Recesso dall’affitto per trasferimento: è giusta causa?
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6 Apr 2016
 
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Recesso dall’affitto per trasferimento: è giusta causa?

Locazione: la disdetta inviata al padrone di casa per la necessità di trasferirsi in un’altra città dove si è stati assunti non sempre costituisce giusta causa per l’interruzione del contratto.

 

Recesso dall’affitto: un problema che riguarda padroni di casa e inquilini, soprattutto per via della lunga durata che la legge impone a tale contratto (per quello a canone libero, non meno di 8 anni, salvo casi eccezionali che consentono la disdetta dopo i primi 4 anni).

Molto spesso, una delle necessità che spinge il conduttore a chiedere la disdetta anticipata è un trasferimento per sopraggiunte esigenze lavorative. Può tale motivazione essere considerata come “giusta causa” per il recesso dalla locazione? La risposta è stata data dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri.

 

In verità, una risposta generale e valida per tutti non c’è: bisogna piuttosto guardare al singolo caso concreto, tenendo comunque a mente i seguenti principi.

 

Tanto l’inquilino quanto il padrone di casa devono rispettare la scadenza del contratto; se intendono evitare il rinnovo automatico devono dare disdetta almeno 6 mesi prima della scadenza. La disdetta non deve essere motivata.

 

La legge però consente al solo conduttore di recedere anticipatamente anche per ragioni non legate alla scadenza del contratto o non indicate nel contratto stesso. Si deve però trattare di un grave motivo [2]. Tutto, dunque, si concentra sulla definizione di “grave motivo” e su cosa vi rientri e cosa no. Rinviando alla nostra guida sul “Recesso dalla locazione” ogni maggiore approfondimento, ricordiamo che, secondo la giurisprudenza, il conduttore può liberarsi dalla locazione solo qualora sopraggiungano, rispetto al momento in cui il contratto è stato firmato, avvenimenti imprevedibili ed estranei alla sua volontà, “tali da rendere oltremodo gravosa la prosecuzione della locazione”. Per poter dire che la prosecuzione della locazione è “oltremodo gravosa”, bisogna fare un vaglio caso per caso, ma in generale si può dire che la valutazione deve riguardare sia il profilo economico che le esigenze di vita del conduttore medesimo. Invece, non rileva la mera convenienza dell’affare come, ad esempio, il fatto che il conduttore sia in grado di trovare altri immobili a prezzi migliori.

 

Quanto al sopraggiunto trasferimento, quindi, bisogna valutare una serie di condizioni come ad esempio:

 

  • quanto il trasferimento sia stato prevedibile dal conduttore, tale da suggerirgli di disdire il contratto in anticipo;
  • quanta parte abbia avuto il conduttore nella scelta della nuova sede (per esempio, chiedendo egli stesso il trasferimento o la promozione o decidendo di cambiare lavoro);
  • quanta lontananza ci sia tra la vecchia e la nuova sede di lavoro (una distanza breve, come per esempio, quella tra Pisa e Firenze, non consente di parlare di una prosecuzione del contratto “oltremodo gravosa”).

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 14 gennaio – 5 aprile 2016, n. 6553
Presidente Amendola – Relatore Barreca

Svolgimento del processo

1.- In data 3 luglio 2009 veniva notificato all’avv. R.P. un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Pisa in data 17 giugno 2009 ad istanza della Federico S.a.s. di G.M. e C., recante l’ingiunzione di pagamento della somma di 3.154,32, oltre accessori, a titolo di canoni di locazione ed aumento ISTAT dovuti per i mesi da febbraio a giugno 2009. La ricorrente esponeva che era proprietaria di un appartamento in (…), locato sin dal 1 gennaio 2000 all’avv. R. ; che questi aveva manifestato l’intenzione di recedere dal contratto, dato che la figlia, R.F. , effettiva occupante dell’immobile, intendeva trasferirsi a Firenze, dove lavorava come avvocato; che la proprietaria aveva contestato il recesso perché il contratto era intervenuto, non con Francesca R. , ma con l’avv. R.P. ; che, a seguito della contestazione, quest’ultimo aveva proceduto con l’offerta formale dell’immobile, ma il ricorso per la nomina di un sequestratario era stato respinto; che il conduttore era rimasto nella disponibilità dell’appartamento e perciò era tenuto a pagare i canoni locativi.
1.1.- L’avv. R.F. proponeva opposizione a decreto ingiuntivo, assumendo

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[1] Cass. sent. n. 6553/2016 del 5.04.2016.

[2] art. 3 co. 6 l. 431/1998.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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