutare la sussistenza di un pericolo di inadempimento dalla sussistenza di semplici indizi attestanti la volontà di non pagare da parte del coniuge tenuto a versare l’assegno.

 

5. L’iscrizione di ipoteca [5]

Sempre nel caso in cui sussista un concreto pericolo che l’ex coniuge non adempia all’obbligo di versare l’assegno di divorzio, l’ex coniuge/creditore può iscrivere ipoteca giudiziale sui beni dell’obbligato [6].

Quanto all’importo della somma per cui può essere iscritta l’ipoteca, la Suprema corte ha affermato che esso va stabilitoa riferendosi a elementi oggettivi, come le tabelle per la costituzione delle rendite vitalizie immediate [7].

L’ex coniuge debitore può anche chiedere:

– che sia il giudice a determinare tale importo e, se la somma per la quale è stata richiesta l’iscrizione eccede di un quinto quella accertata, può chiedere la riduzione dell’ipoteca [7];

– la cancellazione dell’ipoteca, ove possa provare la mancanza a monte o sopravvenuta del pericolo di inadempimento [8].

 

 

Responsabilità penale

Il coniuge inadempiente può trovarsi a rispondere della propria condotta non solo in sede civile, ma anche in sede penale.

Ciò può avvenire sia nel caso in cui non abbia versato (anche solo in parte) l’assegno di divorzio all’ex coniuge, sia quando abbia posto in essere una condotta finalizzata a sottrarsi al pagamento di quanto stabilito dal giudice del divorzio.

Esaminiamo le due ipotesi più nello specifico.

 

1. Il mancato pagamento

Il coniuge che non paga all’ex l’assegno di divorzio stabilito in sentenza può essere punito con la reclusione fino a un anno oppure con la multa da 103 a 1.032 euro [9]; si tratta delle medesime pene previste per le ipotesi di reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [10] .

L’ex coniuge inadempiente rischia la condanna:

– anche se l’altro coniuge non si trova in uno stato di bisogno vero e proprio [11] in quanto è in grado di provvedere, con le proprie risorse, alle primarie necessità di vita;

– anche nel caso in cui l’ex coniuge obbligato abbia versato solo una parte dell’importo dovuto: egli infatti non è libero di modificare a piacimento la somma stabilita dal giudice ma deve chiederne la riduzione con un’apposita domanda, ove siano sopravvenuti dei giustificati motivi [12](come una malattia, la perdita del lavoro, ecc.).

Se, invece, il mancato pagamento deriva da una situazione di incapacità economica assoluta e non dovuta a colpa del soggetto obbligato, in tal caso non gli potrà essere attribuita alcuna responsabilità in sede penale [13].

 

2. Atti simulati commessi per non pagare

La legge punisce con la reclusione fino a 3 anni o con la multa da 103 a 1032 euro, il coniuge (o qualunque altro soggetto) che, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi economici stabiliti da una sentenza di condanna, compie degli atti simulati o fraudolenti sui propri beni o su quelli altrui, oppure col medesimo scopo, commette altri fatti fraudolenti [14].

 

Ai fini della imputazione e della eventuale condanna dell’obbligato al versamento, occorre che l’avente diritto all’assegno presenti una formale querela nei confronti dell’ex coniuge.

In questo caso, tuttavia, affinché possa configurarsi la responsabilità penale dell’obbligato, occorre la contestuale sussistenza di specifiche condizioni:

 

– l’avente diritto all’assegno deve aver ingiunto in modo preciso e inequivoco (anche con una lettera di messa in mora) [15] all’obbligato di eseguire quanto previsto dal giudice;

 

– deve esserci una sentenza di condanna che abbia stabilito un obbligo di tipo economico: può dunque ben trattarsi anche del provvedimento di tipo provvisorio col quale il presidente del tribunale nella prima udienza di comparizione delle parti ha posto a carico di uno dei coniugi il pagamento dell’assegno;

 

– il soggetto deve compiere specifici atti fraudolenti finalizzati a sottrarsi a tale obbligo: il comportamento, dunque, non può consistere in una semplice omissione [16]; ad esempio i giudici non hanno ravvisato la responsabilità penale del coniuge che, con sentenza di divorzio, si era obbligato a costituire un usufrutto su di un immobile in favore dell’altro, mentre poi non lo aveva fatto [17].


[1] Artt. 8 co. 3, 5 e 6 L. 898/70).

[2] Art. 8 co. 7 L. 898/70.

[3] Trib. Arezzo 21.06.2011.

[4] Art. 8 co. 1 L. 898/70.

[5] Art. 8 co. 2 L. 898/70.

[6] Ai sensi dell’art. 2818 cod. civ.

[7] Cass. sent. n. 679/80.

[8] Cass. sent.n. 12309/04.

[9] Art. 12 sexies L. 898/70.

[10] Art. 570 co. 1 cod. pen.

[11] Cass. sent. n. 45273/08,n. 3426/08, Trib. Monza, 27.04. 2010.

[12] Cass. sent. n. 45273/08 e 37079/07.

[13] Cass. sent. n. 45273/08.

[14] Art. 388 co. 1 cod. pen.

[15] Cass. sent. n. 2559/93.

[16] Cass. n. 16817/89.

[17] Cass. sent. n. 17543/06.

 

Autore immagine: 123rf com

 

 


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